IL PROCESSO DEL LUNEDÌ

ventura
Giampiero Ventura – photo by zimbio.com

Italia – Macedonia è una tragedia. Questo termine non viene usato poi tanto casualmente: i fautori della disfatta sono infatti cugini dei Greci, maestri ed inventori della tragedia appunto.
Poi c’è l’Italia, attore che non riesce più a indossar la maschera di se stessa e cerca, invano, quella più adatta continuando a cambiare schemi e interpreti.
A completare il quadro non manca nemmeno il coro, che invece di accompagnare con canti e musiche però, stavolta non ha risparmiato di bordate di fischi (anche giustificabili) gli attori in campo.
Infine l‘autore di quest’infausta opera: Ventura, che dal canto suo potrà pensare alle assenze come alibi, ma che non può farsi scivolare addosso l’Italia vista venerdì a Torino.

Tutto ciò se ci pensate bene poi, è un controsenso. Perché se il giorno dopo questa tragedia, il “The Guardian”  fa uscire un articolo che riempe di elogi la rinascita della Serie A caratterizzata da gol a caterve, giovani talenti e imprevedibilità nelle partite, noi ripensando alla partita penseremo “ma dove?!”. Probabilmente gli inglesi hanno ragione, il nostro campionato sembra finalmente tornato a un livello qualitativo più vicino ai tanto celebri “top”: Premier, Liga, Bundes e Ligue 1; e hanno azzeccato anche le cause di questo rinvigorimento italico. Tutte queste considerazioni appaiono sterili però considerando non solo il risultato, ma la prestazione contro la Macedonia.

Come detto prima, offre una magra consolazione guardare in infermiera e trovarvi gente come De Rossi, Verratti e Belotti. Questo non può in ogni caso giustificare una prestazione fioca come quella degli azzurri contro, con tutto il rispetto, un avversario modesto, aizzato (nel gol e nell’assist) da due “italiani” di Serie B, giocatori del Palermo. Restando sugli azzurri, si possono rimproverare molte mancanze alla squadra di Ventura: l’assenza di un vero e proprio gioco, complice l’esser privi di un regista, ma soprattutto una manifesta incompatibilità degli 11 scesi in campo.

Tutto ciò è ancor più preoccupante se si pensa che, Buffon incluso, quella difesa dovrebbe conoscersi fin troppo bene. Eppure Bonucci commette un errore banale in occasione dell’ 1-1. Il centrocampo probabilmente è imputabile di esser l’anello debole della formazione, con Parolo e Gagliardini incapaci, seppur per qualità proprie, di impostare azioni ordinate e corali. L’attacco infine potrebbe essere risultato il grande assente di venerdì sera, mai servito come avrebbe dovuto essere, è vero. Tuttavia non riesco a giustificare Immobile e Insigne per non aver creato più occasioni nitide, al contrario farò con Verdi, alla seconda presenza in Nazionale, nonostante nel secondo tempo l’Italia non abbia mai tirato in porta (mai!).

Forse il nostro ct non riconosceva questa partita come fondamentale, dato che il secondo posto era ormai cosa certa. Non si possono accettare però 3 prestazioni così lontane da ciò che si era costruito in questi mesi pre e post – Conte. Bisognerebbe ricordarsi che si rischia di non andare al mondiale in Russia, e poi chi glielo spiega a Putin che il suo amichetto Silvio non ci sarà? Avremo comunque occasione per smentire queste mancanze di bel gioco e orgoglio nazionale, innanzitutto stasera contro l’Albania di Panucci.

Il popolo italiano oggi vuole la testa di Ventura, inutile negarlo. Fin dalla sua nomina per sostituire chi ha trovato fortuna a Stamford Bridge, l’allenatore ex Torino non ha mai suscitato grande entusiasmo tra i tifosi, che oggi sognano Ancelotti. Ventura potrebbe rischiare la stessa sorte dell’ex Bayern ed esser “fatto fuori” dai senatori, che pare non abbiano apprezzato né il 4-2-4 proposto a Madrid, tantomeno il 3-4-3 di Torino, ai quali preferirebbero il 3-5-2 preimpostato da Antonio Conte.

In fin dei conti a mio parere, in queste manifestazioni deludenti della Nazionale, il problema del sistema di gioco ha avuto il suo peso, niente più. Se nel match contro la Spagna posso essere concorde all’imputabilità del 4-2-4, per quanto riguarda il pareggio di venerdì non ammetto che le colpe ricadano sul modulo scelto dall’allenatore, reo di aver cercato di mettere nelle posizioni preferite i migliori (insigne e la difesa schierata a 3), ma colpevole di aver messo in difficoltà gli interpreti più fragili (Parolo e Gagliardini su tutti).

Un ultimo pensiero, anche per stemperare la questione Nazionale, non può che andare ad Aldo Biscardi, scomparso la scorsa notte. Questo pezzo, con un omaggio estremamente riduttivo, è dedicato all’inventore del “processo del lunedì”, che fu il primo incondizionato sostenitore del “Moviolone” che oggi possiamo chiamare VAR.

Articolo a cura di Luca Pesenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...