FLUMINENSE, TRA RAZZISMO E “PÓ DE ARROZ”

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Il razzismo é sempre stato un argomento delicato da trattare e quando se ne parla si rischia spesso di cadere nel banale. Per questo ho pensato che fosse meglio raccontarvi la storia di come venne coniato il nome della tifoseria del Fluminense. E voi penserete “e questo cosa c’entra con il razzismo?”

Per prima cosa dobbiamo partire dal Fluminense Football Club, la prima squadra di calcio nata a Rio de Janeiro e uno dei club piú antichi del calcio Brasiliano. Il club fu fondato nel 1902 grazie soprattutto ad Oscar Alfredo Fox che dopo una epoca di studio in Europa si innamoró del calcio e decise di trasferirlo a Rio de Janeiro. Possiamo tranquillamente affermare che lui fu uno dei personaggi principali della nascita del futebol brasileiro. Il Fluminense fu spesso accusato di essere un club razzista fin dalla sua nascita ma non sempre le accuse coincidono con la veritá.

Agli inizi del 1900 il calcio, in Brasile, era considerato come qualcosa di Elite. Dedicato a persone per lo piú ricche e bianche, era difficile trovare squadre di calcio con giocatori di colore. Di fatto non esistono dati certi riguardo la presenza di neri nelle squadre brasiliane di quell’epoca. Il Bangu e il Ponte Preta furono sicuramente le prime, ma fu il Vasco de Gama nel 1923 a dare la svolta con la presenza di ben 12 giocatori di colore nella propria squadra e con la vittoria del Campionato Carioca. Ció che contradistingueva il Fluminense non era il fatto di avere pochi giocatori di colore ma bensí di avere all’interno del club solo persone ricche e di buona famiglia, e questo coincideva con una maggioranza di persone bianche.

Visto il basso numero di persone di colore ricche che giocavano a calcio spesso si parlava del Fluminense come una societá razzista per il colore della pelle. Ma questo pensiero fu totalmente smentito e la tifoseria contribuí a difendere il club da queste accuse.

Il 13 maggio del 1914, il Fluminense gioca contro l’América di Rio de Janeiro e tra le file della squadra di casa é presente un ex giocatore dell’América, Carlos Alberto. Carlos Alberto, mulatto di carnagione, aveva l’abitudine, giá prima di arrivare al Flu, di passarsi la cipria (Pó de Arroz) dopo aversi fatto la barba.

Carlos Alberto

I tifosi dell’América, rimasti scottati dal suo addio, vedendo la cipria scivolare sul viso del giocatore a causa del sudore e non avendo idea di come insultarlo iniziarono a urlargli contro “Pó de arroz…Pó de arroz…Pó de arroz”. A quel punto i tifosi del Fluminense abbracciarono quel soprannome e iniziarono a cantare ancora piú forte per difendere il proprio giocatore. E fu in quel giorno che la tifoseria del Fluminense prese il nome di Pó de Arroz. 

Un bellissimo gesto che dimostra come basti poco per combattere gli ignoranti che ancora oggi continuano ad essere presenti negli stadi e non solo.

Molti sostennero che fu il Fluminense a obbligare il giocatore a mettersi la cipria per nascondere il colore della pelle ma in realtá fu una scelta esclusiva di Carlos Alberto che aveva questa usanza giá nell’América RJ.

Bellissima le coreografie della Pó de arroz con la nube bianca che avvolge gli spalti a dimostrazione di come una partita o un “apelido” possano creare la storia. A volte la difesa contro episodi di razzismo può creare maggiore unità e umanità in tutti noi, vorremmo vedere più spesso episodi del genere per poter abbattere le brutte abitudini.

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La Pó de Arroz del Fluminense. Peccato che in Brasile ora siano probiti i fumogeni ed é difficile vedere queste coereografie – credits by GloboEsporte.com.br

Ps : Ci sono foto che dimostrano che giá nel 1910 il Fluminense avesse giocatori di colore all’interno della propria squadra. A dimonstrazione che il colore della pelle non era un discriminante per entrar a far parte del Fluminense.

Articolo a cura di Federico Dinarelli

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