DEBUTTARE

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Non ho mai solcato prati prestigiosi.

Non ho mai sentito gridare il mio nome.

Non ho mai cercato la forza nello sguardo di qualcuno di importante sugli spalti.

Ma più o meno me lo immagino così.

 

Come il primo giorno di scuola.

Come il primo bacio.

La prima volta sulla bici.

Il primo Ti amo.

Il debutto non è una promessa, è una dichiarazione.

Abbandona l’intento per l’abnegazione.

Il debutto è solitudine.

È palcoscenico, con tutto quello che comporta.

Sipario. Luci. Ciack.

È rischio. È sorte. È dubbio. È fuoco.

E se non sei abbastanza: ti cattura, ti distrugge, ti dimentica.

Devi essere scaltro. Lo sai fare, sono capace, sì, sta tranquillo, non c’è nessuno, c’è solo il campo.

Nessun pubblico, niente critiche. Solo io e il palcoscenico. Ce la posso fare. Sta’ concentrato.

Il debutto. La prima.

Non ho mai cercato la forza nello sguardo di qualcuno di importante sugli spalti.

Ma più o meno me lo immagino così.

Ed è una simile goduria assistere allo spettacolo.

Non è il tuo, ma è come se lo fosse.

Sei curioso, hai paura. Pensi ai possibili scenari.

Le emozioni sono le stesse. Allo stadio, o davanti al televisore. Magari controllando sul telefonino con i Giga che scendono inesorabilmente. Che ti chiedono perché fai questo proprio a loro, pregandoti di trovare un Wi-Fi free e di lasciarli respirare almeno per 10 minuti.

Il ritorno di Rooney al Goodison Park..

Dybala col diez..

Il primo tango a Parigi di ‘O Ney..

E poi Lacazette, Lukaku, Morata, Salah..

Che siano grandi ritorni, cambi di costume, o nuovi protagonisti, è inevitabile.

Vuoi un posto in prima fila.

Vuoi goderti lo spettacolo.

Immergerti nella scena, nelle vite degli attori. Conoscerli.

E anche se non vuoi ammetterlo, fare il tifo per loro.

Io, che sono solo un misero addicted, che non ho mai cercato la forza nello sguardo di qualcuno di importante sugli spalti, voglio ringraziare voi, che mi avete regalato una pagina felice di una favola che mi fa sorridere.

Grazie a Rooney, che mi ha insegnato che si può sempre tornare indietro a fare del bene

Grazie a Paulo, che mi ha insegnato a non arrendersi mai, e a comportarsi con umiltà anche quando tutto va male nonostante tu abbia dato il meglio.

Grazie a Neymar, che mi ha insegnato a mantenere la serenità anche quando tutti ti attaccano, e a rispondere con il tuo meglio alle critiche dei detrattori

Grazie a Lacazette, che mi ha insegnato a non perdere tempo

E a Morata, che mi ricorda che a volte si può anche arrivare troppo tardi.

Grazie anche a Lukaku, che mi ha insegnato quanto sia importante rendersi immediatamente decisivi

E a Salah, per avermi insegnato a liberarmi dal peso delle responsabilità negli ambienti più difficili. Perché si corre più veloci.

Grazie. È stato uno spettacolo meraviglioso.

Applausi.

Sipario.

Articolo a cura di Alfredo De Grandis

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