ÓSCAR CARDOZO HA LA “LIBERTAD” D’OFFENDERE

scar-cardozo-debuto-con-doblete-y-asistencia-_787_573_1512185

Óscar Cardozo esulta con la maglia del Libertad

Sono passati ormai 112 anni da quando, nel 1905, la vita di quella metropoli caotica e stressante qual è Asunción vide un brusco e repentino tentativo di ribellione. Furono alcuni giovani ad attentare al potere, in un periodo non propriamente felice per la storia del paese. Giusto per darvi due numeri, tra 1904 e 1954 si alternarono ben 31 presidenti: una sorta di domino, in cui l’elemento scatenante consisteva principalmente in sommosse, rivolte, aggressioni.

I colpi di stato erano roba da tutti i giorni, quando questi giovani sopracitati provarono a dire la loro infrapponendosi tra il Partido Colorado e le redini del Paraguay. La nave sulla quale erano giunti ad Asunción portava un nome che ancor oggi resta forte nell’immaginario collettivo: Libertad. Di per sé concetto astratto, collegato in modo intrinseco alla nomofilachia, al buon governo, alla giustizia. Eppure divenne ben più concreto quando un tale Juan Manuel Sosa Escalada decise di chiamare “Club Libertad” l’associazione sportiva che aveva appena fondato insieme ad alcuni amici. Era il 30 luglio 1905.

Da allora, l’idea di voler rovesciare gli equilibri preesistenti assestandone di nuovi è sempre stata una forte prerogativa del club: ancor oggi che è sesto in Primera Division, a 14 punti dalla vetta ma con un ruolino di marcia pari a quello del Cerro Porteno primo in graduatoria, il Club spera sempre di poter arrivare in alto. Un’ossessione, visti i 19 titoli conquistati (che issano il Libertad al terzo gradino del podio in quanto a palmarès), ma anche la presenza in rosa di uno che l’Europa l’ha vista da vicino. A 34 anni suonati, infatti, Óscar René Cardozo non aveva la benché minima intenzione di restarsene in Europa da comprimario. Dopo la brutta parentesi greca all’Olympiakos, serviva un posto dove rilanciarsi. In fondo al Tacuara, soprannome devoto a un tipo particolare di canna che cresce rigogliosa nelle lande colombiane, un pallone tra i piedi sta sempre bene: l’ha dimostrato in Turchia (28 reti in 66 presenze), l’aveva fatto vedere ancor meglio a Lisbona. Terra encarnada, racchiusa nella sacralità di 90’ per volta nell’Estádio da Luz: maglia del Benfica, che sborsò oltre 9 milioni di euro per lui. Secondo acquisto più costoso di sempre, dietro solo a Simão, Cardozo esultò in 166 occasioni. E le sue apparizioni complessive con le Aguias sono state 288.

Adesso è qui, Óscar, a 219 km di distanza da dove nacque, il 20 maggio 1983 (Doctor J. Eulogio Estigarribia, città che prende il nome dall’avvocato e politico a lungo tempo nel governo). Il Club Libertad vive per mandarlo in rete, visto che Cardozo veste la 9 ed è il terminale offensivo del 4-4-2 disposto in campo dal tecnico Jubero Carmona Fernando. El míster, laureato in psicopedagogia e originario di Barcellona, sfrutta al meglio le caratteristiche di una rosa eclettica ma funzionale al suo progetto: tra i pali gioca il 35enne uruguagio Rodrigo Muñoz, qui dal 2012 e convocato da Tabárez per il Mondiale 2014. Pure i pretoriani in difesa fanno dell’esperienza la loro dote certamente migliore: Antolín Alcaraz ha 35 anni mentre Paulo da Silva 37, entrambi sono nazionali paraguayani e insieme hanno difeso la porta di Justo Villar in Sudafrica, nel 2010.

Forse ricorderete Alcaraz per un anno trascorso alla Fiorentina, il 2002, o forse ancora per il gol nell’1-1 contro l’Italia in quel Mondiale. Su da Silva ci sarebbero fiumi di parole da scrivere: dal 2000 è nel giro dell’Albirroja, pure lui vanta un passato nel nostro calcio che sarebbe tranquillamente omissibile (Venezia, Cosenza). Le corsie esterne sono governate dalla corsa di un altro Cardozo a destra, il terzino Luis, e dall’ex Olimpia Salustiano Candía. In quattro, fanno 170 anni: 34 ciascuno, in media. Gallina vecchia fa buon brodo, no?

La situazione anagrafica cambia solo in parte a centrocampo. L’estro di Jesús Medina  è condensato nel corpo di un 20enne, classe 1997 e dunque tre anni più giovane del terzo Cardozo, Ángel, professione medianaccio: il primo è la stellina dell’Under20 paraguayana, già preconvocato da Ramón Díaz per la Copa América Centenario ma poi lasciato a casa per via del sovraffollamento in quella posizione lì. Quanto a Cardozo, è il classico personaggio col quale non si vorrebbe aver nulla da discutere: va detto che nel Libertad sfigura leggermente, ma solo perché accanto a lui gioca una leggenda come capitan Sergio Aquino, 38 anni e neppur l’idea di appender gli scarpini al chiodo. E’ lui che aumenta l’età anagrafica del reparto, dotando però allo stesso tempo lo spogliatoio di una figura carismatica come poche. Aquino è nato nel 1979 ed è ad Asunción dal 2006: idolo in patria, ha giocato 18 stagioni di cui ben 16 col Libertad. Ha vinto ben 10 campionati col Club, lui che porta il soprannome di Patito, “anatroccolo”, ma non ha nulla d’affettuoso in campo, dove è lasciato libero di morder le caviglie. Nato in Argentina, ha trascorso l’intera sua carriera in Paraguay ed è proprio alla nazionale del suo paese adottivo che ha prestato la sua garra. L’ultimo tassello a centrocampo, primo se si leggono i nomi da destra a sinistra, si chiama Antonio Barrero: per lui parla il soprannome che gli hanno affibbiato, “El Demonio”.

Detto di Cardozo, non il terzino Luis né tantomeno il centrocampista Ángel (parliamo di Óscar, suvvia), a fargli compagnia nelle sue scorribande c’è un altro personaggio di un certo peso. Con 189 centimetri distribuiti su 85 chili, Santiago Gabriel Salcedo González ha 36 anni e una carriera sparsa pure tra Argentina, Messico, Turchia e Giappone: detto Sasá, è il fratello di José “Kamikaze” Salcedo e, più in generale, è un altro di quei tipi un po’ loschi che non si incontrano con tanto piacere per le strade di Asunción. E’ comprensibile. Stiamo parlando della capitale del Paraguay, popolata da oltre 500mila persone e centro industriale famoso per il porto e le fabbriche di tabacco. Città industriale, ma dilaniata da una separazione ben netta: c’è la parte operaia, quella che storicamente tifa Cerro Porteño, e c’è il ceto benestante tradizionalmente sostenitore del Club Libertad. Per ora regnano i primi, ma la storia insegna che ci vuol proprio un niente a cambiare il corso degli eventi…

Articolo a cura di Matteo Albanese

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...