ST PAULI, SQUADRA DI PIRATI, PROSTITUTE E…DI CONTROCULTURE MUSICALI

photo by elgrafico.com.ar

 

È quello che succede vicino ai grandi porti. I marinai durante gli anni portano mode, culture e stili di vita che si depositano uno sopra l’altro, come tante divise sul ponte di una nave.
Ad Amburgo, uno dei principali scali europei, non poteva essere diversamente. St Pauli, il quartiere che si affaccia sull’ansa del fiume Elba, è un miscuglio di tante storie diverse.

Le prostitute di Reeperbahn, la via delle vetrine. I locali punk rock, e naturalmente il St Pauli, la squadra di calcio più anticonvenzionale di tutte. Le tribune del Millentorn Stadion si riempiono di ribelli, di reietti, che qui trovano la loro dimensione reale. Nel tifare contro. Contro i poteri forti, del calcio e non. Contro le mode, che vedono le curve del pallone spostarsi politicamente a destra.


A St Pauli no, c’è una cultura antifascista da portare avanti, frutto di tante teste che non si vogliono riconoscere in una linea comune. A St Pauli vince l’anarchia, come quella dei pirati in mare aperta. E allora perché non farlo vedere. Prima di ogni partita casalinga, al Millentorn sventolano migliaia di Jolly Roger. Non importa come vada la squadra (attualmente in Bundesliga 2.0) tanto quello che conta è far capire che ci sei, che ti senti diverso, che sei tu contro tutti.


Soprattutto contro quegli altri, quelli dell’Amburgo S.V. Più ricchi, più chic, simpatici a tutta la Germania perché non sono mai retrocessi. L’Amburgo gioca in bianco, noi vestiamo in nero. L’ Amburgo ha un orologio che ti ricorda da quanto non scende? Noi ti spariamo la musica talmente alto che esci e non sai più nemmeno come ti chiami.

Sarebbe troppo facile però mettere un solo artista prima e dopo la partita. Non si può fare come a Manchester con gli Oasis o a Roma con Venditti. Certo al Millentorn domina il punk e l’hard rock. Ramones, Television e AC/DC prima del fischio d’inizio. Iggy Pop, Sex Pistols e Deep Purple dopo. In mezzo, durante i gol? I Blur. Perché i pirati del porto di Amburgo sorprendono sempre.

Articolo a cura di Fabio Simonelli

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