ARGENTINA, UN “SENTIMENTO” CHE NON POTRA’ MAI FERMARSI

Una bomboniera albi-celeste. L’intento dell’AFA era proprio questo, trasformare l’Alberto José Armando, la casa del Boca Juniors, in una Bombonera con i confetti non bianchi, ma bianchi e azzurri. Per scardinare l’essenza di un tempio, c’era bisogno di una partita particolare. E quella contro il Perù, decisiva per andare al mondiale di Russia, faceva al caso della federazione.

Già da alcuni giorni prima della gara, i tamburi della Doze si erano dipinti di blanco y celeste. Poi i classici papelitos e le bande a tutta curva da sventolare in caso di gol. E poi la gente, la banda loca de la Argentina, sempre pronta a cantare dall’ inzio alla fine, a patto che i giocatori facciano una sola cosa: pongan los huevos, mettano gli attributi.

tamburi argentina
photo by lanacion.com.ar

In altro Argentina-Perù, del 2010, si era visto chiaramente come il pubblico argentino potesse caricarsi la squadra sulle spalle e portarla alla vittoria. Si giocava anche quella volta per l’accesso ai mondiali, quelli sudafricani. Sotto un’acqua torrenziale, la nazionale di Maradona stava pareggiando 1-1 contro i peruviani. Serviva il successo per non dover giocarsi la qualificazione il turno dopo al Centenario di Montevideo. A un quarto d’ora dalla fine dalla curva Sivori del Monumental (lo stadio del River Plate) la gente comincia a denudarsi e a saltare. Tutto lo stadio imita il gesto. Si leva prima a basso volume, poi sempre più alto una voce: «Olé, Olé, Olé, Olé, Olé, Olé, Olà, ooooohh Argentina, es un sentimiento que no puedo parar». Un sentimento che non posso trattenere, che mi cresce dentro e che, dopo il 2-1 di Martin Palermo al 93′, scoppia liberamente, mettendo a serio rischio le tribune del Monumental.

La tifoseria argentina si era fatta conoscere al mondo durante il mondiale 2014 in Brasile, col famoso Brasil, decime que se siente, il canto che sbeffeggiava i cugini verdeoro. Eppure se c’è qualcosa che contraddistingue gli argentini è l’orgoglio, e quel coro sotto il nubifragio ne è il più chiaro esempio.

Nella notte di giovedì scorso contro il Perù, è stato intonato tantissime volte, una continua turbina in grado di creare energia. Non è bastato. Messi e compagni non sono riusciti a concretizzare le numerose palle gol e scardinare il muro del Perù. Uno 0-0 che rischiava di compromettere tutto. Fortuna che il Paraguay è andato a vincere in Colombia, ribaltando il risultato negli ultimi cinque. Alla nazionale serviva una vittoria a Quito contro un Ecuador già fuori dai giochi ma deciso a non regalare niente. Da Buenos Aires è partito l’esodo, al grido di una passione, anzi di un sentimiento che non si può fermare. Ci ha pensato Leo, l’albiceleste è ai mondiali e la banda loca  ha già fatto il biglietto per la Russia.

Articolo a cura di Fabio Simonelli 

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