FINALE COPA SUDAMERICANA (PT. 1): HOLAN E LA FORZA DELLE IDEE

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Ariel Holan, allenatore dell’Independiente, ne aveva parlato con Bochini, altro idolo Rojo, nel precampionato ad agosto. «Voglio che la mia squadra sia protagonista, che giochi in modo veloce, che abbia ritmo e attacchi sempre con molti giocatori». Quattro mesi dopo, la missione è compiuta. Lo dimostra la vittoria contro il Flamengo nella finale di andata di Copa Sudamerica.

RITMO – A tratti non sembrava neanche un partita sudamericana. L’intensità messa sin dai primi minuti dall’Independiente è stata invece molto “europea”. Niente fraseggio inutile a metà campo, ma recupero palla e rapido scarico sui trequartisti: Barco a sinistra, Meza a destra, e Martín Benitez centralmente. Il pareggio di Gigliotti è il manifesto programmatico del pensiero calcistico di Holan: Barco, Gigliotti, Mesa, Benitez e ancora Gigliotti a rifinire in rete. Tutto a due tocchi, tutto palla a terra. Come in un’azione di hockey su prato, sport dal quale viene Holan e da cui ha preso numerosi schemi di gioco.

Il Diablo in casa sua, al Libertadores de America dell’Avellaneda (Buenos Aires), ha costruito un inferno. Fatto di intensità, organizzazione tattica e tantissima corsa. Un pressing asfissiante ha costretto il Flamengo a rallentare la sua manovra, a giocare orizzontalmente tra i due centrali, Juan (ex Roma, ndr) e Réver. Non inganni il dato del possesso di palla, 53% Independiente e 47% Flamengo. Quello dei brasiliani è stato piuttosto sterile, soprattutto nel secondo tempo. Arão e Gustavo Cuéllar hanno cercato di abbassare un po’ la temperatura della fornace rossa, controllando il ritmo e ragionando, ma raramente sono riusciti a servire Diego e Vizeu in avanti. L’asse centrale degli argentini, formato da due ex Torino, Sanchéz Miño a metà campo, e Gastón Silva in difesa, ha lavorato benissimo, chiudendo tutte le linee di passaggio. Sanchéz Miño inoltre ha offerto delle soluzioni interessanti anche in fase offensiva, buttandosi spesso negli spazi creati dal continuo movimento di Gigliotti.

GLI ESTERNI – Le fiamme che hanno avvolto il Flamengo sono arrivate dalle corsie laterali. Bustos e Tagliafico, i due terzinihanno continuamente accompagnato la salita dei centrocampisti, riempiendo la porzione di campo lasciata libera dai tagli di Meza e Barco. Quest’ultimi poi si sono scambiati continuamente la posizione, creando un continuo flusso offensivo. Il 21 di Meza dopo dieci minuti del secondo tempo ha permesso all’Independiente di fare la partita che aveva in mente dall’inizio, chiudersi in difesa e ripartire. Un contropiede però gestito sempre con grande lucidità, cercando la sponde di Gigliotti, bravissimo ad aprire il gioco sugli esterni. Solo poche settimane fa l’ex centravanti del Boca pareva essersi perso, e in Argentina si diceva che alla squadra di Holan servisse un vero nueve per fare il salto di qualità. La doppietta contro il Libertad in semifinale lo ha definitivamente sbloccato. Con la Copa Sudamerica Gigliotti aveva un conto in sopeso. Nel 2014, quando giocava con il Boca, aveva sbagliato il rigore decisivo nel superclasico contro il River al Monumental. Ora gioca molto più libero, e in area di rigore sa sempre dove posizionarsi e orientarsi meglio con il corpo.

LE DISTRAZIONI – Un errore difensivo tiene ancora in vita il Falmengo. Sulla punizione di Trauco da sinistra, Alán Franco e Bustos non sono andati incontro al pallone e e il portiere Campaña non è uscito. Risultato, Réver è arrivato in corsa e l’ha messa all’angolino.

Sono due gli aspetti su cui dovrà lavorare Holan in vista del ritorno di mercoledì a Rio de Janeiro. La gestione delle palle inattive e gli errori difensivi. Il Flamengo è una squadra molto fisica, che al Libertdores de America ha dominato nel gioco aereo. Gastón Silva e Alán Franco contro Vizeu non l’hanno mai presa di testa, e più di una volta hanno rinunciato ad andare a saltare con lui, permettendogli di controllare al meglio e girarsi. Tagliafico e Bustos hanno aiutato i due centrali accorciando, ma al Maracanà, dove i rossoneri sfruttano moltissimo l’ampiezza del campo, non basterà. Al Rojo inoltre servirà molta più attenzione su calci d’angolo e punzioni laterali. Spesso i difensori di Holan, già più piccoli degli avversari, leggono male le traiettorie. Per questo l’allenatore argentino sta pensando di sostituire la marcatura a zona con quella a uomo. Dovrà anche dire a due centrali di fidarsi meno delle loro qualità tecniche. Troppi i palloni persi al limite dell’area, soprattutto da Franco, che hanno permesso agli avversari di arrivare rapidamente al tiro in porta. Sei mesi fa Holan ha preso in mano una squadra che faceva fatica a mettere insieme due passaggi consecutivi. Ha creduto nei suoi giocatori e ha dato loro fiducia, sicurezza e un obiettivo, riportare un trofeo all’Avellaneda dopo sette anni. Da raggiungere nello stadio più affascinante del mondo, il Maracanà.

Articolo a cura di Fabio Simonelli

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