FEDERICO VALVERDE, DE ELEGANTIA CHARRUÁ

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Federico Santiago Valverde – Graphic by Giacomo Maurizi (http://zh.ink361.com/app/users/ig-315063804/giacomo.maurizi.graphics/photos)

NOME E COGNOME: Federico Santiago Dipetta Valverde

ANNO DI NASCITA: 1998

RUOLO: mediano, interno/trequartista

NAZIONE: Uruguay

PIEDE: destro

FISICO: 181 cm x 74 kg

<< In Spagna – al Deportivo la Coruña – gioca un ragazzo. Si chiama Federico Valverde e penso che diventerà uno dei centrocampisti più forti al mondo. Ha qualità e potenzialità enormi >>

Così ha sentenziato Matias Vecino ai microfoni di Sky Calcio Show dopo la partita tra Roma e Inter, terminata 1-3 in favore dei nerazzurri di Luciano Spalletti. Così ha sentenziato el Viejo interista, perchè qualcosa sta effettivamente cambiando nella mentalità della Celeste. Il vento gonfia imperterrito le vele della nave – che non viaggia verso i confini del mondo, per comprendere dove muore il sole – ma verso il futuro. Oscar Tabaréz scruta la ciurma dall’alto, con le mani salde sul timone. Ne sono passati di anni (11 per essere precisi) e di uomini. Ne sono passate di tempeste, ma il maestro resta al suo posto. Dai palmi navigati si ramificano delle profonde rughe, talmente sensibili da percepire in un singolo e congelato istante il cambiamento nell’aria, che profuma di Revolución. Dopo la Copa America vinta nel 2011 grazie alle eroiche gesta della Generación Forlan, le nuove leve non sono riuscite a ripetere il precedente successo nonostante le ottime premesse.

L’Uruguay dei giorni nostri è un olandese volante, costretto a vagare senza metà negli sconfinati mari del futbol, alla disperata ricerca della terraferma.

I Mondiali del 2018 saranno l’ennesimo banco di prova, forse l’opportunità di uscire da questo maledetto limbo futbolista. Ci vuole una svolta definitiva, ed essa altro non è che una totalmente spontanea implicazione dettata dal cambiamento. Il simbolismo di questo concetto teoretico risiede nel cuore della squadra, la mediana. Esattamente, perché la Celeste non è più solo Garra charruá e conta chilometri alle stelle, come nel caso di Walter Gargano e Arevalo Rios. Ad oggi possiamo parlare di una NewGen in grado di far coesistere agonismo ed eleganza. Un primo esempio è stato proprio Mati Vecino, attualmente sono alle porte del loro primo exploit calcistico Nahitan Nandéz del Boca, Rorro Bentancur e infine, proprio Federico Valverde (ma senza dimenticare Facundo Waller e Carlos Benavidéz, che a parere di molti addetti ai lavori, sono tenuti sotto la lente d’ingrandimento dall’Inter). Di nomi interessanti ne abbiamo già citati tanti, di altri abbiamo già parlato parecchio tempo fa (vedi Marcelo Saracchi, Rodrigo Bentancur, Facundo Waller e Joaquin Ardaiz).

Quest’oggi però, parleremo proprio di Federico Valverde, talento di proprietà del Real Madrid ma in prestito al Deportivo la Coruna. Ah, dimenticavo: fresco di esordio e match-winner con la Celeste nella partita valevole per le qualificazioni ai prossimi mondiali contro il Paraguay. E scusateci se è poco. Per El Pájaro (l’uccellino), nato e cresciuto rincorrendo il pallone tra i barrios di Montevideo, la stagione 17/18 deve portare delle risposte, ed il Riazor sarà il suo primo, grande, palcoscenico. Nel target del talentuoso centrocampista ci sono la convocazione ai Mondiali ed una maglia bianca, che per moltissimi giovani calciatori rassomiglia il paradiso calcistico. Federico, ad ogni modo, ha iniziato il suo percorso giovanile con il Penarol, che lo ha inserito nella propria cantera ad appena 8 anni. Nelle giovanili aurinegros, Valverde parte dall’under-14 segnando subito 8 reti alla prima stagione – che gli valsero anche la convocazione con l’Uruguay under-15 per un torneo in Bolivia – per poi vincere il titolo nazionale nei due anni successivi (nel 2014 e nel 2015).

Oltre al talento calcistico – già all’epoca – un po’ tutti gli addetti ai lavori iniziarono a notare l’assurda predisposizione mentale di questo giovanissimo calciatore alla leadership e al sacrificio, a dispetto dell’acerba età anagrafica. I primi osservatori a fiondarsi sul ragazzo furono, nemmeno a dirlo, quelli dell’Arsenal, sempre attentissimi a scovare i migliori talenti in circolazione: i dirigenti dei Gunners portarono Valverde a Londra per fargli sostenere un breve periodo di stage sia con l’Academy che con i grandi, ma furono obbligati a garantire un’assicurazione dal valore di 4 milioni di dollari al Penarol in caso di infortunio. Una volta tornato in patria, chiunque – nello staff tecnico Peñarolense – è concorde sul talento e sulla prontezza di Federico, tant’è che l’esordio arriva il 16 Agosto 2015, nella vittoriosa trasferta del Luis Tróccoli, contro l’Atletico Cerro (0-3), mentre nell’Aprile del 2016 arriverà il primo gettone in Libertadores contro i peruviani dello Sporting Cristal, nel match terminato 4-3 in favore dei Carboneros.

Le evidenti qualità, nel finale di stagione, vengono confermate dal campo: Valverde diventa campione d’Uruguay con il Peñarol (scendendo in campo con il Plaza Colonia) e parallelamente si afferma come leader indiscusso della Celeste under-17 guidata da Santiago Ostolaza, con la quale prende parte al Torneo di Limoges – giocato contro i pari età di Francia, Canada e Ucraina – ed al sub-17 in Paraguay, torneo che gli fa’ da vero e proprio trampolino di lancio. Tanta sostanza, unita ad eleganza e raffinatezza, che non fa che aumentare la lunghissima lista di pretendenti: dal Vecchio continente arrivano gli osservatori delle principali big europee ma alla fine, a spuntarla, è il Real Madrid, che scuce dal portafoglio 5 milioni di euro per anticipare la concorrenza. La dirigenza dei Galacticos decide di inserire Federico nella squadra B, la Castilla, come fu in principio per un certo Casemiro. Il tanto atteso esordio con le riserve dei Blancos arriva nella sconfitta contro la Real Unión, mentre a fine stagione le presenze complessive saranno 30, impreziosite da 3 reti. Quest’anno Valverde, dopo aver dimostrato le proprie potenzialità nella Galassia Merengues, deve cercare (e trovare) conferme lontano da casa. Dovrà cercarle con la maglia del Deportivo La Coruña, sotto la gestione di Pepe Mel. Dunque, all’allenatore nativo di Madrid l’arduo compito, ma con delle premesse ottime…

CARATTERISTICHE TECNICHE:

Federico Santiago Valverde è indubbiamente un prodotto del futbol moderno, un tuttocampista (box to box, per dirla all’inglese) capace di svolgere alla perfezione ogni singolo compito del centrocampo. Sotto il profilo tattico è un calciatore dalla spiccata intelligenza: può giocare senza troppi problemi in una mediana a due soli uomini, agendo da frangiflutti davanti alla difesa, oppure da interno in una linea a tre, dove può esaltare al meglio gli ottimi tempi d’inserimento senza palla. Non è difficile vederlo giocare anche da rifinitore/trequartista, considerando l’ottimo bagaglio tecnico. Ha dimostrato di avere grandi doti nel palleggio ed in fase d’impostazione, grazie ad un’impressionante visione di gioco periferica, che gli consente di smistare la sfera con autentiche sventagliate di 30/40 metri, che puntualmente arrivano sui piedi degli esterni. Nei passaggi brevi, da incontrista, cerca spesso il dialogo di prima, ad un tocco, al fine di velocizzare la manovra dell’intero collettivo. Questo aspetto evidenzia un’altra importante qualità: il saper dettare il ritmo, come un metronomo. Possiede un ottimo tiro, potente e preciso, che ben si abbina ad una buona struttura atletica e muscolare (181×74), che gli consente di dominare anche nel gioco aereo (è un pericolo costante per le difese avversarie nei calci piazzati a favore). A tutto ciò si aggiungono, come detto in precedenza, un grande spirito di sacrificio ed un’innata leadership, che in più di un’occasione lo hanno reso un punto fermo nella cantera del Peñarol, ma anche nel Castilla e nelle selezioni giovanili della Celeste. La domanda sorge lecita: sarà lui il prossimo Casemiro dei Blancos? Il tempo è dalla sua, il palcoscenico sembra essere quello giusto e la mano di Oscar Tabarez può davvero fare la differenza…

Articolo a cura di Daniele Pagani

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