LE JOURNAL DE LUCIEN

23601940_140598723256422_893367498_n

L’urna di Nyon è la dea bendata della UEFA Champions League. Da essa attingono ogni anno le mani di alcune divinità calcistiche, che hanno il compito di decidere il destino delle squadre partecipanti. Al Napoli di Maurizio Sarri è capitato il Nizza di Lucien Favre, collettivo che la scorsa stagione è riuscito a piazzarsi alle spalle di Monaco e Paris Saint Germain in Ligue 1. Daniele Pagani ci racconta cos’è davvero cambiato all’ombra dell’Allianz Riviera, iniziando dal fattore calciomercato, per poi passare successivamente ad un’analisi tattica. Come funziona la giostra di Favre?

Chi è andato, chi è arrivato:

Effettivamente, valutando il livello dei singoli, il Nizza ha perso qualche pezzo più che importante nell’attuale sessione di calciomercato. Innanzitutto partiamo dal terzino brasiliano Dalbert, eletto il migliore dell’ultima Ligue 1 e passato all’Inter dopo un’autentica telenovela estiva, oltre a Valentin Eysseric, acquistato dalla Fiorentina. A questi vanno ad aggiungersi l’estroso rifinitore Younes Belhanda, ceduto al Galatasaray, Paul Baysse (Malaga) e infine Ricardo Pereira, tornato al Porto, la squadra detentrice del suo cartellino. Oltre alla conferma di Balotelli, che tuttavia non è stato convocato per la prima delle due sfide europee con il Napoli, sono arrivati Wesley Sneijder, protagonista del Triplete interista, Allan Saint-Maximin per una cifra poco superiore ai 10 milioni di euro ed infine l’esperienza di Christophe Jallet, ex PSG e Lione. Anche il 19enne Jean Victor Makengo può dire la sua nel prossimo futuro dopo esser stato acquistato dal Caen per 6 milioni di euro. Importanti, escludendo dei possibili colpi di scena, le permanenze di Jean Michel Seri, Vincent Koziello e Wylan Cyprien.

Impostazione del gioco e base tattica:

Partiamo da un presupposto fondamentale: Lucien Favre è un vero esteta del bien jouer. Il suo principale diktat è l’impostazione del gioco palla a terra partendo dalle retrovie, in particolare dai centrali difensivi. L’obiettivo del tecnico elvetico è quello di far guadagnare campo ai suoi giocatori senza troppa frenesia, mentre gli interpreti in campo devono essere assai dinamici per creare un continuo movimento volto ad eludere le marcature avversarie. Più in breve: una ricerca dello spazio per tessere una fittissima rete di passaggi, creare il presupposto ed il momento adatto per giocare palla ad un compagno smarcato. A testimonianza di quanto detto, i nizzardi la scorsa stagione sono stati secondi solo al PSG per percentuale di possesso palla (57%) e passaggi brevi (più di 500 per partita). Un’altra importantissima caratteristica dei rossoneri è quella di cambiare profilo tattico in modo costante e con facilità piuttosto irrisoria, in base a come si sviluppa il match. La base da cui parte Favre è un 4-2-3-1, ma con molte varianti: più volte infatti, abbiamo visto il Nizza partire con un 4-3-3, oppure con un sistema di gioco a tre difensori come il 3-5-2, dov’era Jean Seri ad abbassarsi sulla linea dei centrali difensivi per iniziare l’azione. In seguito avveniva anche l’abbassamento di Eysseric sulla fascia, in linea con i centrocampisti. Questa disposizione poi si poteva trasformare in un 4-5-1 con lo spostamento di uno tra Dalbert e Pereira in trazione offensiva e l’abbassamento di una mezza punta a centrocampo, con SuperMario Balotelli nel ruolo di unico terminale offensivo (quasi sempre più Eysseric di Pleà).

Il cuore del Nizza:

Il centrocampo è sicuramente il reparto che fa la differenza in casa nizzarda. Jean Seri è il perno centrale: metronomo che recupera e smista palloni con una facilità impressionante, a cui s’aggiunge la grande qualità nell’inserimento senza palla alle spalle dei difensori avversari (andate a vedere il gol decisivo contro l’Ajax, e il pregevole assist al classe ’97 Marcel). Oltre al talentuoso Seri, dalle parti della Côte d’Azur, pare piaccia seguire la linea verde. A completare il reparto troviamo infatti Wylan Cyprien, interno molto dinamico e bravo nel palleggio, e il giovane Vincent Koziello, la lumière illuministe della squadra: agilissimo nel dribbling palla al piede, bravo in fase di palleggio e capace di vedere spazi che in pochi sono in grado di notare. A volte il ragazzo pare un pochetto deconcentrato, “gigioneggia” un po’ con la sfera tra i piedi, ma la sua imprevedibilità può fare male al Napoli. Un’altra variante, sempre in fase di costruzione del gioco, è la classica gabbia: i centrocampisti creano una sorta di quadrato mobile coi difensori centrali per avere più linee di passaggio e limitare i danni in caso di errore. Quando il centrocampista riceve palla, sono invece i terzini ad alzare il baricentro sulla linea mediana per fornire più chance di dialogo ai loro compagni, dando così anche maggiore ampiezza alla manovra.

Fase offensiva:

Dopo aver completato la fase di possesso a centrocampo, e con l’innalzamento dei due terzini per fornire più linee di dialogo, i mediani vanno subito alla ricerca della profondità, in verticale. A quel punto per le difese avversarie risulta complicato trovare punti di riferimento in marcatura: tutti e 4 gli uomini offensivi si muovono in continuo scambiandosi spesso di posizione in campo. Un aspetto che risalta facilmente agli occhi è il taglio dei due esterni verso il centro, che libera dalla marcatura proprio i due terzini, che quindi si trovano liberi di ricevere la sfera. L’imprevedibilità di Pleà è un altro aspetto da non prendere sottogamba. Certamente con le partenze di Pedro Pereira e Dalbert, i nizzardi hanno perso due autentiche schegge impazzite, capaci di creare più di un grattacapo alle difese avversarie, seppur il giovane Sarr e l’esperto Jallet possano garantire qualcosa in più in fase difensiva. Esiste tuttavia una nota stonata: portando ben sei giocatori a ridosso dell’area avversaria, molto spesso la squadra di Favre ha faticato ad arrivare in porta, imbastendo delle azioni piuttosto lunghe oltreché prevedibili, al punto da consentire alle retroguardie avversarie di riposizionarsi in campo.

Fase difensiva:

Quando la squadra avversaria parte con la solita impostazione dalle retrovie il Nizza si schiera con un 4-4-2 stretto dove, in mediana, i due esterni di centrocampo si stringono con i due centrali al fine di bloccare ogni linea di dialogo verticale. Gli stessi esterni vanno poi ad allargarsi nel momento in cui riceve palla l’avversario in fascia. La squadra di Favre comunque fatica a difendere quando subisce dei contropiedi o delle ripartenze veloci. Gli esterni alti, di solito, hanno dimostrato di non essere per niente adatti al sacrificio difensivo, quindi sarà complicato vedere doppie marcature sui giocatori di Sarri. Questo aspetto, che sicuramente ha una connotazione più che positiva per il Napoli, può davvero fare la differenza. In ogni caso, se pensiamo ai “tre folletti” del tridente partenopeo, quello di Favre – di non chiedere troppi sforzi ai suoi esterni – può davvero rivelarsi un azzardo letale. La lentezza nei movimenti del difensore brasiliano Dante e le frequenti indecisioni di Yoan Cardinale tra i pali possono essere altri fattori su cui puntare.

Articolo a cura di Daniele Pagani

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...