SONO PIÙ UOMO IO DI TUTTI VOI MESSI INSIEME

Mauro-Icardi-Roma-Inter1
Immagine realizzata da Alfredo De Grandis per “La Gazzetta di Don Flaco”

Il titolo è di quelli iconici, impossibile non ricordare questa frase.

Scommetto che come me non riuscite a leggerla se non con la sua voce.

Siamo nel 2004, e King Bobo sbotta davanti alla stampa rea di aver montato ad hoc una presunta lite con Buffon dopo il gol subito dal tacco volante di Ibrahimovic in quello sfortunato Italia-Svezia 1-1 che già profumava di condanna.

Usciamo un attimo dal contesto, che poi mi tornano in mente le disgraziate lacrime di Cassano e starei qui a parlarvi di quanto per me nascondono quelle lacrime – che è più di quanto credete – e si farebbe notte.

Caspita, poche righe e abbiamo già citato tre personaggi niente male, ma se per Cassano e Ibra ho già speso lodi e parole (cliccate sui loro nomi se non ancora avete avuto possibilità di leggere gli articoli che ho loro dedicato nella mia rubrica Calcio&Letteratura) non ho ancora drizzato le antenne su Christian Vieri, che tante emozioni ha regalato al calcio italiano.

Un’esplosione mediatica negli ultimi anni lo ha innalzato a simbolo e primo riferimento tra i bomber, con la sua vita extracalcistica fatta di eccessi che lo ha reso idolo e messia delle nuove generazioni.

Chi è un po’ più vissuto, lo ricorda però piacevolmente anche e soprattutto per le sue scorribande nel rettangolo verde. Quando social e giornalisti non li bombardavano di attenzioni, i calciatori erano noti ai più per quello che facevano nel rettangolo verde, per quello per cui venivano pagati. Ed era giusto così.

Oggi invece possiamo permetterci di avere un giocatore più simpatico o più antipatico usando come metro di giudizio il come passa le estati, chi ha al suo fianco nella vita privata, o anche semplicemente come riesce a passare la gogna mediatica, quando l’unico e solo test indiscutibile dovrebbe invece essere il responso durante gli allenamenti e le gare ufficiali.

Questo esordio solo per giungere al dunque: Vieri è stato un grande attaccante, un grandissimo 9, ma pare esserci accorti solo ora di quello che combinava fuori dal campo e che lo distraeva dalle regole del duro lavoro e della conquista delle cime più alte tramite fatica e sudore.

Bobo fu fortunato, perché alla cultura del mass media in quegli anni non si dava troppo peso, tant’è che se oggi chiedi ad un interista cosa pensa di lui arriveranno solo elogi e parole felici. Eppure Vieri ha deluso e tradito. È mancato in professionalità come in riconoscenza, perdendo l’opportunità di essere bandiera quando praticamente tutti gliela mettevano sulle spalle.

Nonostante i 123 gol in nerazzurro, per l’Inter non è stato uomo. Quel passaggio al Milan, quelle scappatelle dopo ogni allenamento.. Insomma, non passerà certo alla storia come il più fedele e il più professionale tra gli interisti.

Eppure nell’immaginario collettivo Vieri fu più uomo e più simbolo per l’Inter di quanto oggi lo sia l’attuale capitano, il discusso Mauro Icardi.

Mauro è il classico esempio di giocatore che sta antipatico, che non è riuscito suo malgrado a passare l’esame mediatico e si ritrova ad essere calamita di insulti anche provenienti da chi dovrebbe sostenerlo. A caldeggiare i perché all’odio pochi ma solidi paletti difficili da sradicare: la sua relazione con Wanda Nara, ex moglie di un suo ex compagno di squadra, la richiesta accontentata di un aumento del contratto per renderlo il giocatore simbolo e più remunerato spinta dal suo agente (che è proprio la moglie), la contestata quanto precoce autobiografia, i numerosi e mai velati attacchi di un santone in patria quale Diego Armando Maradona, tutti punti che hanno tracciato un solco profondo tra Icardi uomo e quella che dovrebbe essere la sua gente, la sua tifoseria.

Eppure, forse controcorrente, io sono dalla sua parte.

E tralascio volutamente il campo, dove Mauro ha sempre fatto il suo dovere illuminando questi anni dove l’azzurro del cielo si è smarrito nel nero più cupo e profondo di una notte che non trova più alba.

Perché Icardi è più uomo di quanto pensiate.

Più professionista di quanto pensiate.

Più attaccato alla causa interista di quanto pensiate.

E l’aver corteggiato una donna destinata a lasciare quello che oggi è un ex marito lontano dai suoi figli come se fosse cosa naturale non ne fa un traditore della patria.

E l’aver adottato una famiglia di una donna e tre bambini a soli 21 anni, amandola e prendendosi cura di ogni suo componente, non ne fa un usurpatore.

E l’aver richiesto un ingaggio che rispecchi il valore e l’impegno che mette in campo non ne fa un traditore.

E l’aver commesso un errore – tra l’altro poi corretto – mal consigliato da chi si occupa dell’aspetto comunicativo della sua persona – già, perché purtroppo oggi si è arrivato a questo, è la nostra società che lo impone – non ne fa un nemico da cui liberarsi.

Icardi è un ragazzo serio, e lo si vede dentro e fuori dal campo.

E io non riesco ancora a capire come questo folle mondo continui a sputargli addosso veleno.

Alessandro Baricco scriveva:

La cattiveria è una luce fredda in cui ogni cosa perde colore, e lo perde per sempre.

Siate consapevoli che la vostra guerra contro Icardi non può che condurre all’intristimento del colore.

E l’Inter ha bisogno della luce calda e vivace di una nuova alba.

Articolo a cura di Alfredo De Grandis

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