WINTER IS COMING

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La Svezia festeggia la qualificazione ai Mondiali – photo by http://www.corrieredellosport.it

A Stoccolma, molto probabilmente, sapevano già come sarebbe andata a finire. Quando il periodista Simon Bank dava sfogo alle sue tensioni servendosi del suo mestiere, quello di giornalista presso una delle più quotate testate sportive svedesi, lo Sportbladet, era chiaro cosa si sarebbe palesato gli occhi di una Stoccolma attonita e incredula. La loro nazionale, guidata in modo così maniacalmente attento da un ex giocatore di pallamano qual è il cittì Jan Andersson, faccia da burbero e soprannome “Janne” da usare soltanto se giornalisti o amici intimi del personaggio, aveva tutto per far bene.

Pareva uno scenario da sogno: primo posto sfiorato, poi crollo sul finale delle qualificazioni (ah, quant’è stata deleteria la sconfitta a Sofia…) e secondo gradino del podio acciuffato in extremis. Tutto col brivido: pari punti con l’Olanda, affrontata nel decisivo scontro diretto di Amsterdam. Agli Oranje serviva una vittoria con 8 reti di scarto per scavalcare gli scandinavi, Robben ne mise a segno due sole e allora spazio alle festa. Festa che ad un certo punto pareva rinviata a data da destinarsi, come nel 2014 quando tale Cristiano Ronaldo si mise in mezzo con una rete a Lisbona e tre a Stoccolma: in sede di sorteggi, la mano di Fernando Hierro palesava i timori di un intero paese, nel momento in cui la magica pallina estratta annunciava la compiutezza dell’incubo per eccellenza: “Italien”.

Come detto, però, era nell’aria che qualcosa stavolta avrebbe favorito gli svedesi. In Brasile, nel 1950, non ci fu solo il Maracanaço ma pure la prima sconfitta azzurra in un Campionato del mondo, per mano di tali Jeppson e Andersson. Nel 1958, otto anni dopo, kermesse organizzata a Stoccolma ma senza l’Italia uscita dal girone capeggiato dall’Irlanda del Nord di Doherty. Stessa sorte nel 1992: quando una manifestazione si gioca in terra blågul, in questo caso l’Europeo, non c’è spazio per il Belpaese. Pure gli ultimi precedenti erano poco lusinghieri, mitigati sì dall’oriundo Éder a Euro 2016 ma pur sempre fondati sul kex nel 2004 (questo il termine svedese per “biscotto”). Insomma, ci credevano. E’ un presupposto fondamentale, questo, perché si potrebbe erroneamente pensare che sia stato un suicidio azzurro. No, o meglio, non si nasconda la grande prova compiuta da capitan Granqvist e compagni. Il risultato del doppio confronto ne è la prova: zero gol incassati, compattezza da far invidia a chiunque, una solidità disarmante pensando alla qualità degli interpreti (beffardo pensare che Rohdén da noi sia semi-titolare al Crotone mentre in nazionale sia la riserva di Claesson). Volendo azzardare un paragone, si tratta di una creatura figlia del lavoro del maestro Lars Lagerbäck, uno che in Islanda ricorderanno ad aeternum e che pare abbia giocato un ruolo decisivo nella nomina di Andersson dopo il naufragio di Erik Hamrén. Partire senza Ibra e sfidare l’Italia sarebbe stato assurdo per chiunque. Già erano pronti i titoli di ringraziamento a far da commiato per questa generazione, dopo risultati buoni e tutt’altro che scontati. Tutti davano la Svezia come vittima sacrificale. Insomma, un vero peccato se l’ordine sociale pallonaro costituito fosse riuscito a rompersi regalando un outsider alla Russia, la prossima estate. Ancora una volta, ecco l’Italia in ginocchio: “miraklet i Milano” gridano da Stoccolma citando beffardamente Vittorio De Sica, mentre le strade sono piene zeppe di gente incredula. “God morgon Sverige, vi är i fotbolls-VM!”. Buongiorno Svezia, siamo alla Coppa del mondo!

Galeotta fu la deviazione di De Rossi su conclusione (innocua?) di Jakob Johansson a Solna. Ma dietro a quella che chiaramente consiste in una fortunosa mano da parte della dea bendata si nasconde un palcoscenico impressionante. Chi non lo vive dall’interno non lo può comprendere appieno, a meno che non si trovi davanti un’approfondita analisi pubblicata dal collega Silvano Pulga per MondoSportivo. Nella foto scattata da Daniel Ekvall, quella che immortala il ct Andersson intento a raccogliere la spazzatura lasciata nello spogliatoio dopo la festa, c’è tutta la mentalità di chi si è trovato col difficile compito di ripulire lo spogliatoio dal più ingombrante dei rifiuti. Quello relativo all’assunzione di responsabilità, dopo l’addio di Kung Zlatan alla nazionale. Quella che Janne ha equamente distribuito ai cardini della sua rosa: Lustig, Forsberg, che per talento è l’erede più cristallino di Ibra, la coppia Berg-Toivonen, soprattutto un Granqvist divenuto leader dopo la parentesi italiana al Genoa (a proposito, su internet circolano dei video abbastanza simpatici di Andreas intento a farsi rasare a zero i capelli in seguito a una scommessa, per festeggiare l’approdo al Mondiale).

Hanno vinto. La matematica premia questa simpatica truppa di vichinghi tagliaboschi, addobbata di quel colore gialloblù che normalmente lo si vede soltanto all’Ikea. Ora, dopo aver mostrato al mondo di esser riusciti ad arrivare là dove nemmeno Ibra era riuscito a traghettarli, questi ragazzi vogliono stupire. In Russia ci sarà la chance di confermare la crescita del movimento calcistico scandinavo, che vedrà tra le altre cose pure la rappresentanza di Islanda e Danimarca. In un calcio europeo sempre più polarizzato verso nord (almeno, questa pare esser il nuovo trend), è innegabile come la Svezia ambisca a recitare un ruolo di primo piano. Ma non ricordateglielo ora, per favore. Winter is coming. Che il freddo accompagni le abbondanti nevicate invernali, allora, regalando l’atmosfera natalizia tipicamente scandinava. Ci sarà tempo per pensare all’estate, al Mondiale. Nel frattempo, fino a giugno, l’obbligo sarà di godersi il momento: a Stoccolma lo fanno già, ma allo stesso tempo non vedono l’ora che il tempo passi. Ryssland! Vi kommer och städar nästa sommar!

Articolo a cura di Matteo Albanese

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