CAPORETTO CALCISTICA

ITALIA
La delusione di Florenzi – Photo by Sky Sport

Se sono qui oggi, e credetemi non vorrei per nessun motivo, è per parlarvi della più grande disfatta del calcio italiano da 60 anni a questa parte. Sicuramente lo sapete già, anche se io onestamente faccio ancora fatica a crederci.


Faccio fatica, sì, a credere che Ciro Immobile, 14 gol in 11 presenze in Serie A, non sia riuscito a fare 1 gol in 180 minuti a Robin Olsen, portiere del Copenhagen (del Copenhagen!).
Faccio fatica a vedere un giocatore tecnicamente unico come Verratti non riuscire a incidere con la maglia più importante, quella a cui tutti ambiscono e scomparire nei momenti più importanti.
Faccio fatica anche a credere che tu Gian Piero, dopo il più grande fallimento sportivo della tua carriera, figlio soprattutto di scelte tue, non ti voglia dimettere perché devi parlare con la federazione. Cosa mai ci sarà da discutere a questo punto? Non questioni di campo di sicuro, di rinnovo tantomeno, della buonuscita di Gian Piero? Forse.

La tentazione di scaricare tutte le colpe sull’allenatore è molto forte, e probabilmente non sarebbe così insensata in fondo, perché le responsabilità di un c.t che vuole giocare tutti all’attacco contro la Spagna schierando il famoso 4-2-4 e che nelle partite più importanti della sua carriera si rifugia dietro il 3-5-2 che quasi ingabbia l’Italia, la chiude dentro una visione tecnico – tattica che avevi solo tu, Gian Piero. Perché De Rossi che si infuria quando gli viene chiesto di scaldarsi non è normale, perché Insigne che gioca 20 minuti scarsi su centottanta (180!) non è normale, perché uscire al playoff contro la Svezia non è normale.
La Svezia, tristo mietitore degli Azzurri e di tutto il popolo italiano, stretto quasi in modo commovente attorno a San Siro ieri sera per tutti i 90 minuti più recupero, di sicuro non ha mostrato un calcio stellare in questa doppia sfida. Anche se parlare di calcio giocato è molto difficile ora. Si potrebbe parlare di cultura sportiva e dell’ignoranza, perché un altro termine non mi viene in mente, di fischiare l’inno svedese e dei m… gridati a ogni rinvio (tutti sbagliati) di Olsen.

Lo dirò senza misure e sarò scontato forse, ma Ventura ci ha condannato. Ci ha condannato in nome delle sue scelte, della scelta di voler morire con le proprie idee, anche se a tutti sembravano sbagliate. Non parlerò ancora di moduli e di interpreti perché sarebbe estremamente inutile e fuorviante, ma non capire quando e come saper fare un passo indietro per il bene comune è autolesionistico e ormai l’abbiamo capito tutti. Le scuse di Gian Piero le accetto, ma non accetto il fallimento tecnico e ideologico a cui abbiamo appena assistito.

Si sente parlare di rifondazione e mi sembra più che sensato perché l’Italia, intesa come collettivo tra federazione, giocatori e allenatori, ha fallito nel peggiore dei modi. Bisogna ripartire da zero, perché campioni come Buffon, De Rossi e Barzagli non ci saranno più a difendere quei colori. La Nazionale perde qui 3 leader, 3 della vecchia guardia, e a sostituirli serviranno ragazzi giovani, che andranno guidati nel modo giusto. Quindi la scelta del nuovo c.t risulterà fondamentale, perché in un momento come questo c’è bisogno di affidarsi alla guida di un allenatore esperto, capace di dare ai giocatori la consapevolezza di cosa significa quella maglia, rappresentare un Paese intero. Quindi Ancelotti? Magari, ma non  è ancora tempo per nomi concreti.

Ritornare a essere l’Italia” Giorgio Chiellini ha dichiarato dopo quella che, forse, anche per lui è stata l’ultima partita con la maglia azzurra. Perché quella che abbiamo visto da Madrid in poi, a esser sinceri, non è l’Italia. Non è l’Italia che tutti conosciamo, quella che lotta unita e compatta, poi magari perde, ma di sicuro non ha rimpianti e si gioca tutto, con i migliori giocatori possibili. I problemi del calcio italiano non li vediamo certo da oggi, perché europei a parte, i mondiali in Sud Africa e Brasile sono stati due veri e propri disastri, dove l’Italia è uscita ai gironi contro squadre che definire mediocri è tanto. Perché è evidente come il famoso ricambio generazionale non sia di fatto mai avvenuto, perché se un giovane talento italiano esplode poi nel giro di 6 mesi, massimo 1 anno c’è da ricredersi (Balotelli, Berardi, lo stesso El Shaarawy, Gabbiadini e tanti altri). Mancanza di leader, ma anche e soprattutto di leader tecnici, di quei giocatori che si prendono le responsabilità nei momenti più difficili. Qui torno allo stesso Chiellini, a mio avviso uno dei migliori a San Siro, sicuramente leader, ma per capacità tecniche non può di certo essere lui a trascinare l’Italia in campo.

Aspettando il futuro, trovo assolutamente giusto porgere il più sincero ringraziamento a un fenomeno come Gigi Buffon, san Gigi, Danielino De Rossi, ad Andrea che ci hanno regalato la gioia più bella nel 2006 e che dopo questa sconfitta, la più brutta, hanno deciso, giustamente, di dare l’addio alla Nazionale. Grazie di tutto ragazzi. Mi auguro solo di vedere presto 3 giocatori che ci metteranno la stessa voglia, passione, grinta e tenacia che ci avete messo voi per tutti questi anni, per tutte le battaglie affrontate insieme. Perché insieme siamo caduti, e insieme dovremmo risorgere.

Forza Azzurri.

Articolo a cura di Luca Pesenti

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