POSSESSO PALLA PRECISIONE NEI PASSAGGI E INSERIMENTI: IL LANÚS DI ALMIRÓN TRA LE GRANDI DEL SUD AMERICA

lanus 2

«Al di là dei risultati, penso che tutti quelli che passano per il calcio, debbano lasciare un’eredità». L’eredità di Jorge  Almirón, allenatore del Lanús, è molto chiara: vincere, jugando bien. In Argentino lo definiscono un «técnico antisistema» che per certi versi imbarazza il sistema perché ne parla male. « Chi insegna ai bambini i lanci lunghi? Per me è impensabile, se non sai fare un passaggio e arrivi a giocare in Priméra, qualcosa non va» aveva detto al Clarín qualche mese fa. L’idea di Almirón è quella di costruire un calcio diverso, fatto di tecnica, più che di tattica. Un progetto visionario, tanto affascinante da attrarre un altro visionario del futbol argentino, César Luis Menotti

Fase offensiva– Si può essere la peggior squadra della Priméra Division per rating˟ e la migliore della Libertadores, oltre che finalista? Si può, se nel dna hai la sempre la voglia di proporre, di rischiare la giocata. Tutto parte dal possesso palla, il 55.5% di media per partita, dietro solo a Independiente e River. Monetti, molto bravo con i piedi , scarica sui due centrali, Guerreño (sostituto di Gustávo Gomez passato al Milan l’anno scorso) e Braghieri, che si abbassano. Velásquez e Gomez, i due terzini, si alzano subito sulla linea di metà campo, formando una linea a cinque.

Non c’è più Miguel Almirón, il protagonista della vittoria del titolo e copa Argentina del 2016. Ma in mezzo al campo il testimone l’ha raccolto Iván Marcone, come dimostra  l’impressionante dato sulla precisione dei passaggi, l’87.5%. A fianco a lui Nicolás Pasquini a sinistra e Román Martínez a destra. Tanta corsa, ma anche lucidità, soprattutto nella trequarti offensiva. La percentuale di passaggi riusciti di Martínez è la stessa di Marcone. I due non disdegnano il tiro in porta: 0.7 conclusioni a partita per Pasquini e 1 per Martínez. Nicolás è il secondo capocannoniere della squadra in Libertadores con 2 gol, il 25% del totale. Lì in mezzo non si sbaglia praticamente mai: l‘83.3% di passaggi vincenti è un dato illegale.

E poi quei tre lì davanti, che ricordano molto il tridente del Napoli. Non è un caso, dato che Almirón ha studiato attentamente i movimenti offensivi di Sarri. Lautaro Acosta, rinato dopo la parentesi in Spagna (Siviglia e Racing Santander) e le poche presenze col Boca Juniors, tanto da essere chiamato da Sampaoli in nazionale.  Alejandro Silva, difensore trasformato in ala nel giro di una mezza stagione. A giugno deludeva ad Asunción con l’Olimpia, ora si gioca la Copa. Infine José Sand, e questa si che è una storia. Le ha passate praticamente tutte: è stato l’uomo che prima dell’anno scorso aveva regalato l’ultimo titolo al Lanús, in un soleggiato pomeriggio del dicembre 2007 alla Bombonera. Dopo 50 reti in 67 partite era andato a monetizzare all’Al Ain negli Emirati. Poi si era perso tra Messico, Racing, Tigre e Aldosivi. Era tornato a La Fortaleza per chiudere  dignitosamente la carriera, ha trovato una eldorado calcistica. Oltre a essere il capocanniere in Libertadores (4 gol) è il giocatore fondamentale per il gioco offensivo del Lanús. Il suo abbassarsi e giocare con i centrocampisti favorisce i tagli degli esterni e la salita dei terzini. I quattro gol in semifinale al River ne sono un esempio.

La zona preferita è la centrale. Il 64% dei tiri provengono da lì, il 21% da sinistra e il 15% da destra. In area di rigore i ragazzi di Almirón ci vanno poco. In Priméra solo il 44% delle conclusioni arriva da dentro i sedici metri e mezzo, il 5% nell’area piccola, il resto tutti da fuori. Tecnica, velocità e precisione: il Granate in avanti è una macchina perfetta, guidata dal nocchiero Sand.

Fase difensiva– Il possesso di palla e il controllo del ritmo hanno risvolti positivi anche nella metà campo difensiva. Il numero di gol presi in contropiede infatti si riduce notevolmente, solo uno in nove giornate. Le reti subite, almeno in questo inizio di Priméra, però sono troppi, diciassette, per sperare di rimontare dal sedicesimo posto. Tanto dipende dalle rotazioni di Almirón, che in questi mesi ha pensato più all’impegno in Copa Libertadores. Li ha cambiati praticamente tutti, soprattutto in difesa: molti minuti per Di Placído, Canuto e Zerbiggen, fattore che non ti aiuta a trovare la giusta armonia dietro in un torneo lungo come quello albiceleste.

Attaccando centralmente, e portando molti giocatori sopra la linea del pallone, diventa poi difficile gestire la transizione difensiva. Degli 11.1 tiri concessi a partita, il 56% arrivano dal centro, il resto equamente divisi tra destra e sinistra. Se il numero dei passaggi intercettati è positivo (12.8 penultimi in Superliga), risulta interessante notare la gestione del fuorigioco da parte di Almirón, 0.8 per gara. Praticamente il Lanús non fa fuorigioco. Questa scelta viene presa sempre nell’ottica del controllo del flusso offensivo, ma può anche spaccare in due la squadra ed fa sì che si arrivi in ritardo sulle seconde palle, vedi i soli 19.8 contrasti a partita (ultimi in Priméra). A questo si aggiunge un altro problema, la lettura dei cross che arrivano dalle fasce. I centrali granate spesso si trovano distanti tra di loro, come si è visto domenica a Florencio Varela contro il Defensa.

In quegli spazi dell’area di rigore stasera ci sarà Lucas Barrios, che già in Europa ha dimostrato di sbagliare molto poco. Braghieri e Guerreño dovranno essere attentissimi se vorranno tornare a La Fortaleza con il risultato ancora aperto. Perché, come dice anche Almirón, «alla fine tutti veniamo giudicati per i risultati».

Articolo a cura di Fabio Simonelli

 

 

 

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