LIVERPOOL – PORTO: ANALISI DI UNO SCONTRO IDEOLOGICO

WhatsApp Image 2017-12-16 at 10.10.20L’ottavo di finale tra Liverpool e Porto è a tutti gli effetti una sfida molto più enigmatica di quello che si possa pensare.

Reds di Jurgen Klopp li conosciamo bene ormai: squadra tenace, molto offensiva, a volte anche troppo, impostata con un pressing altissimo anche se la fragilità difensiva e mentale può finire per pregiudicare il cammino a lungo andare in Premier League, come accaduto l’anno scorso. In Champions però, dove si vive di scontri diretti, ad Anfield non manca mai lo spettacolo, ma occhio alle sorprese, specie perché il Porto è squadra solida e che quando attacca lo fa molto bene.

Appunto, i Dragoes di Sergio Conceiçao, vecchia conoscenza del nostro calcio, sono al comando e imbattuti in Primeira Liga e hanno superato un girone molto equilibrato con Besiktas, Lipsia e Monaco. Anche dalle parti dell’Estadio do Dragao le partite non sono certamente noiose: 51 gol fatti in 20 partite tra Champions e campionato ne sono la prova, con un Vincent Aboubakar sugli scudi.

In poche parole siamo quasi certi che le emozioni non mancheranno in quei 180 minuti che attendono Liverpool e Porto per sapere chi passerà ai quarti.

L’unico precedente tra le due squadre risale alla fase a gironi del 2007, edizione che vide il Liverpool di Benitez sconfitto il finale dal Milan di Ancelotti, e videro i Reds trionfare ad Anfield per 4-1 con doppietta di Fernando Torres e le reti di Gerrard e Peter Crouch, mentre al Do Dragao finì in pareggio dopo le reti di Lucho Gonzalez Dirk Kuyt. Da quei tempi però la tradizione europea delle due squadre, Reds campioni nel 2005 mentre il Porto di Mourinho aveva trionfato l’anno prima, sono andate peggiorando e rispettivamente i migliori risultati sono una Europa League vinta dai Dragoes con Villas Boas in panchina nel 2011 e una finale persa nella stessa competizione per il Liverpool nel 2016.

La doppia sfida europea tra le due squadre, oltre a dirci chi avanzerà nella competizione, potrà dare indicazioni interessanti anche per il campionato di entrambe le squadre, dato che dopo la sfida del ritorno ad Anfield, il Porto affronterà in casa lo Sporting Lisbona in uno scontro diretto per il titolo, mentre il Liverpool sarà ospite del Manchester United a Old Trafford, in una sfida che riserva sempre grande spettacolo. Le squadre dovranno arrivare al confronto nella miglior condizione fisica possibile dunque, anche per non pregiudicare l’andamento dell’intera stagione.

Il Liverpool specialmente è una squadra che fa dell’atletismo un valore fondamentale per il proprio credo calcistico, che trova nella dinamicità e nella qualità i requisiti principali per gli interpreti del gioco di Klopp, maestro del pressing alto e del gioco veloce palla a terra. I Reds si contraddistinguono anche per la caratteristica di giocare senza una vera prima punta da aera di rigore con Momo Salah e Firmino utilizzati più spesso in quel ruolo, dove però hanno giocato anche il giovane Solanke e Daniel Sturridge anche se con risultati decisamente meno efficaci dei due sopracitati. In particolare l’ex Roma Salah sta vivendo una stagione ai confini del leggendario: è attualmente capocannoniere della Premier League con 13 gol +3 assist in 17 partite e in Champions non ha di certo fatto mancare il suo apporto con 5 gol e 1 assist, è infatti il primo giocatore per tiri totali a partita con 2.9 di media. Questa caratteristica si traduce in una tendenza di squadra a gestire il pallone con equilibrio tra le fasce laterali e il centro del campo, ma è proprio in questa zona, dove spesso vengono a giocare Salah o Firmino anche se schierati esterni d’attacco, che vengono scagliati ben il 63% dei tiri. La produzione offensiva del Liverpool è quindi assolutamente di primo livello, non a caso quello dei Reds è il 3° attacco della Premier e ha segnato ben 23 gol nella fase a gironi, rifilando due 7-0 a Maribor e Spartak Mosca. Con giocatori come Coutinho, Wijnaldum Sadio Mané a lavorare tra la zona di finalizzazione e il centrocampo, dotati di licenza di far gol, tutto diventa più facile ovviamente. Il brasiliano ex Inter sembrava dover lasciare Anfield per sostituire Neymar al Barcellona, ma alla fine non se n’è fatto nulla per la felicità di Klopp, perché Coutinho fornisce un apporto fondamentale alla manovra offensiva, facendo da collante tra centrocampo e attacco, come provano i numeri: 9 gol, di cui 2 su punizione, e 6 assist per lui tra campionato e Champions League. Inoltre è una pedina chiave anche nel recupero palla, con 0.6 palloni recuperati a partita, è però il giocatore che vince più contrasti a terra tra i Reds con 5.7 a partita. Avere così tanta qualità, unita alla quantità per quanto possibile nella testa di Klopp, permette inoltre ai Reds di essere una delle squadre che tira più da fuori area: il 41% dei tiri arrivano infatti da oltre i 18 metri dell’area di rigore, d’altronde con cecchini del calibro di Coutinho, Wijnaldum, Jordan Henderson e l’infortunato Lallana colpire da fuori area diventa decisamente più facile.

attacco liverpool

I Reds tuttavia non possono vantare una altrettanto efficiente ed impeccabile fase difensiva, anche perché in contrapposizione con la vastità di soluzioni disponibili a Jurgen Klopp nel reparto offensivo il Liverpool deficita di grandi campioni, nonostante la nota positiva Joe Gomez (classe ’97) a sostituire l’infortunato Clyne sulla destra. Matip Lovren sono due centrali senza dubbio molto aggressivi, puntando molto sull’anticipo, capaci anche però di costruire bene l’azione da dietro. Questo, oltre all’atteggiamento tattico di Klopp che tende a tenere la linea difensiva a 3 o a 4 molto alta, espone spesso la squadra del Mersey Side alle ripartenze avversarie. Non a caso quella del Liverpool è la peggior difesa tra le prime 7 squadre di Premier League, con 20 gol subiti in 17 partite. In particolare i ragazzi di Klopp hanno mostrato di subire molto di più le squadre che giocano più in modo simile a loro: Manchester City e Tottenham, perdendo 5-0 all’Etihad e 4-1 a White Heart Lane.

Se il Liverpool nelle due partite avrà delle disavventure difensive, il Porto sicuramente non troverà difficoltà ad andare a segno. In particolare è interessante analizzare il rendimento offensivo dei portoghesi, miglior attacco in Primeira Liga con 36 gol in 14 partite, soprattutto per la diversità rispetto a quelli che saranno i loro avversari. La squadra di Coinceçao infatti affida ben il 57% dei gol totali segnati dalla sua squadra agli attaccanti: Vincent Aboubakar e Moussa Marega. I due formano una coppia estremamente prolifica se pensiamo che 22 dei 36 gol segnati in campionato dai Dragoes arrivano da loro, due numeri “9” molto fisici, veloci e con un gran senso del gol, che potranno sicuramente infastidire la difesa di Klopp. Se il Liverpool predilige giocare il pallone palla a terra a tutto campo, la squadra di Conceiçao porta con molta più continuità la sfera sulle fasce, con una predilezione particolare per la destra dove si concretizzano il 41% delle azioni per arrivare a crossare in mezzo. Infatti il Porto arriva a concludere le proprie manovre di gioco sempre nella zona centrale del campo, da cui provengono il 70% dei tiri totali dei Dragoes, con una concentrazione del 68% da dentro l’aerea, territorio di caccia dei due bomber.  Il Porto viene spesso schierato con il 4-3-1-2, a cui però l’allenatore portoghese alterna un più equilibrato 4-4-2 o il 4-3-3 con Marega che parte dalla panchina. Un altro giocatore fondamentale nello scacchiere dei portoghesi è l’esterno algerino Yacine Brahimi, giocatore molto duttile e dotato tecnicamente capace di stare al terzo posto tra i realizzatori di squadra e al primo nella classifica degli assist assieme all’altro esterno di centrocampo Ricardo Pereira. A supporto delle punte nel 4-3-1-2 o a prendere le redini del centrocampo a 4 o a 3 c’è il messicano Hector Herrera, giocatore di caratura internazionale e che riesce a fornire un equilibrio e qualità al centrocampo biancoblu.

attacco porto

A fornire equilibrio in fase difensiva ci pensa invece Danilo Pereira, perno di centrocampo con compiti decisamente più di contenimento che di fantasia. In difesa Conceiçao fa affidamento invece su una coppia “brutta ma efficace” di esperienza costituita da Marcano e Felipe, supportati sulle fasce dai due terzini con licenza di spingere sulle fasce: Alex Telles e il veterano ex Benfica Maxi Pereira, ormai da 11 anni in Portogallo. Tra i pali infine non ha di certo bisogno di presentazioni Iker Casillas, anche se in questa stagione viene spesso alternato con José Sà, portiere portoghese in lizza per sostituirlo dopo il ritiro. Il Porto, oltre il migliore attacco, ha anche la miglior difesa del campionato portoghese, avendo subito appena 5 gol in 14 partite, dato in contrasto però con i 10 gol subiti in 6 partite nel girone di Champions.

La sfida tra Liverpool e Porto propone, in estrema sintesi, uno scontro ideologico tra il credo tattico di Klopp, che predilige gioco palla a terra molto veloce e con tanti inserimenti e la velocità sfiancante di attaccanti come Salah, Firmino e Mané e quello di Conceiçao, più classico volendo, basato sul gioco per le punte imponenti e finalizzatrici come Aboubakar e Marega e l’equilibrio della linea difensiva, contrapposta al pressing feroce che caratteristica le partite dei Reds. Inoltre se Klopp predilige a centrocampo giocatori più tecnici e dinamici come Wijnaldum, Jordan Henderson e l’acquisto recente Oxlade Chamberlain, schierato abitualmente mezz’ala nel centrocampo a 3, Sergio Conceiçao vuole tenere la fisicità e l’ordine tattico dalla sua parte schierando Danilo ed Herrera in pianta stabile nella zona centrale del campo.

Sarà una sfida sicuramente molto interessante e che non annoierà gli spettatori nei 180 minuti che decideranno chi accederà ai quarti. Il mio pronostico vede favorito il Liverpool, a causa di un organico globalmente migliore oltre alla mia ammirazione spropositata per i Reds, ma il Porto riuscirà sicuramente a mettere in difficoltà gli inglesi, anche perché ha subito una sola sconfitta stagionale ad oggi e sembra aver assimilato quasi completamente le idee del proprio allenatore.

Articolo a cura di Luca Pesenti

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