DIALETTICA DI LEO MESSI

Leo Messi, il demiurgo del futbol – Photo by Alessio Giannone

Raccontare Lionel Andrés Messi da Rosario, detto la Pulga, non è affatto facile. Sei conscio di aver fiumi d’inchiostro a tua disposizione, di aver tanto da raccontare – ma no – alle 3 di notte sei ancora davanti al pc alla ricerca delle parole perfette, mentre consumi nervosamente l’ultima dose di nicotina di una stancante giornata. Sei lì seduto aspettando il colpo di genio, un po’ come quelli a cui ci ha abituato sul campo el Diez blaugrana, ma la lampadina non vuole proprio saperne di accendersi. Ogni pensiero, ogni frase, ogni parola appare riduttiva, quasi obsoleta, per descrivere uno come Leo. Semplicemente lo mejor de todos.

El Diez, il numero dieci, è quella sorta di entità metafisica a cui una squadra si aggrappa nei momenti bui, che risolve partite da solo, che con un tocco che rassomiglia l’aulico ti illumina il cielo sopra lo stadio. Il talento del Diez è qualcosa del tutto intangibile, una genialità che chiunque può percepire ma nessuno può concepire concretamente. Il genio che s’incarna in una persona eletta, la speranza del collettivo riposta nei piedi d’un singolo individuo. El Diez è una sorta di demiurgo, padrone visionario del tempo e dello spazio: un romantico legislatore del mondo del futbol che s’incarna uomo e scende sul rettangolo verde per dispensarlo tra i comuni mortali. El Diez ti rapisce gli occhi e li porta sulla via dell’onirico, in una spirale d’emozioni che restano impresse, sia nel cuore che nella mente. Non è lui ad adattarsi al ritmo del gioco, è il contrario, come se persino le lancette dell’orologio si fermassero per ammirare quel breve istante, prima della magia.

El Diez è verticale. El Diez è Valderrama. El Diez è Riquelme. El Diez è Valdivia.

Viviamo nell’era calcistica di Lionel Messi da Rosario, il demiurgo che ha rivoluzionato la concezione di quella camiseta che racchiude in sé un’intrinseca magia. Viviamo nell’era del futbol moderno, dove l’atleticità e l’agonismo prevalgono sulla fantasia, sull’innata capacità di fermare il tempo con un pallone tra i piedi. In passato era proprio il pallone – che non suda – a correre, mentre ai giorni nostri il genio è stato feticizzato e reso merce, nello stesso modo in cui il giradischi e il vinile mercificano la musica. La passionalità di un tunnel che soccombe lentamente sotto i colpi dello scatto da centometrista. Lionel Messi da Rosario è l’eccezione. Falso Nueve o Puntero poco importa, Leo ha cambiato la concezione del Diez, l’ha ricontestualizzata nel calcio dei giorni nostri, seppur in un’ottica più moderna. La Pulga, in parte grazie a Luis Enrique, s’è liberata da ogni vincolo tattico: né orizzontale, né verticale. Messi si autodetermina in campo.

<< Lionel Andrés Messi è demiurgo del tempo, che s’arresta nello stesso istante in cui la genialità prende forma nel suo sinistro, nonché dello spazio, perché in campo si autodetermina svincolandosi dai rigidi canoni atletico-tattici del Futbol moderno>>

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Il tunnel di Leo Messi a James Milner – Barcellona vs. Manchester City (UEFA Champions League)

Viviamo dunque un’era calcistica – quella moderna – dove l’agonismo, la forza fisica e la preparazione atletica dominano incontrastate il Futbol. Un’epoca che potremmo definire meccanizzata sotto il profilo tattico, dove la ricerca della profondità e il gioco box to box, quindi coprire più metri di campo nel minor tempo possibile, hanno un ruolo del tutto preminente. A questo fattore si addiziona la totale razionalizzazione dei compiti in campo, dove ogni giocatore scende sul rettangolo verde cosciente di avere un ruolo specifico, un compito da eseguire attraverso una serie di movimenti studiati e inculcati tramite il duro allenamento. Ne consegue la totale eliminazione del concetto di “Risk everything” romanticamente esposto dagli spot della Nike, mosso da un utopico desiderio di creare dei prototipi di futbolista perfetto. A farne le spese è stata la famosa pausa sudamericana, quel breve istante che intercorre tra lo stop del pallone e la creazione della magia.

Lionel Messi da Rosario si eleva rispetto a questa meccanicizzazione del gioco.

É diametricalmente opposto al prototipo del calciatore moderno (alla Bale, tanto per intenderci). Anzi, all’apparenza sembrerebbe sprovvisto di qualsiasi caratteristica per giocare in un calcio così atletico e duro, che vive di pane e di garra charruà. Tuttavia non parliamo di un calciatore comune, ma di Lionel Messi da Rosario, l’uomo che è in grado di elevarsi al di sopra del futbol moderno, superando i suoi limiti razionali, grazie al suo talento irrazionale. Leo è un mix perfetto di classe, rapidità e forza. Il baricentro basso gli permette di fuggire più facilmente ai diretti marcatori, mentre la sua qualità nel trattare il pallone – dandogli del tu – gli conferisce la componente dell’imprevedibilità, la capacità di seminare il panico tra le magliette avversarie. Messi è padrone del ritmo, accellera e decellera a sua totale discrezione, e rende “sua” la pausa, concretizzandola nel momento del bisogno.

<< Lionel Messi da Rosario si svincola dalla meccanicizzazione del futbol moderno. I suoi limiti razionali e naturali, che teoreticamente lo pongono in totale antitesi con il prototipo di calciatore dei giorni nostri, vengono superati grazie ad un talento del tutto irrazionale. Un repertorio calcistico che si compone di classe, rapidità, forza ed imprevedibilità. La capacità d’essere padrone del ritmo, quindi del gioco >>

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Messi umilia Boateng e con un tocco sotto batte Manuel Neuer nel match di UEFA Champions League tra Barcellona e Bayern Monaco

Molto spesso abbiamo parlato del concetto di “predisposizione naturale” e di due sole vie possibili per perseguire il successo, la consacrazione calcistica. Lionel Messi da Rosario fa parte di quella schiera di pochi eletti ai quali il futbol scorre nelle vene, ce l’ha nel sangue. Leo è il prescelto, colui che con un pallone tra i piedi riesce a razionalizzare l’irrazionale, l’impensabile. Il Genio della Pulga è come la luce di una lampadina: s’accende in una frazione di secondo e illumina i nostri occhi. Messi si sfugge ai meri canoni tecnico-tattici del futbol moderno, li dribbla. Messi va oltre i suoi limiti razionali e naturali grazie alla meravigliosa irrazionalità del suo talento: la sua capacità di creare, d’inventare, di essere padrone del ritmo, dello spazio e del tempo. Messi è colui che ancora oggi, in un calcio frenetico e meccanizzato, blocca le lancette dell’orologio a suo piacimento: rallentando, per poi accellerare improvvisamente, dribblando, inventando e segnando. Lionel Messi da Rosario è gerundio presente: stupendo, senza sosta.

<< A Lionel Messi da Rosario è stato consegnato un pallone, per insegnare il Futbol ai comuni mortali. Per questo lo chiamiamo D10S >>

Articolo a cura di Daniele Pagani

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