JAVIER PORTILLO, CRAQUE MANCATO

Javier Portillo – Photo by Alessio Giannone

Dopo aver dedicato una pagina di questo sito alla “Foquinha” Kerlon, continua oggi la nostra rubrica dedicata alle promesse mancate del mondo del calcio. Oggi è il turno di un altro giocatore che ha fatto capolino nella Serie A italiana ma che molti di voi potrebbero non ricordare. Stiamo parlando di Javier Garcia Portillo, attaccante spagnolo dalla carriera travagliata dentro ma soprattutto fuori dal campo con un breve trascorso alla Fiorentina. Ma partiamo dal principio, ovvero da quando Javier inizia la sua carriera nelle giovanili del Real Madrid all’età di 13 anni.

Sin da subito mette in mostra doti fuori dal comune e, nel corso della sua prima stagione tra le file del Real Madrid Castilla mette a segno 17 reti in 28 partite: un buon ruolino di marcia per una carriera che si preannunciava ricca di aspettative. Nel corso della stessa stagione però il giovane attaccante fa anche di meglio, mettendosi in mostra nel palcoscenico più importante di tutti: la Champions League. Siamo nel marzo 2001 e, a pochi minuti dal suo ingresso in campo, Portillo segna il gol del definitivo 2-2 contro il Panathinaikos nell’ultima partita del girone. Il Real Madrid vincerà poi il trofeo con il meraviglioso gol di Zidane in finale contro il Bayer Leverkusen, ma questa è un’altra storia.

Quella di cui vi parliamo oggi narra di un ragazzo che, dopo una prima stagione più che positiva tra le riserve e un gol in una partita di Champions si trova finamente aggregato alla prima squadra del Real Madrid. Fu proprio in questo periodo che venne coniato il termine “Galacticos” per indicare i Blancos, che potevano vantare una rosa ricca di campioni come Makelele, Figo, Ronaldo e Raul solo per citarne alcuni. Tra queste stelle troviamo il ventenne Portillo che riuscirà comunque ad ottenere un invidiabile score personale: 5 gol nella Liga, uno in Champions e ben 8 in 6 partite di Coppa del Re. Utilizzato col contagocce, il Real decise di privarsene momentaneamente alla fine della stagione seguente: nel mese di agosto 2004 viene infatti ceduto in prestito in Italia, alla Fiorentina.

In maglia viola non riuscirà mai a ripetere quanto mostrato al Bernabeu nonostante le buone premesse. Il giocatore va infatti subito in gol contro il Como in Coppa Italia, ripetendosi una settimana dopo contro il Verona sempre nei gironi della coppa nazionale. Il gol in campionato arriverà invece soltanto a dicembre: una marcatura che fissa il risultato di 2-0 per la Fiorentina sul Chievo. Da qui, il nulla. Già, perchè la Fiorentina di allora non era quella che siamo abituati ad ammirare oggi ma una squadra che si stava ancora riprendendo dal fallimento di qualche anno prima e che riuscirà a salvarsi all’ultima giornata di campionato. Considerata l’emergenza della Viola che aveva bisogno di qualcosa in più per salvarsi, Portillo venne rispedito al Real nel mese di gennaio dove collezionerà appena 4 presenze negli ultimi mesi della stagione. Nell’agosto 2005 viene annunciato un nuovo prestito in Belgio, dove con la maglia del Club Bruges metterà a segno 11 gol (di cui uno contro il Bayern Monaco in Champions League): una buona stagione che non gli varrà però la conferma in terra madrilena.

Con l’arrivo di Robinho, Cassano e Van Nistelrooy l’attacco del Real è più che completo e la società decide di non voler più puntare su un giocatore che non è ancora esploso del tutto preferendogli qualcuno di più affermato. L’anno dopo sarà obiettivamente positivo, ma soltanto a livello personale: con la maglia del Nàstic di Tarragona mette infatti a segno 11 gol in 33 partite di campionato, che non saranno però sufficienti a salvare la squadra dalla retrocessione.

Nelle successive due stagioni e mezzo Portillo si accasa a Pamplona, dove vestirà la maglia dell’Osasuna. Qui viene confermato quanto temuto fino a quel momento: Portillo mostra infatti di essere poco più di una promessa mancata mettendo a segno appena 3 gol e dimostrando di aver perso quel qualcosa in più che si attende da un campione, forse a causa dell’eccessivo carico di aspettative sulle sue spalle. A gennaio 2010 il ventottenne si accasa all’Hercules, squadra di Segunda Division che riuscirà (anche grazie alle 5 reti messe a segno dall’attaccante) a raggiungere la promozione nella massima serie spagnola. Tornato “tra i grandi”, Portillo non riesce però a cogliere questa nuova occasione segnando appena un gol in una stagione per lui da dimenticare.

Nel mese di luglio rescinde con l’Hercules retrocesso e si trasferisce al Las Palmas dove torna sotto i riflettori, ma per motivi non propriamente calcistici. Mentre la stagione con la squadra di Gran Canaria non è delle peggiori il giocatore si accorda per tornare l’anno dopo all’Hercules “spinto” dalla compagna Laura Ortiz, figlia di uno degli azionisti di maggioranza della squadra di Alicante. Le accuse di nepotismo, la nascita del figlio Tiago e la grande attenzione da parte della stampa portarono al licenziamento di alcuni membri dell’organico societario dell’Hercules. Il “Caso Portillo” si concluderà con il ritorno dell’attaccante ad Alicante, dove giocherà le ultime tre stagioni della sua carriera. Si ritirerà all’età di 33 anni non riuscendo ad essere decisivo in una squadra retrocessa addirittura nella terza serie, affermando quanto segue: “Credo di poter dare di più come dirigente della squadra che come giocatore. Farò parte dell’organico del club, purtroppo non mi sono adattato a questo tipo di campionato e credo che sia giunto il momento di farsi da parte.”.

Da un punto di vista prettamente statistico non si può certo criticare Portillo, un attaccante comunque in grado di segnare un buon numero di gol in stagione caratterizzate da alti e bassi. Se vogliamo però analizzare il tutto in maniera più approfondita, va detto che le aspettative sul giocatore erano ben altre. Sin dai suoi inizi nella Cantera del Real ci si aspettava di raccontare la storia della sua carriera in termini ben diversi, parlando del gran numero di successi di uno dei più forti attaccanti iberici di sempre. Purtroppo il destino ha voluto diversamente ma qui mi permetto di dare un’opinione personale ma che qualcun altro condividerà.

Il ragazzo ha avuto, senza ombra di dubbio, delle responsabilità per quel che riguarda la parabola discendente che ha caratterizzato la sua carriera, ma è soltanto colpa sua? Come accade spesso in situazioni del genere stampa, procuratori e le stesse società tendono a dare troppe responsabilità a giocatori che si trovano poi a dover fronteggiare aspettative più grosse di loro. Tutto questo senza poi farsi scrupoli nel liquidarli al minimo passo falso senza tener conto che si tratta, in ogni caso, di professionisti dediti al proprio lavoro. Tutto questo per poi magari dedicare attenzione a chi un vero professionista non è. Credere di più nelle capacità di Javier Portillo poteva dunque portare a una storia diversa ma, a conti fatti, questo non lo sapremo mai.

Articolo a cura di Michele Pintaudi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...