IL CAMPIONATO PIÚ DISCUSSO DEL FUTEBOL BRASILIANO

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Bebeto nel match tra Flamengo e Internacional de Porto Alegre – Photo by Twitter (Flamengo)

Nel 1987 a causa di una grave crisi finanziaria e istituzionale della CBF (Confederação Brasileira de Futebol) i campionati delle massime serie furono con il rischio di non essere disputati. Il 7 luglio del 1987 la CBF annunciò pubblicamente l’impossibilità di organizzare il campionato nazionale di quell’anno con lo stesso modello dell’anno precedente e la continua ricerca di sponsor per risolvere la situazione. Nel caso in cui non si fossero trovati sponsor era già pronto un piano per organizzare tornei per regione, per gravare meno sulle spese dei club e dell’organizzazione stessa.

Questa crisi portò il presidente del São Paolo dell’epoca a proporre alle società più tradizionali la creazione di una nuova associazione che potesse essere più redditizia e che permettesse la disputa del campionato brasiliano di quell’anno. Furono invitati a fare parte di questa associazione le squadre più rappresentative degli stati di São Paolo, Rio de Janeiro, Minas Gerais e Rio Grande do Sul e una rappresentante del Nordeste (una regione che comprende diversi stati). E così, l’11 luglio del 1987 nacque “União dos Grandes Clubes do Futebol Brasileiros” (Unione delle grandi squadre del calcio brasiliano) o meglio conosciuto come “Clube dos 13”. Di questa associazione facevano parte le 13 squadre meglio piazzate nel ranking della CBF. Ovvero: Internacional, Gremio, Atlético Mineiro, Cruzeiro, São Paolo, Corinthias, Palmeiras, Bahia, Vasco da Gama, Botafogo, Flamengo e Fluminense.

Il Clube dos 13 decise a questo punto, viste le difficoltà della CBF nella organizzazione del campionato brasiliano, di creare una propria competizione, chiamata “Copa União”. Questo campionato fu all’inizio non riconosciuto dalla CBF ma che, con il passare dei giorni, accettò questo tipo di soluzione e iniziò a cercare un accordo per ampliare il numero dei partecipanti al campionato. Alcune squadre furono molto contrarie a questo tipo di campionato, infatti le 13 squadre invitate non furono le 13 migliori squadre del campionato precedente. In particolare rimasero fuori dai giochi la seconda classificata, il Guarani, e una semifinalista, l’America Footbal Club.

Durante le contrattazioni la CBF riuscì ad ottenere 3 squadre da aggiungere al Clube dos 13, e cioè le squadre più rappresentative degli stati di Goiàs, Paranà e Pernambuco. Queste squadre furono rispettivamente Goiàs, Coritiba e Santa Cruz, scelte senza apparenti meriti sportivi visto che per esempio il Coritiba non era stato campione del Campionato Paranaense (ogni anno in ogni stato si gioca il campionato statale, il più famoso è il Campeonato Paulista).

Con l’aggiunta di queste tre squadre si arrivò ad un totale di 16 squadre. Ideale per un campionato ma forse non ideale per il campionato brasiliano. Esso rappresenta una realtà diversa dai campionati europei e che, vista la portata del calcio in Brasile, il numero di squadre doveva assolutamente essere maggiore. Di fatto questa soluzione a 16 squadre lasciò scontente molte squadre, alcune delle quali si erano assicurate sul campo il diritto di partecipare alla Serie A: Guarani, America Footbal Club, Atlético Paranaense, Portuguesa, Atletico Goianiense, Ceará e Nautico.

A questo punto la CBF propose una serie A divisa in 2 gruppi (chiamati moduli). Il modulo Verde e il modulo Giallo. Nel modulo Verde le 16 squadre scelte dal Club dos 13 e il modulo Giallo scelto dalla CBF. Delle 32 squadre partecipanti solo 28 avrebbero meritato sul campo di partecipare alla Serie A, le altre 4 squadre erano Botafogo e Coritiba nel modulo Verde e Sport e Vitoria nel modulo Giallo. Dopo 2 mesi di estenuanti trattative, il 3 settembre del 1987 si è arrivò all’approvazione della serie A a 2 moduli. Le prime 2 squadre classificate nei 2 gironi si sarebbero dovute affrontare in un quadriangolare per determinare il vincitore del campionato del 1987.

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Clube dos 13 Brasil

Ma cosa successe dopo?

Il modulo Verde, considerato il più affascinante e difficile, fu vinto dal Flamengo con Vasco da Gama come secondo classificato e il modulo Giallo fu vinto da Sport con Guarani come secondo classificato. A questo punto Flamengo e Vasco da Gama si rifiutarono di giocarsi il titolo contro il modulo Giallo, consideravano il modulo Verde come il vero campionato brasiliano e il Flamengo si dichiarò unico campione del Campionato Brasiliano di Serie A del 1987. Guarani e Sport, che niente ebbero a che vedere con la decisione delle 2 squadre del modulo Verde, decisero di scendere in campo. Sul campo da gioco fu lo Sport a vincere il titolo e si dichiarò anch’esso vincitore del Campionato Brasiliano del 1987.

Da giorno nacque una vera e propria guerra in tribunale per essere dichiarati campioni. Da un lato il Flamengo che sosteneva e sostiene tutt’oggi di aver partecipato nel campionato più difficile e che si rifiutò di giocarsi il titolo con un squadra che non sarebbe mai dovuta essere in Serie A quell’anno (lo Sport). Dall’altra lo Sport, che rispettò le regole imposte e vinse sul campo il campionato giocando tutte le partite della competizione.

Dal 1988 ad oggi il Flamengo ha tentato moltissimi ricorsi alla giustizia sportiva. Per alcuni anni era stato dichiarato campione del campionato di Serie A Brasiliano insieme allo Sport. Ma alla fine, con l’ultima sentenza si è dato ragione al campo, ad oggi è lo Sport l’unico campione del campionato di calcio del 1987. Una storia che ancora oggi, nel popolo brasiliano, trova dissensi. Tutto è nato dalla poca organizzazione del CBF e dalla mancanza di fondi che ha portato ad una formula anomala. Un campionato giocato in 3 mesi e con il gruppo (il modulo Verde) che decide di farsi da parte perché troppo superiore all’altro.

Chiudo con qualche considerazione personale. Io sono dell’idea che Flamengo e Vasco da Gama avrebbero dovuto dimostrare sul campo di essere i migliori, se davvero il modulo Verde fu così difficile come sostengono tutt’oggi, non sarebbe stato difficile battere una squadra di Serie B proveniente da un “girone scadente”.

Ma come dovrebbe essere sempre, è il campo a parlare…

Articolo a cura di Federico Dinarelli

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