“HANNO FATTO UNA STATUA A RIISE”

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Storia di una controversa opera d’arte nella Norvegia più bella

Quello che si vede benissimo nell’ultimo video degli Swedish House Mafia (“Leave The World Behind”, in collaborazione con Lune) è solo un piccolo scorcio di quel che Dio ci ha messo in condizione di poter vedere. La natura non è solo quella maligna leopardiana, bensì pure quella forza positiva com’è concepita dalla mistica islandese o, stando più terra terra, dagli Of Monsters And Men. E non mi allontano neppur di troppo, sicché le latitudini ad occhio e croce sono quelle. Si chiama Ålesund una delle perle maggiormente lucenti che ornano il collo dell’Europa più nordica: un gioiello piazzato qui non a caso, nel semi-impronunciabile Møre og Romsdal o, se preferite, la zona occidentale della Norvegia.

E’ un emozione unica passeggiar di mattina presto per il porto, respirando le correnti del Baltico ma anche quella vetusta immancabile patina di nostalgia, un must scandinavo a tutti gli effetti: tenuta a galla da sette isolette e circondata dai più sensazionali fiordi che abbiate mai visto, Ålesund è il classico villaggio di pescatori pieno di tradizione ed orgoglio. Certo, a meno che nutriate uno sconfinato amore per le aringhe cucinate in mille modi vi sconsiglierei di prendervi residenza. Peraltro pare che l’etimologia stessa della città sia riconducibile ad una radice di “mercato” o roba simile, motivo che non dovrebbe spingervi seduta stante a prenotar il primo battello che vi ci porti (In ogni caso, se nutrite ancora qualche titubanza, guardate il video https://www.youtube.com/watch?v=tqXja497ZQo e poi ne riparliamo).

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Nella città dello Jugendstil, aka Art Nouveau, in questi giorni si svolge pure la Jugendfest: una line up eccezionale per gli amanti della musica elettronica (i padroni di casa Kygo e Seeb, Tiesto, gli svedesi Galantis) riunisce ogni anno moltissimi giovani – a loro è dedicata, la”festa della gioventù” – nella pancia del magnifico Color Line Stadion. Gigantesco contenitore per circa 10mila anime, è retto da struttura nuovissima risalente al 2005, quando l’Aalesunds FK inaugurò l’impianto sconfiggendo l’Odd per 2-1. In un match pazzo di una Tippeligaen spettacolare, i padroni di casa rimontarono lo svantaggio iniziale all’89’ con Lasse Olsen e un minuto dopo grazie a Hoseth. Niente male per i Tangotrøyene, con lo Stormen di 2000 tifosi sempre al seguito e da allora abitanti di una nuova meravigliosa residenza. Del resto, quando spendi oltre 106 milioni di corone norvegesi in qualcosa, il prodotto finale dovrebbe valerne la pena.

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E’ dal 2008 che la Jugendfest ha come location il Color Line Stadion: una partnership vincente, testimoniata magari pure dal fatto che nel 2009 l’Aalesunds trionfò in Cupen (la coppa nazionale norvegese) sconfiggendo gli storici rivali del Molde. In ogni caso, la buona musica nordica si sposa con l’altrettanto senso di rispetto nei confronti di madre Natura: in Scandinavia è forte la consapevolezza di esser ospiti in questo mondo, motivo che spinge a mantener un’occhio vigile sull’ambiente. E l’ambiente dello Stadion, inteso come la zona circostante questo ammasso metallico, è dominato da una statua che a primo acchito pare un refuso d’arte. Rappresenta un calciatore, stilizzato, intento a colpire un pallone.

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Ma che ci fa quella roba al di fuori dello stadio che per primo in tutta la Norvegia ha scelto di dotarsi di un prato sintetico? La storia è la seguente: pare che un uomo d’affari del posto, tale Olav Nils Sunde, abbia generosamente donato questa statua al club affinché fosse piazzata di fronte all’ingresso dell’impianto. Il gesto dell’ armatore, nato proprio ad Ålesund, è però stato oggetto di numerose critiche. Il motivo parrebbe esser l’eccessiva somiglianza del calciatore scolpito con un idolo di casa qual è John Arne Riise: nonostante il 65enne abbia smentito, Riise stesso era rimasto sorpreso: “Non sta a me decidere, ma tutti vedono chi è e io so che la statua è stata fatta per me”. Del resto Thunderbolt, con la sua carnagione chiara e i capelli spiccatamente rosseggianti che a Roma ricordano ancora, rappresenta uno dei massimi sportivi del luogo: John nacque a Molde, ma scelse l’Aalesunds da dove partì poi la sua fenomenale carriera. Monaco, Liverpool, Roma, sì, ma prima di tutto Aalesunds FK: il fatto che nel 2006 abbia pure vinto il Kniksenprisen, premio riservato al calciatore norvegese dell’anno, è un motivo supplementare per credere che quell’opera d’arte sia davvero dedicata a lui.

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La statua bronzea viene chiamata Fotballspilleren, mentre ad averla prodotta sono state le sapienti mani di Bjørn Tore Skjølsvik (come recita una targa sul retro). Resta il mistero, oggi, ad Ålesund: Riise o non Riise? Io la mia idea me la son fatta, attendo le vostre. Però voglio darvi un indizio: sapete chi è il capitano dell’Aalesunds FK oggi? No? Ve lo dico io, è un 34enne esterno di centrocampo e si chiama Bjørn Helge Semundseth Riise. Trattasi del fratello minore di John Arne: coincidenze?

Articolo a cura di Matteo Albanese

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