LEGGIADRIA DI HAKIM ZIYECH

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Vola come un farfalla, pungi come un’ape – Hakim Ziyech by Alessio Giannone

Leggiadro. Un termine che rasenta l’aulico, che l’impeccabile Treccani associa a grazia ed eleganza, alla raffinatezza. Una qualità di cui pochi eletti si possono vantare. Pare sia un dono del destino, o almeno così ho sentito dire. Un po’ come se la vita fosse un disegno del tutto preordinato. Quante volte abbiamo sentito accostare questo concetto alla danza, alla ballerina classica che volteggia sulle punte con armonioso fare? Ovviamente il balletto non è il calcio: nel primo caso l’eleganza ce l’hai per natura o te la insegnano. Il voetbal è tutt’altra faccenda: lì, tra i chili di fango e difensori squilibrati che rivendicano le tue caviglie, la classe è un dono. Forse è solo il destino che decide per noi, forse è solo una predisposizione naturale.

O semplicemente è culo. Del resto c’è chi col pallone ci gioca, e poi c’è chi danza con esso, e lo fa con una spontaneità disarmante, tale da accarezzare il più intrinseco significato di sublime.

Prendete Hakim Ziyech, che di professione fa il Tien, che per diventare kampioen ha sposato la causa dell’Ajax: l’identità ajacide è sinonimo di orgoglio e fierezza, ma non è una responsabilità di poco conto. Dal suggestivo squarcio di cielo che incornicia l’Amsterdam Arena, ad ogni santa partita, un impercettibile “velo di Maya” sembra sollevarsi al fine di ricordare che lì, sullo stesso campo, hanno giocato gli dèi. È consapevolezza di non essere chiamati Godenzonen per caso. Il passato – fattispecie in ambito calcistico – può affogarti nell’anonimato, in particolar modo quando si sfocia nel banale e quanto mai sadico gioco dei paragoni illustri, che ti obbliga a vivere nel “fantasma” di un leggendario predecessore.

Ora ripensate al ragazzino olandese nato nella rurale cittadina di Dronden, nel Flevoland, ma dalle chiare origini nordafricane, ed aggiungeteci una passione viscerale per il voetbal, ossessionante e smisurata, al punto di rendere un pallone di cuoio sgualcito il proprio migliore amico. A tutto questo sommate una fanciullesca introversione e la perdita di un padre a soli dieci anni – che pesa tantissimo (e che ha rappresentato le fleur du mal nella carriera anagraficamente ben più matura di un autentico campeon come Adriano l’imperador) – poco prima di entrare nella florida Academy dell’Heerenveen, Trots van het Noorden, che ha plasmato calciatori del calibro di Van Nistelrooy, Jan Klaas Huntelaar e Luciano Narsingh.

Dategli come primo mentore una leggenda del calibro di Marco Van Basten: uno che in termini calcistici ha fatto di eleganza e raffinatezza un mantra fondamentale, e che ha visto la sua carriera volgere al termine troppo presto – se relazionata allo smisurato talento – a causa di un paio di caviglie fin troppo ballerine. Sarà proprio il Cigno di Utrecht a lanciare Ziyech – da titolare – nella stagione 2013/2014, comprendendo l’enorme talento e la coabitante metafisicità intrinseca del ragazzo, capace di concretarsi ai nostri occhi grazie all’ausilio di quel sinistro fatato. Si instaurerà un rapporto speciale tra i due: Van Basten lo guida, cerca di motivarlo e soprattutto lo sgrida – proprio come farebbe un padre – ma soprattutto ne avanza la posizione in campo, rendendo Hakim libero di agire tra le linee e di svariare su tutto il fronte offensivo alle spalle di una punta.

Da quel momento in poi è iniziata una rapidissima escalation nazionale per il ragazzo, che prima ha scelto la maglia del Twente per affermarsi – rifiutando peraltro un club come il Feyenoord con un neanche troppo sibilino “voglio andare in un club dove posso giocare” – e infine quella dell’Ajax nel tentativo di consacrarsi in maniera definitiva. Infine, per completare l’opera, la decisione di vestire la maglia del Marocco in onore dei genitori, e non quella orange dell’Olanda dopo le continue indecisioni della KNVB nel convocarlo o meno. E onestamente, a giudicare dal buio in cui naviga la squadra di Advocaat, un Tien come Ziyech avrebbe sicuramente fatto comodo, per tentar di resuscitare quella luce dal colore arancione, che ad oggi appare più spenta che mai.

Tutti noi ci chiediamo: sarà la stagione del salto definitivo nel grande calcio?

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Hakim Ziyech by Alessio Giannone

Punti di forza:

Partiamo da quel sinistro dannato – sì, dannato – per i portieri avversari. Ciò che impressiona di Hakim Ziyech è l’incredibile qualità sotto il profilo tecnico. Mi piace definirlo il “Re Mida” dei calci piazzati, capace di trasformare ogni tiro da fermo – dalla lunga o media distanza – in un gol o un assist. Il suo background nei freekick si compone abitualmente di una rincorsa di massimo 2/3 passi, sempre perpendicolare al secondo palo (quando tira direttamente in porta) a prescindere dalla posizione, ed un mix impareggiabile di potenza ed effetto. Ad oggi le statistiche complessive parlano di un calciatore da ben 53 gol – di cui 32 finalizzati al termine della manovra collettiva, 8 in contropiede, 6 da calcio piazzato e 5 penalty – e addirittura 54 assist – di cui 11 da corner e 12 proprio da calcio di punizione – in 151 match disputati tra Heerenveen, Twente ed Ajax. Riflettendo sugli assist, si può notare come la maggior parte di essi arrivino attraverso dei cross tesi e precisi, mirati a pescare l’inserimento di un compagno nell’area piccola.

https://www.youtube.com/watch?v=Df_YAMn73Q8

In questa occasione – da una posizione che ai nostri occhi può apparire abbastanza siderale o comunque complicata – prende una ricorsa di tre passi e mette la palla all’incrocio dei pali.

Un’altra caratteristica importantissima di Ziyech è la personalità, che gli consente molto spesso di azzardare giocate complicate senza considerare il potenziale margine d’errore. Il fisico leggero e longilineo sicuramente lo aiuta, nell’uno contro uno, a compensare la rapidità non eccelsa negli spazi brevi. Il suo repertorio si fonda principalmente su skills d’alta classe, repentini cambi di direzione che lasciano letteralmente sul posto gli avversari, precise aperture di 30 metri per servire i compagni ed infine, un’ottima capacità d’inserimento senza palla. Considerando i rispettivi campionati nazionali, e prendendo come termine di paragone – per lo Ziyech dello scorso anno – l’Angel di Maria ancelottiano (decisivo per la conquista della tanto agognata decima) possiamo notare come il numero dieci dell’Ajax sia stato in grado di segnare 3 gol in più rispetto ad un autentico campeon come El Fideo, a dispetto dei 5 assist in meno, se proprio vogliamo trovare la connotazione negativa di simili statistiche. Sono da rimarcare con estrema attenzione invece, i dati riguardanti il numero di occasioni create (101 a 90) e i passaggi chiave complessivi (90 a 73), che premiano l’estroso fantasista marocchino che dunque – solo considerando il fattore statistico – la scorsa stagione è riuscito a fare meglio di grandi calciatori come Ivan Perisic, il Bernardo Silva targato Jardim, il primo Douglas Costa del Bayern Monaco e David Silva.

https://www.youtube.com/watch?v=FhzEO0SSSyA

Qui in azione durante il match tra il suo Ajax ed il N.E.C, giocato all’inizio dell’anno. Una marcatura tanto meravigliosa, che definirla tale potrebbe addirittura risultare un eufemismo. Nella realizzazione di questa rete si denota, nella sua interezza, l’immensa intelligenza di Ziyech nello sfruttare tutte le sue migliori caratteristiche, come la qualità tecnica e le lunghe leve, per sopperire alla non eccelsa velocità. Il controllo di palla dopo aver ricevuto lo scarico da Davy Klaassen non è dei migliori, quindi Hakim si porta la sfera verso l’interno eludendo la prima marcatura, poi con un lieve tocco di punta taglia fuori il secondo difensore – impossibilitato ad intervenire a causa dello sbilanciamento del corpo verso destra – ed infine, nonostante si allunghi troppo il pallone, riesce proprio grazie all’ausilio delle lunghe leve a saltare anche l’ultimo uomo, che dopo esser stato mandato a spasso con un montblanc meritevole di una “ola” collettiva sembra quasi autocensurarsi dal mandarsi a quel paese. Ziyech si ritrova così a tu per tu con l’estremo difensore Joris Delle e – anticipandolo – insacca il pallone all’angolino basso, rendendo dunque inutile il tentativo di uscita del portiere avversario.

Partendo dalla mia ultima marca espressiva ho volutamente sottolineato il verbo anticipare, quindi attuare il compimento di un’azione con tempistiche minori del previsto, o comunque in un lasso di tempo nettamente inferiore affinché il cervello umano possa realizzarne l’esecuzione. Ed è proprio così: il mancino di Ziyech è un atto puro preveggente. Un po’ come se nel suo cervello ci fosse un radar che codifica un’informazione, per poi trasferirla al piede sinistro, che dunque decodifica e concretizza l’atto, il più delle volte incantando la platea dell’Amsterdam ArenA. Hakim appare sempre in grado di capire quale sia la giocata più giusta da fare in ogni situazione di gioco, che sia essa un dribbling, un dialogo di prima con un compagno, un passaggio filtrante – dalla media distanza o negli ultimi metri – oppure la sua tipica e secca sterzata con conseguente avvitamento per girare intorno al suo diretto avversario, che mi permetto di ribattezzare con il nome di Ziyech-Spin (anche per non scomodare senza merito la Cruijff-turn, guardate il movimento al minuto 1,40 del video).

https://www.youtube.com/watch?v=V7ccqQoIGJ4

Questa grande intelligenza si denota anche in altri aspetti del gioco di Ziyech, come ad esempio la protezione della palla. Hakim infatti cerca di sfruttare la leggiadria intrinseca dei propri movimenti per eludere la marcatura avversaria e le sue movenze sono imprevedibili e ragionate in un istante. Grazie alla propria struttura fisica – quando si ritrova circondato da più di un marcatore – riesce a disimpegnarsi egregiamente con un rapido tocco di mancino seguito da una corsa che nel primo metro dovrebbe eludere ogni possibilità di tackle (si è guadagnato 51 falli l’anno scorso) o di contrasto pulito in favore dell’avversario. Ciò gli consente di creare più di qualche semplice grattacapo alle retroguardie avversarie, fornendo anche diverse chance di superiorità numerica ai suoi. Una volta libero dalla pressione, cerca quasi sempre di servire i compagni di squadra sulla corsa, ostentando uno stile box to box orientato a coprire più metri di campo ottimizzando il tempo: una semplice implicazione del calcio moderno.

Non a caso Ziyech cerca sempre di insistere sul fraseggio verticale, piuttosto che orizzontale. Nella scorsa stagione i suoi passaggi coprivano mediamente 19,22 metri di campo: numeri poco più alti rispetto all’Angel Di Maria targato Carlo Ancelotti (19,18), ma più netti rispetto agli altri giocatori presi precedentemente in considerazione come Bernardo Silva (16,30) e David Silva (15). Tuttavia, proprio la precisione nei passaggi, sembra essere il suo tallone d’Achille: nella scorsa stagione di Eredivisie Hakim ha completato positivamente solamente il 76% dei passaggi realizzati. Una media nettamente più bassa se proporzionata a David Silva (87% e ci può stare, aggiungerei), e più lieve rispetto al Di Maria formato Galactico (82%) ed infine Bernardo Silva (81%). Servirebbe dunque una maggior concretezza (un buon +80%) in fase di costruzione.

Piccole annotazioni:

In fase difensiva è il migliore – riprendendo i 4 termini di paragone precedenti – per quel che riguarda la fase d’intercettazione. Ziyech nella scorsa stagione ha intercettato la sfera 28 volte durante la costruzione della manovra avversaria: merito – come detto prima – della sua grande capacità di leggere in anticipo determinate situazioni di gioco, che lo pone al primo posto seguito da Bernardo Silva (26) e Di Maria (20). Molto bene anche i dati riguardanti i tackle vinti (36). Dei difetti comprensibili – considerando anche il fisico abbastanza gracile – emergono nei contrasti corpo a corpo: nella stagione attualmente in corso su 18 contese con il diretto avversario è stato dribblato 12 volte, mentre lo scorso anno sono stati ben 72 i tackle persi. Sembra mancare quella giusta dose di agonismo e maliziosità, che in certi casi non guasta mai.

Il futuro:

Dopo il mancato passaggio alla Roma di Eusebio di Francesco – che gli ha preferito Patrik Schick della Sampdoria – sul gong dell’ultima sessione estiva di calciomercato, tutti si chiedono ovviamente dove (e quale) potrebbe essere il futuro di Ziyech, che ormai sembra aver raggiunto la giusta maturità calcistica per lasciare l’Olanda e l’Eredivisie dopo tre esperienze formative con l’Heerenveen, il club che l’ha cresciuto, il Twente, dove ha potuto mettere in mostra tutte le sue qualità, e l’Ajax, dove ormai sembra aver trovato una prima consacrazione sotto il profilo umano e calcistico.

Si parlava molto anche di Milan e Napoli interessate al giocatore, con l’Inter sullo sfondo, ma se devo proprio lanciarmi in una spassionata suggestione di mercato, vedrei molto bene Hakim in nerazzurro sotto la guida di un tecnico accorto e sagace come Luciano Spalletti, che è sempre stato una sorta di maestro nel disciplinare certe tipologie di calciatore. Per quel che riguarda l’estero invece, credo che un campionato come la Liga potrebbe essere il più adatto ad un calciatore con le caratteristiche (e i difetti di fabbrica) del Tien marocchino. In Premier League potrebbe risentire maggiormente della fisicità che ha sempre contraddistinto il football britannico (sembra piaccia al Liverpool di Jurgen Klopp).

In ogni caso – lasciandoci alle spalle voci e suggestioni di mercato – sembra davvero che questo possa essere l’anno giusto per l’exploit definitivo di Hakim Ziyech: leggiadro da Dronden e Re Mida dei calci piazzati, ma ha anche dei difetti. Un vecchio detto dice “il talento lo danno, ma poi bisogna lavorarci!”.

Articolo a cura di Daniele Pagani

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