QUESTIONE DI SVOLTE

ancelotti
Carlo Ancelotti festeggia la vittoria del Meisterschale, il quinto consecutivo del Bayern Monaco e 27esimo nella storia del club bavarese – Photo by Alfredo De Grandis per “La Gazzetta di don Flaco” (riproduzione solo sotto previa citazione e consenso)

Una delle peculiarità del movimento calcistico tedesco, almeno da 10 anni a questa parte, è stata saper riconoscere i momenti per le svolte, quei ricambi generazionali che sono tanto ostici quanto fondamentali per l’andamento di un progetto, specie se si pensa alle nazionali. Appunto die mannschaft è stata, tra mondiale e Confederations Cup, la dimostrazione vincente del modello tedesco, in particolare nel secondo caso con la vittoria del trofeo internazionale con un’ età media degli 11 titolari di 24 anni.

Oggi, come tutti ben sapete Carlo Ancelotti non è più l’allenatore del Bayern Monaco, il motivo? A quanto pare l’allenatore italiano era in rotta di collisione con alcuni senatori del club bavarese, la cui esclusione nella sconfitta contro il PSG avrebbe causato l’esonero. Non è la prima volta che si sente di allenatori esonerati per motivi come questo, ma nel caso di Carlo Ancelotti, un signore che ha sempre dimostrato di sapere eccome il fatto suo, tutto ciò rende quantomeno strabiliati. Specie se avviene a stagione appena iniziata e nonostante tutto ben avviata dal Bayern, che ha vinto la supercoppa contro il Dortmund e ha un record stagionale di 6 vittorie, 1 pareggio e 2 sconfitte.

Ma torniamo alle svolte di prima. Il processo fatto ad Ancelotti verte anche su di esse infatti, dato che l’allenatore italiano ha escluso alcuni giocatori che sono al Bayern da 5-6 anni (Robben e Ribery su tutti) per schierare giocatori appena arrivati (Tolisso, James) o giovani già provati prima in formazione (Kimmich, Sule). La formazione schierata al Parco dei Principi a detta dello stesso Ancelotti nel post partita non aveva equilibrio, date le numerose ripartenze dei velocissimi Cavani, Neymar, Mbappé a cui il Bayern è stato esposto nei 90 minuti. Ma i problemi del Bayern sono sembrati più tecnici che tattici in fin dei conti: 53 cross tentati, 0 gol. Un dato abbastanza clamoroso, che evidenzia come i bavaresi abbiano comunque fatto la loro partita, nonostante nette difficoltà nella costruzione del gioco a centrocampo, ma che semplicemente il PSG ha fatto più gol.

Non me ne voglia Rummenigge, ma perdere contro il Paris Saint Germain, fuori casa, in questo momento storico per i due club – a mio avviso – ci può stare. Quello di Parigi è un ambiente in completa e piena esplosione calcistica, dopo l’arrivo di Neymar, Mbappé, Dani Alves la squadra di Al-Khelaifi sembra aver incarnato finalmente quella dimensione internazionale che aspettavano da anni ai piedi  della torre Eiffel. D’altro canto i bavaresi hanno vissuto un inizio di stagione che avrebbe dovuto inevitabilmente fare i conti con il ricambio generazionale, dopo gli addii di giocatori fondamentali sia in campo che nello spogliatoio come Philipp Lahm e Xabi Alonso. Aggiungeteci un giovane il cui rendimento è stato sotto le aspettative, anche considerando l’investimento effettuato e che ha lasciato momentaneamente la Baviera (Renato Sanches) e l’infortunio di uno dei portieri più forti al mondo. Non prendetemi come un avvocato delle cause perse, ma difendere Ancelotti o quantomeno provarci mi sembra il minimo verso un manager che ha vinto tutto, dovunque sia andato e vederlo esonerato così fa parecchio male.

Alcuni campanelli d’allarme, è vero, erano già risuonati attorno all’Allianz Arena: a inizio stagione Muller e l’ex allenatore del Bayern sembravano in rotta di collisione dopo alcune esclusioni dall’11 titolare e certe dichiarazioni meritocratiche come “il posto di titolare va guadagnato e non è garantito per nessuno”, a mio avviso più che legittime, ma che possono destabilizzare l’ambiente interno. Dopo la sconfitta in Bundesliga contro l’Hoffenheim di Nagelsmann, uno degli indiziati per sostituire Carletto nel futuro, inoltre erano venuti al pettine alcuni nodi e si erano scatenate diverse polemiche. Un altro giocatore fondamentale si era fatto sentire dopo la sconfitta di Parigi: Arjen Robben, a dimostrazione di quanto le questioni di spogliatoio abbiano potuto incidere sulla decisione della dirigenza bavarese. Probabilmente una sconfitta così pesante non è stata digerita né dai giocatori  né dalla dirigenza, che ha ritenuta necessaria una svolta, come ha detto Rummenigge. Da capire resta se i problemi del Bayern erano legati solo alla figura di Ancelotti o da effettive mancanze nella rosa, forse in questo caso il pareggio di ieri (oggi) del Bayern contro l’Herta è un indizio, ma non sta a me trarre conclusioni.

Una riflessione finale la merita il futuro di Ancelotti: si è parlato di Milan, che Montella vuole tenersi stretto nonostante traballi un po’, ma ci sono due suggestioni a mio avviso più interessanti di rivedere Carletto a Milanello. Una consiste nella squadra allenata saldamente da Di Francesco, che dopo il successo contro il Milan punta a confermarsi in Champions. In questo caso sarebbe un ritorno romantico, forse più per Ancelotti che per la Roma, sarebbe un ricongiungimento a distanza di tanti anni ricordati gloriosamente. L’ultima ipotesi è quella della Nazionale, sia per “l’affaire Ventura” che sembra incombere dopo la disfatta di Madrid, che per motivi analoghi a quelli che spingerebbero Carletto verso la capitale.

Ancelotti la sua scelta non l’ha ancora fatta, ma nel dubbio ha scelto di allenare oltre il calcio dei grandi: oggi (2 ottobre) allenerà i bambini di Gerusalemme, in un evento che sarà la testimonianza che i valori dello sport possono andare oltre i conflitti culturali.

Articolo a cura di Luca Pesenti

 

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