BAYERN-BEȘIKTAȘ: AQUILE ALL’ALLIANZ

25395444_148179429165018_1758365552_n
Robert Lewandowski e Anderson Talisca: il primo sfrutta la forza del collettivo, il secondo è la speranza a cui il collettivo si aggrappa – Grafica by Alessio Giannone

L’andata a Monaco, in Baviera, sarà certamente il banco di prova principale per un Beşiktaş chiamato a rispondere, sul campo, a chi lo reputa sensibilmente migliore rispetto a quell’undici che rubava palcoscenici di Europa League arrivando a un passo dalle semifinali lo scorso anno. Una volata che le Aquile Nere, Kara Kartallar in turco, terminarono allora davanti al pubblico di casa della Vodafone Arena: 6-7 ai rigori, contro il Lione, dopo una partita perfettamente conforme al suo standard, e non solo perché la tecnica del collettivo bianconero risiedeva pressoché unicamente nelle geometrie del volteggiante Anderson Souza Conceição, che come tutti gli artisti ha un nome d’arte, in questo caso Talisca.

In quella nottata del 20 aprile l’ex Benfica, scaricato velocemente dai portoghesi, mise a segno una doppietta. Oggi, il brasiliano ha assunto le sembianze di un Giano bifronte: straripante in Champions, con 4 reti in 5 presenze, più raziocinante in Süper Lig turca dove al momento si contano 3 gol e altrettanti assist. In ogni caso le prestazioni da urlo sono assicurate: media ottima in giro per l’Europa (7,12), saranno i suoi piedi a decidere la sfida per i ragazzi di Günes. In positivo o in negativo.

anderson.jpg
La rovesciata di Anderson Talisca in un match contro la Dinamo Kyiv: Il Besiktas si aggrapperà al talento del brasiliano per passare il turno – photo by http://www.eurogootballrumors.com

Se non brilla di luce propria il numero 94, i numeri mostrano che c’è ben poco da fare: quando il rendimento di Talisca muta nella forma, ma non nella sostanza, pare che i due scudieri Babel e Quaresma in Champions si riscoprano agnellini. L’olandese tenta meno dribbling in media (1,3 contro 1,2) e tira meno di un quarto rispetto a quando gioca in patria. Il portoghese resta un valore aggiunto, ma le difese di Champions sono meno fragili rispetto a quelle che si trovano in Süper Lig: i fronzoli non son tollerati se il diretto marcatore aumenta il numero di falli (2,2 quelli subiti in media dall’ex Porto). In soldoni, serve più quantità.  A questo preciso fine è stata revisionata la composizione del pacchetto difensivo, necessaria dopo che 7 milioni di buoni motivi hanno portato Marcelo al Lione: dentro due cagnacci come Pepe e Medel (quando non fa coppia con Hutchinson in mezzo al campo, naturalmente). Certo, tener fuori un lottatore come Tosic e un playmaker qual è Özyakup non è semplice: i titolari dietro sono l’ex Real e il serbo, coppia che garantisce almeno 5,8 contrasti garantiti a partita e altrettanti interventi. Non si scherza. E se davanti a loro agirà Hutchinson, mediano vecchio stampo (falloso come pochi, ma casualmente rende meglio in trasferta piuttosto che in casa), allora l’operazione Allianz Arena potrà dirsi meno scontata per il Bayern.

Lo scorso anno, quando Şenol Güneş aveva incontrato il Napoli sempre nella competizione dalle grandi orecchie, si era lasciato scappare una di quelle frasi che si vorrebbe trattener con tutta la propria forza nella propria bocca quando stanno per uscire. Capita spesso, però, che puntualmente le corde vocali non si trattengano, svelando arcani che in cuor suo il 65enne di Trabzon avrebbe volentieri tenuto per sé: “Dobbiamo evitare il pressing alla Barcellona”. Andatelo a dire ora al Bayern, uscito da un triennio nel quale Pep Guardiola ha avuto modo di esportare il suo calcio blaugraneggiante pure nella rigorosa Baviera. Anche se la scelta di chiamare Jupp Heynckes è ostinatamente anacronistica, tesa a riportar l’orologio al 2013 a.G (ante Guardiolam), i giocatori dovranno recuperare quei dettami interiorizzati durante la gestione di Herr Pep e sciacquati con abbondante dal nuovo tecnico. Non sarà facile, ma se il caso della “memoria dell’acqua” è considerato pseudoscientifico, il calcio non segue metodi e dunque può attenersi pure a pratiche omeopatiche di questo tipo. A patto che funzionino, potrà partire l’opzione “damnatio memoriae” per il tecnico oggi volato nella piovosa Manchester.

Al Bayern, Ancelotti a parte, tutto parrebbe andar bene: il tecnico italiano probabilmente ha pagato lo scotto di uno spogliatoio fumante (oltre che un 3-0 a Parigi, poco lusinghiero), lasciando lo scettro a un sergente di ferro che ha tutto per ricominciare da dove aveva terminato. Riassumendo, Jupp ha il materiale necessario per alzar nuovamente la Coppa togliendo il velo di nostalgia presente su Monaco e cancellando la parentesi Guardiola (macchia indissolubile, se così dovesse andare). A pari punti col PSG, Lewa & friends hanno capitalizzato 13 reti spalmate su 108 conclusioni in Champions: non male ma differenza reti mignon, un misero +7, nulla in confronto all’imbarazzante +21 di Emery. E’ pur vero che tra Bayern e Beşiktaş è il secondo ad aver superato il girone di competenza come primo (zero sconfitte, usciti indenni pure in casa di Porto, Monaco o Lipsia!): 5 reti subite dalle Kara Kartallar, peggio solo di United, Barça, PSG e Tottenham. L’esame sarà tosto: Lewandowski ha  festeggiato 15 volte in altrettante partite, come se non bastasse poi in Baviera hanno eccellenti tiratori scelti (6,3 tiri su 18 sono scagliati da fuori area) like Arturo Vidal. Ma è soprattutto il possesso palla, alla luce di quanto detto sopra, che incuterà timore a Güneş: 57,5% ora, il ManCity di Guardiola è al 60% spaccato.

heyinckes.jpg
Jupp Heynckes è stato richiamato dal Bayern per sostituire Carlo Ancelotti: da quando è tornato i bavaresi vanno alla grande! – Photo by http://www.bundesliga.com

 

Per passare il turno, classica impresa sportiva che non ottenga più del 15% di credito a carte coperte, la performance del Beşiktaş dovrà esser replicare esattamente quella imparata in Germania, terra dell’RB Lipsia: nell’1-2 alla Red Bull Arena spazio alle transizioni offensive sbilanciate a destra della formazione, là dove l’olandese Lens mise assieme almeno 7 dribbling utili fornendo una spinta continua pareggiata a sinistra dall’asse Pektemek-Erkin. C’è da dire che si trattava del ritorno, dunque mancavano vari elementi tra cui Cenk Tosun, rapace con 4 reti sulla coscienza in 5 sfide di Champions e due assist. Ma con una mentalità concentrata si può comunque ribaltar tutto, a meno che il passivo sia irrimediabile nel catino della Vodafone Arena (esempio semplificativo: lo scorso anno l’Olympiakos ha perso il treno Europa League a Istanbul e il tifo locale faceva ottima concorrenza al Gate 7 del Pireo, se avete idea). Volano aquile nere sull’Allianz Arena, Heynckes è avvisato e prepara la polvere da sparo. L’assalto al fortino non potrebbe esser più complicato.

Articolo a cura di Matteo Albanese

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...