CFT, LA MOSSA DI TAVECCHIO

CFT
Presentazione CFT e sponsor del progetto – photo by FIGC

Il problema della mancanza di giovani talenti italiani sta ormai imperversando da anni sulle pagine di carta stampata e non, specie in un periodo come questo quando la Nazionale e i suoi interpreti, per usare un eufemismo, non convincono proprio tutti. E quindi eccomi qua.

La pausa delle nazionali, fortunatamente, è ormai un lontano ricordo e dopo due turni a dir poco scoppiettanti di campionato è tempo per noi della GdF di fare i conti in tasca nientedimeno che alla FIGC, perché noi non temiamo i poteri forti, o forse perché questi ultimi non ci cagano di striscio.

Argomento di questa “inquisizione” al presidentissimo Tavecchio sono i centri federali territoriali, istituiti nel nostro bel paese proprio su progetto di Tavecchio, che aveva messo i CFT al centro del suo programma elettorale nel 2014.

L’istituzione di questi centri, partita nel 2015, è ormai arrivata a contare 30 strutture operative in tutta Italia. L’organizzazione e distribuzione dei centri è relativa alla densità di tesserati FIGC delle aree regionali e l’obiettivo è avere un centro ogni 35-40 km nelle aree più abitate, ad esempio la Lombardia sarà la regione ad avere più centri, si pensa 30 entro il 2020, termine temporale di questo progetto. Entro il 2020 infatti i CFT operativi a livello nazionale dovrebbero arrivare a quota 200. Sono già stati investiti 9 milioni di euro da FIGC e LND, ai quali si aggiungeranno presto altri milioni di fondi.

Nel dettaglio questi centri sono delle strutture organizzate dalla federazione nazionale, in cui allenatori professionisti selezionati, oltre a un team di dottori, fisioterapisti e quant’altro, riceveranno ogni lunedì un “gruppone” di 100 ragazzi e ragazze tra i 12 e 14 anni. Questi centri nascono con gli obiettivi di formare e promuovere calciatori moderni, non solo attraverso l’insegnamento di princìpi tecnico tattici, ma anche attraverso un percorso di educazione allo sport. Alcuni degli obiettivi principali infatti, oltre alla ricerca dei talenti nascosti, sono: prevenire l’abbandono della pratica sportiva, educare a un alimentazione sana, insegnare il senso civico e il rispetto per l’avversario a giovani giocatori, allenatori, società e perfino ai genitori. Il lavoro dei tecnici federali non finisce il lunedì però, infatti essi vestiranno i panni degli osservatori e seguiranno i ragazzi anche con le loro squadre di club, per verificare l’efficacia degli allenamenti.

Fin qui tutto bene, ma se analizziamo il confronto con quei modelli a cui Tavecchio si è ispirato (Germania e Belgio in particolare) per importare in Italia il progetto dei CFT ci accorgiamo di come nella realizzazione si siano persi alcuni passaggi. Quanto segue non vuole essere una critica, ma semplicemente fornire un quadro completo della situazione.

In particolare, in Germania ad esempio, la ricerca di talenti e giocatori da far crescere in queste strutture viene ampliata, non solo ai tesserati da squadre di club, ma anche ad esempio facendo riferimento ai tornei scolastici e nei campi di periferia, grazie a un monitoraggio molto più ampio.

Ma il punto più importante che Tavecchio e soci hanno dimenticato di importare dai modelli nord-europei è la struttura delle Eliteschulen tedesche o le Top Sport belga, strutture dove i migliori talenti vengono formati con stage di 4 giorni a settimana e dove 200 osservatori selezionano ragazzi di età anche inferiore ai 12 anni. In questi centri d’elite si sono formati giocatori come Kevin de Bruyne, Dries Mertens e Alex Witsel.
Infine il coordinamento delle strutture è affidato alla direzione centrale federale, mentre viene a mancare un’azione cooperativa tra i diversi centri, anche quelli più vicini, la cui coordinazione potrebbe essere affidata a un gruppo di osservatori esperti, in collaborazione con gli allenatori dei singoli centri.

L’istituzione dei CFT è sicuramente una notizia positiva per il calcio italiano e sono completamente in disaccordo con chi la ritiene uno spreco di soldi e strutture. A mio avviso però ci sono tanti buoni propositi (l’educazione civica, i valori sportivi, la ricerca e il miglioramento del talento), ma poche possibilità di raggiungere lo scopo reale di questo radicale cambiamento: trovare e creare giocatori di talento. Da questo punto di vista, aumentare le attività settimanli all’interno dei CFT e istituire dei centri per i giovani più meritevoli, come nei modelli sopracitati sarebbe senza dubbio un considerevole passo in avanti.

Non disperiamo però, per una volta, forse, il calcio italiano sembra essere sulla buona strada. Il termine temporale per cominciare ad esaminare i risultati sarà il 2020, sperando che il progetto non caschi come un castello di carte.

Articolo a cura di Luca Pesenti

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