JUVENTUS-TOTTENHAM: LA TRADIZIONE INCONTRA LA RIVOLUZIONE

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Daniele Pagani presenta il primo degli 8 match di UEFA Champions League: Juventus-Tottenham – Grafica a cura di Alessio Giannone

Si erano già incontrate nel corso della preason Juventus e Tottenham, in una di quelle amichevoli dove le gambe sono ancora pesanti e le voci di mercato regnano incontrastate le prime pagine di ogni quotidiano sportivo tra sogni di mezza estate, affascinanti suggestioni e – umquam – qualche trattativa reale. Quella volta, con in palio nulla se non un pizzico di prestigio, gli Spurs di Mauricio Pochettino vinsero 2-0 grazie ad una rete per tempo di Harry Kane e Christian Eriksen, sfruttando le difficoltà dei bianconeri in fase di copertura e d’impostazione del gioco dalle retrovie con Sami Khedira e Miralem Pjanic letteralmente ingabbiati dal pressing alto e dalla tenacia tattica messa in campo dai londinesi.

Una partita a due facce, che se da una parte confermò l’incredibile proiezione potenziale dell’arsenale offensivo a disposizione di Massimiliano Allegri, d’altro canto rimarcò dei limiti tattici e difensivi piuttosto evidenti e che tramutarono in atto preveggente al primo impegno ufficiale – la domenica successiva – nella sconfitta in finale di Supercoppa Italiana contro la Lazio di Simone Inzaghi. A distanza di quattro mesi dalle prove generali JuventusTottenham assume una meritevole aura da notte europea di altissimo livello, con i bianconeri che tutto sommato possono ringraziare il fato predisposto dall’Urna di Nyon (in primis per aver evitato l’insidia del Manchester City e del Manchester United), ma senza abbassare la guardia dinnanzi ad un’avversaria che in un girone di ferro è stata in grado di passare da testa di serie piegando lo strapotere del Real Madrid ed un Borussia Dortmund abitudinariamente rarefatto, tanto meraviglioso quanto imperfetto.

Sorgono spontanee tre questioni fondamentali:

  • Quali sono i principali dettami tattici di Mauricio Pochettino?
  • Quanto può essere insidioso questo Tottenham per i bianconeri?
  • In che modo la Juventus di Massimiliano Allegri potrebbe battere gli Spurs?

Innanzitutto Mauricio Pochettino è un estetizzante sostenitore del bel calcio, meritevole e sagace nel restituire un’identità calcistica che in casa Spurs mancava da almeno cinque decenni, epoca in cui un certo Jimmy Greaves trascinava il club al secondo posto in Premier League con 37 reti. Una crescita graduale e costante con il quinto posto del 2014/2015, migliorata l’anno successivo con un convincente terzo gradino del podio e arrivata all’apice con la medaglia d’argento dell’anno scorso alle spalle del Chelsea di Antonio Conte. Gli Spurs impostano l’azione partendo dal basso con Toby Alderweireld, mentre Jan Vertonghen svolge un ruolo più gestionale e difensivo, con i terzini che si alzano sulla linea del mediano (solitamente Eric Dier) ampliando il raggio della manovra. Si può parlare addirittura di 2-3-1-4 con il secondo centrocampista centrale che alza il proprio baricentro sulla trequarti campo avversaria al fine di garantire una maggiore densità offensiva con Dele Alli, Christian Eriksen e Son Heung-Min che si schierano in prossimità dell’area di rigore per aumentare la proiezione di Harry Kane negli ultimi 15 metri. La costante X del Tottenham è la pazienza: pochi contropiedi (solo 2 gol in ripartenza su 24 partite) e tantissima manovra attraverso una fitta rete di passaggi – 84% di precisione e un possesso palla medio del 55,6% a partita – che si velocizza tutto d’un colpo (1-2 tocchi) nel momento in cui si apre lo spazio per servire il pallone in profondità agli esterni, che ovviamente ricevono l’apporto in sovrapposizione da parte dei terzini. D’altronde non è un caso che – dei 28 gol segnati nell’attuale Premier League – il 64% sia arrivato dalla manovra collettiva e che 22 siano stati finalizzati tra l’area piccola e l’area di rigore, a testimoniare come il principale obiettivo sia proprio quello di rifornire di palloni giocabili Harry Kane, che ha realizzato ben 9 dei suoi 12 gol in campionato da dentro l’area (solo 3 da fuori) utilizzando indifferentemente entrambi i piedi (5 gol col destro, 5 col sinistro e 3 di testa), oltre ad abbassarsi molto spesso nella propria metà campo – dove ha l’88,5% dei passaggi completati positivamente – con una tendenza a dialogare maggiormente con la catena laterale di destra, dove indirizza mediamente il 37,6% del suo fraseggio. Anche i dati riguardanti i tiri confermano pienamente la costante ricerca della prima punta: il 65% di questi arrivano per vie centrali (dei quali il 5% dall’area piccola e il 49% dall’area di rigore), mentre il 21% dal lato sinistro e addirittura solo il 14% dalla destra, seppur siano proprio le catene laterali il punto del campo dove si sviluppa maggiormente la trama di gioco dei londinesi (il 36% da destra, il 35% da sinistra, mentre solo il 29% dal centro).

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Photo by http://www.tottenhamhotspur.com

Il Tottenham è una squadra che cerca costantemente la porta (17,3 a partita), anche sfruttando al massimo il talento dei singoli (media di 9,8 dribbling a partita) con Dele Alli e Christian Eriksen che cercano a fasi alterne la soluzione personale, rispettivamente con 2.1 e 2.6 tiri a partita (statistiche simili a Mario Mandzukic e Gonzalo Higuain, che hanno 2.1 e 2.8) che sono circa la metà di quelli effettuati da Harry Kane: il tutto si traduce mediamente nella finalizzazione di 1.8 gol a partita. La Juventus può sicuramente faticare nella fase di non-possesso, anche a causa di questa continua ricerca di addensamento offensivo da parte degli Spurs, che abitudinariamente portano sette giocatori nella metà campo avversaria per tessere la propria ragnatela di passaggi in attesa dello spazio giusto per l’inserimento in profondità delle catene laterali, sfruttando anche la notevole predisposizione atletica dei due centrocampisti centrali, che effettuano 16.1 contrasti a partita ricorrendo ad uno stile (seppur a tratti) aggressivo sul portatore di palla, con 2 espulsioni e 18 cartellini gialli. Ciò che può far davvero la differenza a favore della Juventus sono densità e peso specifico del centrocampo.

La Juventus, per contrastare l’enorme potenziale offensivo degli Spurs, potrebbe schierarsi con un sistema di gioco simile a quello visto contro l’Inter di Spalletti nell’ultima giornata di campionato: un 4-3-2-1 che avrebbe come principale obiettivo quello di bloccare lo sviluppo della manovra dei londinesi verso le catene laterali, con raddoppi di marcatura automatizzati da parte degli interni di centrocampo – in apporto ai due terzini – sul portatore di palla. Il peso specifico di Sami Khedira e Blaise Matuidi, oltre alla preveggente visione di gioco periferica di Miralem Pjanic – che in media intercetta 2.1 palloni a partita – potrebbero risultare due elementi fondamentali per strappare la qualificazione ai quarti di finale, con una politica attendista e orientata a ribaltare in tempi rapidi la transizione del palleggio. In effetti il Tottenham sembra soffrire parecchio nel reparto difensivo, ma soprattutto nel pressing alto. Gli Spurs si posizionano spesso con un 4-4-2 difensivo, con Dele Alli deresponsabilizzato da compiti di ripiegamento, mirando a comporre un blocco compatto che vuole chiudere ogni linea di dialogo tra i reparti nella transizione offensiva degli avversari. Molte volte gli uomini di Mauricio Pochettino hanno dimostrato inconsistenza e disorganizzazione nella fase di pressing alto, concedendo sempre un tempo di gioco in più e un opzione di scarico ai propri avversari, che dunque si ritrovano favoriti nel poter sfruttare un’iniziale superiorità numerica nella fase di sviluppo della transizione offensiva, spesso con aree di gioco completamente scoperte (ed una maggior possibilità – ovviamente – di subire gol). La Juventus morde principalmente per le vie centrali del campo – il 67% dei gol bianconeri arriva da lì – di cui addirittura un buon 46% da fuori l’area di rigore (contro un buon 48% da dentro l’area). L’azione manovrata viene spesso sostenuta dal costante accentramento degli esterni (Juan Cuadrado, Douglas Costa e Mario Mandzukic), che danno l’impressione di poter fare male alle difese avversarie in ogni occasione utile. Le diagonali difensive dei terzini degli Spurs lasciano un po’ a desiderare ed il rapido fraseggio bianconero (con un tocco, molto spesso) per favorire l’inserimento e il tiro verso lo specchio proprio degli esterni – con Douglas Costa e Juan Cuadrado che hanno una media di 1.2 tiri a partita – può risultare letale. I bianconeri tirano in porta 16.7 volte a match, creando diverse occasioni da gol con iniziative dei singoli – con circa 12.3 dribbling a partita – e spesso trovandolo anche a partire da “situazioni” da fermo, con Miralem Pjanic e Paulo Dybala a rappresentare il pericolo maggiore, nonostante gli Spurs siano una squadra che concede poco o nulla quando schierati difensivamente. La Juventus ha il compito di puntare sull’imprevedibilità dei suoi giocatori offensivi, cercando di conquistare un peso sempre maggiore nella zona mediana del campo e bloccando lo sviluppo del giro-palla Spurs con continui raddoppi sulle fasce laterali.

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Paulo Dybala – photo by http://www.juventus.com

Quest’estate servivano indicazioni. Ora servono certezze. La Juventus si presenta a Wembley senza alcun timore reverenziale (e ci mancherebbe), ma con la piena consapevolezza di dover affrontare una squadra ostica e pericolosa, soprattutto quando si accendono i quattro là davanti. Allegri se lo aspettava prima dei sorteggi – “Penso che ci faremo un bel viaggetto in Inghilterra” – ma dalla terra d’Albione vorrebbe tornarci con un piede già ai quarti di finale, perché “Se la Juve sarà Juve, nessun impresa è impossibile”.

Articolo a cura di Daniele Pagani

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