I RADIOHEAD E LA NAZIONALE INGLESE AI MONDIALI DI FRANCIA: LE NON SORPRESE DEL 1998

BT World Cup 1998 Finals, St, Etienne, France, 30th June, 1998, England 2 v Argentina 2 (Argentina win 4-3 on penalties), Referee Kim Milton Nielsen sends off England's David Beckham for kicking out at Diego Simeone

I Radiohead avevano previsto tutto qualche mese prima. Nel Gennaio 1998 Thom Yorke e compagni pubblicano il quarto singolo di Ok computer, l’album che li aveva portati dritti dritti in cima a tutte le classifiche mondiali. Il brano si chiama No suprises e sembra descrivere perfettamente il cammino della nazionale inglese ai mondiali di Francia ’98

Dopo la mancata qualificazione ai mondiali americani la Football Association decide di cambiare rotta e dare la panchina a Glenn Hoddle, che si è ritirato solo tre anni prima. Il girone di qualificazione va via liscio. Primo posto, nonostante la sconfitta a Wembley 0-1 con l’Italia gol di Zola. Eppure sono gli azzurri a fare gli spareggi e inglesi dritti dritti alla fase finale a Marsiglia. La squadra è buona, stavolta i sudditi di sua maestà ci credono davvero. In porta Seaman, che da anni difende con sicurezza i pali dell’Arsenal. In mezzo ci sono Tony Adams e un giovane Sol Campbell. A centrocampo i due Paul, Ince e Scholes. Qualità e velocità di pensiero, a servizio di Sheringham e Shearer, i due attaccanti principi in premier.

England teamgroup

La prima con la Tunisia è pura routine. 2-0 facile, risolvono Shearer di testa e Scholes con un gran destro a giro. Ci si gioca il primo posto nel girone contro la Romani di Hagi. Per uno strano scherzo del destino la partita la vincono gli altri. A dieci minuti dalla fine Owen pareggia il gol di Moldovan, ma pochi minuti più tardi Petrescu sfrutta la acttiva copertura di Le Saux e la tardiva uscita di Seaman. 2-1 e tutto rimandato alla sfida contro la Colombia.

Gara non semplice e Hoddle decide di fare alcuni cambi. Fuori Southgate e dentro il terzino del Manchester United Gary Neville. Dentro anche Owen al posto dell’infortunato Sheringham e Beckham. La risolvono Anderton con un destro da fuori e proprio Beckham, con un punizione rasoterra che beffa Mondragon.

 

L’Inghilterra passa come seconda, e, a Parigi, a 16 anni dalla guerra delle Malvinas e a 12 dalla mano de dios è ancora Inghilterra-Argentina. L’ albiceleste ha passato il turno a punteggio pieno e senza subire gol. Primo dieci minuti per cuori forti. Apre Batistuta su rigore, replica Shearer sempre dal dischetto. Dopo sei minuti Micheal Owen si mette sulla mappa del calcio mondiale. Colpo di tacco per superare Chamut e Ayala e tiro sotto il sette. È il gol più bello del mondiale, che sembra portare l’inerzia del match dalla parte degli inglesi. A fine primo tempo però, gran schema su calcio di punizione di Batistuta, che lascia per Zanetti. Il capitano dell’Inter calcia nello stesso modo in cui aveva calciato qualche mese prima nella finale di Coppa Uefa contro la Lazio, sempre a Parigi. Il isultato, identico. Palla sotto l’incrocio.

Nel secondo tempo Simeone entra male su Beckham. L’esterno del Manchester cade nella provocazione e gli tira un calcetto da dietro. Non particolarmente forte, ma sufficiente a farlo ammonire per la seconda volta. Gli inglesi resistono anche in dieci, la vogliono portare ai rigori. Ce la fanno. Segnano Berti e Shearer, 1-1 dopo il primo rigore. Seaman para su Crespo ma Ince calcia debole a sinistra e para Roa. Segnano tutti fino all’ultimo giro. Seaman intuisce sul tiro di Ayala ma non ci arriva. Il destro di Batty invece è forte ma poco angolato, e Roa para. Una beffa, come due anni prima in finale dell’europeo contro la Germania, e come nel 1990, ai mondiali italiani, sempre in semifinale con i tedeschi.

 

Yorke ha detto più volte che prima di comporre un buon pezzo, sentiva un formicolio sulle dita, segno che le cose sarebbero andate bene. Anche prima di No surprises. Eppure per la nazionale inglese, quando qualcosa può andar storto, puntualmente succede. Nessuna sorpresa, come avevano “pronosticato” i Radiohead. 

Articolo a cura di Fabio Simonelli

 

 

 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Checo ha detto:

    Chamot, non chamut.

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