MEGAN RAPINOE, UN INCHINO PER DIFENDERE I PROPRI DIRITTI

rapinoe

Devo confessarlo, in questa storia la musica fa solo da cornice. Ma la vicenda di Megan Rapinoe era troppo educativa per non essere raccontata. È di stretta attualità, negli Stati Uniti e non solo, la protesta di molti atleti Nfl, Nba e Wnba, che, al momento dell’inno nazionale o si inginocchiano o non si presentano in campo. Eppure c’è chi, nel calcio, ha iniziato a farlo molto prima.

Megan Rapinoe non ci sta a essere inclusa tra i « son of bitches», come li ha definiti il presidente Trump, nei “birichini” che non hanno rispetto per la bandiera e per i valori fondanti degli Stati Uniti. La stella della nazionale di calcio femminile americano aveva cominciato a inginocchiarsi durante l’inno a settembre 2016, nelle partite contro Olanda e Thailandia.

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photo by sportingnews.com

La scelta in solidarietà con il quaterback dei San Francisco 49ers Colin Kaepernick, il primo a inventare questo tipo di protesta dopo i fatti di Ferguson. A Colin non era andata la mancata presa di posizione di Trump, allora solo candidato alla Casa Bianca, contro l’omicidio di Micheal Brown. Quella stessa volontà da parte del Tycoon di non escludere completamente i White Supremacists, che è alla base dell’attuale tensione tra Washington e gli atleti.

Nel caso di Megan, la chiave di lettura è leggermente diversa. La calciatrice durante il suo secondo anno di college a University of Portland ha fatto coming out. Il suo gesto dunque sarebbe in difesa di tutta la comunità omosessuale, in particolare femminile, che nel Soccer Usa è molto diffusa. Tanto da replicare il rituale anche con la maglia della sua franchigia, i Seattle Reign.

La federazione è corsa subito ai ripari. Ha caldamente invitato Megan a cessare subito la protesta e ha emesso un comunicato che non lascia spazi all’interpretazione.

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«Tutte le persone che rappresentano una squadra della Federazione devono rispettosamente stare in piedi durante l’esecuzione dell’inno nazionale a tutti gli eventi dove la Federazione è rappresentata». La vicenda in febbraio è rientrata, anche perché la Rapinoe non poteva perdere la nazionale, e gli Stati Uniti non potevano rinunciare a una che segna gol così.

 

p.s Negli Stati Uniti, dove senza gli sponsor non si muove foglia, Colin Kaepernick è attualmente senza contratto. Forse il personaggio è leggermente scomodo.

Articolo a cura di Fabio Simonelli

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