L’ETNOCRAZIA PORTA IN GREMBO L’ODIO

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Immagine a cura di Galufo Vector Art https://www.instagram.com/galufo_vector_art/?hl=it – https://www.facebook.com/Galufo/?fref=mentions )

Mostar è una splendida cittadina della Bosnia ed Erzegovina attraversata dal fiume Narenta e divisa da un bellissimo ponte ottomano del XVI secolo. Ponte che venne distrutto dai croati nel conflitto bellico che ha dilaniato questa zona negli anni ‘90. Esso non è solo il simbolo della città, è anche il simbolo della divisione e dell’odio tra le due squadre della città: il Velez Mostar e lo Zrinjski Mostar che danno vita a uno dei derby meno conosciuti ma più sentiti del mondo.

Come sempre nel calcio balcanico, che si tratti di Serbia, Croazia o come in questo Bosnia la storia recente di guerre e sangue non può far altro che immischiarsi in maniera inequivocabile con il calcio. Nel caso di Mostar uno dei motivi per cui la rivalità tra le due squadre è così forte è proprio la politica che crea un’atmosfera di astio e di violenza. In un territorio così confusionario per gli scenari politici e per le divisioni culturali il calcio oltre ad essere lo sport più diffuso è anche un’occasione di rivincita e di confronto.

L’Hrvatski Športski Klub Zrinjski Mostar fu fondato nel 1896 da alcuni membri della borghesia di Mostar che ebbero l’idea di costituire una società sportiva chiamata Hrvatski sokol (Falco Croato). Nel 1912 il club fu rinominato Gimnazijski nogometni klub Zrinjski (Zrinjski Ginnasio Football Club) omaggio all’omonima e storica famiglia della locale nobiltà croata. Nel 1945 quando Tito si insediò al potere della Jugoslavia il club venne sciolto in quanto esso rappresentava la destra politica di estrazione croata. Nel regime comunista inoltre non era permesso utilizzare simboli e nomi legati a realtà locali. Con l’indipendenza bosniaca nel 1992 anche lo Zrinjski venne rifondato ma fino al 1994, quando venne creata la lega bosniaca, disputò solo match amichevoli in Canada e Stati Uniti per l’imminente guerra.

I suoi giocatori sono soprannominati Plemići (aristocratici) e dal ’94 il club ha conquistato 4 campionati Bosniaci e una Coppa Nazionale.

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Photo by YouTube

Il Fudbalski Klub Velež Mostar venne fondato il 22 giugno del 1922 e prese a nome i vicini monti Velež. Fino al 1945, come accade oggi, il club era in costante lotta per il dominio cittadino contro i rivali dello Zrinjski. Ma perché il Velez non fu anch’esso sciolto nel ’45? La risposta è molto semplice e ci riporta al solito legame calcio-politica. Il club sin dalla sua fondazione si dichiarò di sinistra e perciò il regime non si preoccupò del Velez, tanto che diventò uno dei club più importanti all’interno della Jugoslavia collezionando tre secondi posti nella massima divisione, vincendo anche due volte la Coppa di Jugoslavia nel 1981 e nel 1986, e raggiunse anche i quarti di finale di Coppa UEFA nel 1975.

Il Velez oltre ad essere una squadra di sinistra è anche la squadra dei musulmani di Mostar. In linea con i propri ideali politici il club da sempre veste una divisa rossa con pantaloncini bianchi.

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Photo by YouTube

Come sempre nel calcio balcanico la rivalità è rappresentata dalle tifoserie organizzate. Per il Velez, dal 1981, il gruppo più importante e conosciuto è la Red Army che ovviamente di caratterizza per ideali comunisti che si rispecchiano nei cori a favore del Maresciallo Tito.

Gli Ultras Mostar (gemellati tra l’altro con la Torcida dell’Hajduk Spalato) sono i loro rivali e ovviamente tifosi dello Zrinjski. Per sottolineare la loro ideologia politica di estrema destra spesso essi inneggiano con cori Ante Pavelic uno dei sostenitori dello Stato Indipendente di Croazia ai tempi dell’ultimo conflitto mondiale. Inoltre è consuetudine vedere sugli spalti degli Ultras Mostar svastiche e simboli razzisti.

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Photo by Ultra Style

Con l’indipendenza bosniaca, a differenza dei trascorsi nel periodo della Jugoslavia, i ruoli si sono invertiti. E’ infatti lo Zrinjski ad essere oggi la squadra del potere. Esso è stato infatti riportato in alto dal governo bosniaco, mentre il Velez è caduto in disgrazia ed è diventato ciò che i Plemici erano durante il periodo di Tito.

La vendetta più grande per i ragazzi dello Zrinjski nei confronti della Red Army è aver sfrattato gli eterni rivali dal proprio stadio: il Bielij Brijeg. La struttura venne costruita nel 1971 e può ospitare fino a 20.000 spettatori. Quando lo Zrinjski venne rifondato grazie all’aiuto del governo si impossessò dello stadio che sorge nella zona est della città impossessandosi così di uno dei simboli più importanti per gli odiati nemici.

Uno sgarbo così grande per la Red Army è tuttora inaccettabile el’odio per gli Ultras Mostar si fece ancora più forte. Le due squadre come le due tifoserie non si possono vedere, non c’è spazio per la pace a Mostar. Gli scontri e le risse sono all’ordine del giorno quando si gioca il derby, la polizia sorveglia ogni angolo della città e lo spettacolo sugli spalti è quello classico del calcio balcanico. Cori assordanti, gente incappucciata, spranghe e fumogeni sono la cornice a questo match del campionato bosniaco.

In un territorio del genere, distrutto da anni ed anni di sofferenze e guerre le ferite sono troppo fresche e quando due squadre di calcio si fanno portatrici di due ideali e di due culture tutto ciò è inevitabile. Per molti è esagerato (ed effettivamente è così) e sforzarsi a comprendere le divisioni, i motivi e il perché di tutta questa violenza è forse impossibile ma è proprio questo che rende così affascinante lo spettacolo del calcio balcanico e del derby di Mostar.

                                                    Articolo a cura di Federico Bottara

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