ÖZCAN MELKEMICHEL: CACCIATORE NEL GIARDINO DEL RE

IMG-20171029-WA0024(1)

Un tempo era la riserva di caccia preferita dal re. Oggi è un’isoletta, tra le più chic della Venezia del Nord, che consta principalmente di un parco (il Djurgården) e dal canale Djurgårdsbrunnsviken. Tra parchi divertimenti e musei (favoloso il Nordiska Museet, che raccoglie gli ultimi 500 anni di cultura scandinava), tra l’ex ammiraglia da guerra Vasa oggi convertita in attrazione turistica e lo Skansen, museo all’aperto con tanto di zoo, non ci si annoia mai.

La Torre di Kaknäs rappresenta uno dei must to watch dell’intera Stoccolma, le distese di alberi conferiscono una sensazione di piacevolezza, tutta Djurgården accoglie i visitatori col tipico calore nordico e li abbraccia lungo i suoi oltre 10mila metri di costa. Che ci arriviate a piedi, percorrendo la Strandvägen, in autobus, o magari in traghetto, il risultato non cambia. Resta una tappa immancabile, nel caso vi rechiate nella capitale svedese. E se siete per puro caso patiti per il calcio, o fotboll, come lo chiamano da queste parti, ecco che sui 279 ettari trovate pure lo stadio dell’Idrottsförening.

E’ la Tele2 Arena, situata nel quartiere di Johanneshov, a circa 10 km da Djurgården. Separata da una mezz’oretta di macchina, è la casa del DIF. Sponsorizzata dal popolare operatore di telecomunicazioni che ne detiene pure i diritti per la denominazione, la Stockholmsarenan (com’è pure chiamata) riesce a dare il meglio di sé pure ospitando concerti (immancabile Avicii, ovviamente sold out). La sua facciata trasparente, disegnata dalla White arkitekter, è formata da piastre d’alluminio che convogliano la vista dei passanti verso il maestoso tetto retrattile. In soldoni, è impossibile non vederla. Così come è impossibile, oggi, non notare come i Blåränderna occupino la seconda posizione in Allsvenskan. Certo, undici campionati e quattro Svenska Cupen nel proprio palmarés non sono roba da poco, ma principalmente è tutto materiale che si perde nella notte dei tempi.  Tralasciando i gloriosi anni ’60 e una Cupen sporadicamente portata a casa nel 1990, tutto il resto non va oltre il primo lustro di questo secolo: tre campionati tra 2002 e 2005, altrettante coppe nazionali. Per capirci, erano gli anni in cui Magnus Pehrsson faceva il difensore (e non l’allenatore del Malmö, come oggi), in cui Andreas Isaksson e Kim Källström erano poco più che due ventenni, in cui sulla panchina sedeva il bosniaco Zoran Lukić, papà della popolare modella Andrea.

svezia.jpg
Isaksson e Kallstrom – Photo by metro.se

Le stelle – Oggi, Isaksson e Källström sono tornati a casa. Acclamati a furor di popolo da una tifoseria che ricorda nostalgicamente i trofei vinti insieme e le grandi partite giocate con Andreas in porta e Kim a far legna in mezzo al campo, i due hanno scelto di ritrovarsi quantomeno per un’allegra rimpatriata. Tornare a Stoccolma, in un campionato povero come quello svedese ma dopo aver sentito da giocatori la musichetta di Tony Britten, che è poi l’inno della Champions, ha certamente sollevato un hype clamoroso nei confronti di una società intenzionata a spiccare il volo. Approfittando della crisi dell’IFK Göteborg, traendo vantaggio dai momenti no di AEK e Norrköping, ora il Djurgårdens IF è secondo in Allsvenskan. E non certo per caso.

 Il tecnico – Özcan Melkemichel è un 49enne turco, di origini aramaiche, che dopo cinque anni passati in Germania si è trasferito in Svezia. La tipica accoglienza offerta dalle grandi città alle più disparate etnie ha convinto grandi masse a trasferirvisi (specie da Balcani e Medio Oriente), e nei vari flussi c’è entrata pure la famiglia Melkemichel. Ex Syrianska, nel 2014 Özcan si è messo a disposizione dell’AFC United traghettandolo nella sua primissima, storica, promozione tra i grandi di Allsvenskan. Raggiunta la meta, ha lasciato il comando di quello che oggi si chiama Eskilstuna accettando la corte del DIF. Il suo 4-4-2 è tanto tradizionale quanto coriaceo, classico ma perfettamente funzionale. E la semplicità, a questi livello, è un pregio.

özcan_closeup_743.jpg
Ozcan Melkemichel – photo by dif.se

 Difesa – Detto di Isaksson, che a 36 anni suonati è ancora in grado di usare i guantoni (con grandi risultati, peraltro), la difesa è retta da un altro profilo esperto qual è il 34enne Jonas Olsson, che dopo 9 anni al WBA è tornato in patria ritrovando due amici: “Ho parlato molto con Kim e Isak, sono tornato a casa, voglio giocare e sono in forma ottima”. Accanto al baluardo di 193 cm, ecco i 180 di Jacob Une Larsson, altro armadio in stile Ikea che al Brommapojkarna ereditò la fascia dal prematuramente scomparso capitano Pontus Segerström. Il 19enne Felix Bejimo fornisce la propulsione sulla destra, il dirimpettaio Elliot Käck pompa sulla corsia mancina. Chiave portante del 4-4-2 del DIF, i terzini rivestono una duplice funzione notevole: di certo non gli manca la corsa. E’ per questo che Niklas Gunnarsson, ufficialmente riserva, riesce a scendere in campo regolarmente in una sorta di staffetta coi colleghi sopracitati.

Centrocampo – La classe di Congo-Kim, mister Källström, illumina la manovra come ben pochi fari. Luce e fosforo della squadra, a 35 anni il numero 16 correrà magari meno ma non gli è certo passata la precisione: il suo sinistro è caldo, artefice di 3 reti (di cui una punizione) e 7 assist finora. Accanto all’idolo di casa, ovviamente capitano, ecco uno tra il quasi omonimo Jesper Karlström e Kevin Walker: il primo è un classe ’95 esplosivo e tecnico, il secondo ha origini irlandesi e nel tempo libero canta. Dal 2015 è a Stoccolma, dove nel frattempo ha spopolato con alcuni suoi brani firmando un prestigioso contratto con la Universal e duettando con Robbie Williams. Sulle corsie del 4-4-2, spazio al talento: Magnus Eriksson a destra, Othman El Kabir a sinistra. Il primo è un ex prima punta decentrata con grandissimi risultati (14 reti e 7 assist, capocannoniere dell’Allsvenskan), il secondo è il fratello minore Moestafa (che forse ricorderete al Cagliari, per caso, nel 2011-12?). Othman ha il numero 58 in omaggio all’anno di nascita della madre, è meno esplosivo (4 gol e 5 assist) ma ugualmente importante. A dar loro il cambio ecco Haris Radetinac, bosniaco nato in Serbia e dal 2013 al Djurgården. Peccato che due gravi infortuni al ginocchio (crociato prima, menisco poi) ne abbiano limitato le presenze in campo.

 Attacco – Dulcis in fundo. Kerim Mrabti è un classe ’94, Gustav Engvall ’96. Giovani, faziosi, ribelli, tendenzialmente indisciplinati e scalmanati. Cresciuti col mito di Ibra, assomigliante più al secondo che al primo, sono due ragazzotti che la Svezia culla nella sua Under21. Mrabti è un trequartista riconvertito a spalla di Engvall, di padre tunisino e mamma metà svedese e metà finlandese: ora infortunato, ha concluso il suo anno con 6 reti e 7 assist. Brevilineo, è il partner ideale per il compagno col numero 17. Engvall (8 reti, 7 assist) è il terminale della cooperativa del gol voluta da Melkemichel. Talento lucente, brillante, cristallino, è di proprietà del Bristol City ma pare sia decisivo solo in Svezia (etichetta che Gustav punta a scrollarsi presto di dosso). In sua assenza, spazio alla fisicità dello zimbabwese Kadewere o del 19enne senegalese Badji. Pure loro saranno utilissimi per la battuta di caccia. Quella che il re svolgeva a Djurgården un tempo. Ma anche quella che Melkemichel proverà il prossimo anno per arrivare finalmente in cima all’Allsvenskan.

Articolo a cura di Matteo Albanese

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...