ARY BARROSO, IL FLAUTISTA CHE COLORAVA LE PARTITE DEL FLAMENGO

 

maracanazoC’è chi racconta le partite e chi le dipinge. Nel mondo sudamericano sono stati tanti i pittori del calcio, ma c’è chi andato oltre, chi le partite le ha musicate.

Bisogna fare un passo indietro. In un’epoca senza la televisione, dove il calcio si ascoltava per radio, specialmente in Brasile, dove spesso la radio era una una per tutto un paese. E uno di questi posti, a Ubá, nello stato di Minas Gerais che nasce Ary Barroso, la voce del calcio brasiliano. Almeno fino al 16 luglio 1950.

Cresciuto con la zia dopo la morte dei genitori, Barroso impara a suonare il piano. La scuola non fa per lui, preferisce fare la colonna sonora al Cinema Ideal. Non abbandona però l’altra sua grande passione, il calcio. Gioca in porta nel Botafogo di Ubá. Curioso, perché più tardi commenterà un altro Botafogo, quello di Rio de Janeiro.

Nel 1921 si trasferisce a Rio e si iscrive all’università. La conclude solo nove anni dopo, perché nel frattempo fa di tutto. Continua a suonare nei cinema, collabora con alcune jazz band, incide un paio di brani samba (Vou à penha e Tu queres muito) e comincia la sua avventura in radio.  In Horas do outro mundo accompagna al piano i giovani artisti brasiliani. Una di queste è Elsa Soares, uno dei due grandi amori di Garrincha, insieme alla Cachaça.

barroso.jpg
photo by bloguilea.com

Dopo aver scritto per Rio Coreiro de noite a Barroso viene proposto di fare la radiocronaca delle partite del campionato. Lo fa così bene che in poco tempo passa alla nazionale. Commenta le partite contro la grande Argentina di Onzari, e Monti, e numerose Copa America. Quando una squadra segnava, al posto di urlare “GOOOLLLLLL” come facevano i suoi colleghi, suonava la sua armonica. Ma è con il Flamengo che si supera. Non fatica neppure ad ammetterlo, trasuda in rubro-negro, e lo dà decisamente a vedere. Quando segnano i carioca, l’armonica lascia spazio ad un assolo di flauto. Quando prendono gol invece, l’assolo diventa un breve suono stridulo. Non ha bisogno di una partita per entrare nella storia della radiofonia brasiliana, ma vuole chiudere la carriera in bellezza: commentando il titolo mondiale del Brasile al Maracanà.

Tutto sembra procedere nella direzione giusta. Il Brasile (ovvero il Vasco da Gama più qualche altro del Flamengo) arriva alla finale del Maracanà contro l’Urugauay. Per la particolare forma del mondiali a girone, basta anche un pari. È il 16 luglio 1950. La data del Maracanazo. Al 2-1 di Ghiggia si alza e promette che non commenterà mai più. Ha mantenuto la promessa, ma non ha lasciato la musica. Regala al mondo un’ultima perla. Il suo pezzo più celebre. Aquarela do Brasil, brano con cui ancora oggi si identifica il Brasile. La canzona è stata reinterpretata da molti artisti di successo, come Ray Conniff, Bing Crosby e Frank Sinatra. Ma nei cuori dei brasiliani, resteranno sempre il suono di quell’armonica e quella straordinaria capacità di condire la partita degna dei grandi narratori sudamericani.

Articolo a cura di Fabio Simonelli

 

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...