MANCHESTER UNITED-SIVIGLIA: BOSS CONTRO LEADER

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Chissà quali parole avrà scelto Eduardo Berizzo negli spogliatoi del Sánchez-Pizjuán per spiegare ai giocatori del Siviglia del suo tumore, dopo il pessimo primo tempo contro il Liverpool nell’ultima partita della fase a gironi di UEFA Champions League. Sono in molti ad affermare che tutti fossero già a conoscenza della malattia dell’allenatore argentino prima di scendere in campo, mentre altri quotidiani riportano che solo un ristretto gruppo ne fosse al corrente. A noi piace immaginare. Il tutto rimane circondato da un alone di mistero che inevitabilmente si colloca nel mezzo tra due strade parallele: la realtà dei fatti e una delle più belle pagine nella storia dell’epica calcistica. Da 0-3 a 3-3 contro i Reds, che passano così da carnefici nella notte di Istanbul a vittime della situazione grazie alla doppietta di Wissam Ben Yedder e al gol di Guido Pizarro, l’eroe che non ti aspetteresti mai nella sacrosanta Zona Cesarini. Agli ottavi di finale gli andalusi si troveranno di fronte il Manchester United di José Mourinho, che dopo la partenza sprint in Premier League ha perso la testa della classifica a favore del Manchester City del rivale di sempre Pep Guardiola, attualmente a +11 in classifica. L’Urna di Nyon ha evitato scomode rivali (Bayern Monaco, Real Madrid e Juventus su tutte), ma fino a che punto i Red Devils possono reputarsi fortunati?

Innanzitutto bisogna partire da una premessa basilare (e funzionale): il Toto Berizzo discende dalla loca escuela di Marcelo Bielsa, filosofia attraverso la quale è riuscito letteralmente a conquistare Vigo. Eduardo è stato un fedelissimo del Loco da giocatore: prima al Newell’s Old Boys, poi l’Atlas (dove si narra di un cazziatone infinito dopo alcune pessime prestazioni) ed infine con la Selección Argentina, con cui ha collezionato 11 presenze. E quando Bielsa è diventato il commissario tecnico del Chile nel 2007 non ha avuto alcuna esitazione nel chiamare Berizzo a fargli da vice, creando le solide basi della Generación Dorada Roja, in grado di vincere due Copa America consecutive sotto la guida di Jorge Sampaoli – altro illustre seguace del Bielsismo nonché predecessore del Toto alla guida del Siviglia – e Antonio Pizzi. La carriera di allenatore di Eduardo è stato fin dal principio un percorso in salita, con un primo fallimento sulla panchina dell’Estudiantes la Plata (un 15^ posto nel Torneo di Clausura 2011) da sostituto di Alejandro Sabella, per poi tornare sui giusti binari nel 2013/2014 alla guida dell’O’Higgins, squadra con cui vincerà subito la Primera División Cilena e un anno dopo la Supercoppa nazionale. Il successo in Sudamerica lo riporta in Europa, dove i paesaggi suggestivi e filonordici delle Islas Cíes, a strapiombo sul mare, completano la passione sfrenata per il fútbol, che si riversa inevitabilmente sugli spalti del Balaídos. Ha preso il posto di Luis Enrique tra lo scetticismo generale, portando i Celtistas alle semifinali di Europa League dello scorso anno. Ed è proprio lì che si è creato il primo precedente tra Berizzo e Mourinho, con quest’ultimo che andrà in finale e si porterà a casa la coppa ai danni dell’Ajax di Peter Bosz. In effetti il match tra Siviglia e Manchester United non rimanda ad alcun precedente, ma ad una connessione romantica – seppur un pochetto forzata – tra chi è l’attuale campione in carica della vecchia Coppa UEFA e chi invece l’ha alzata più volte di tutti (5), di cui addirittura tre consecutive. In ogni caso José Mourinho non è assolutamente intenzionato ad abbassare la guardia per questo doppio confronto, che cadrà in un periodo non semplicissimo per i Red Devils, che dopo il match d’andata incontreranno il Chelsea di Antonio Conte e prima di quello di ritorno il Liverpool di Jurgen Klopp con in palio sei punti che potrebbero risultare decisivi per le sorti d’un intero campionato. Realisticamente parlando: quante possibilità ha il Siviglia di Berizzo di passare il turno?

Perché potrebbe vincere il Siviglia del Toto?

Parliamoci subito chiaro: il calcio di Eduardo Berizzo è visceralmente anarchico da qualsivoglia tipo di concetto tattico. Riprende come modello il Bielsismo pur scostandosi dal 3-3-1-3 tipico del Loco, trovando un’impronta identitaria ben definita in un neoclassicista 4-3-3 (che spesso si trasforma in un 4-2-3-1 o un 4-4-2, seppur raramente). Ai tre/quattro interpreti offensivi il compito di far male alle difese avversarie grazie all’incostante eleganza e l’intrinseca imprevedibilità, mentre dalla cintola in giù l’obiettivo è condurre uno sfrontato Cholismo, basato sul pressing alto e soprattutto nessun calo di concentrazione dal fischio d’inizio all’ultimo minuto di extratime. Il Siviglia è un Kurt Cobain del fútbol dallo spirito libero e l’animo borderline: “Nunca retroceder, nunca te rindas!” è il motto del Toto, primo sostenitore di un’impostazione difensiva puramente scientifica, nella quale l’uomo “marca per zone” prendendosi a carico un avversario mai davvero fisso ed in base alla sua posizione in campo in fase di non possesso.

La squadra manovra senza eccessi, preferendo la ricerca della profondità e gli affondi in verticale. Il possesso palla medio a partita (54,45%) resta comunque inferiore, nella Liga, a quello del Barça e del Real Madrid (61,2 e 59,1), ma superiore a quello del ritrovato Valencia di Marcelino (48,2%). La precisione nei passaggi indica l’alto livello di concentrazione richiesto da Berizzo ai suoi uomini (82,8%), mentre i 21,4 contrasti a partita testimoniano appieno la mentalità Cholista degli andalusi quando si parla di fase difensiva, con Guido Pizarro che abitualmente viene schierato come perno tra due giocatori estremamente tecnici e in grado di ribaltare il fronte del gioco grazie alla visione di gioco periferica eccezionale come Franco Vázqueze Éver Banega, che dopo l’annata odisseica vissuta all’Inter sembra aver ritrovato una certa continuità di rendimento con tre gol e due assist. I Nervionensen possono comunque puntare anche sul pragmatismo e la preparazione atletica di un certo Steve N’zonzi (resterà dopo gennaio?) che fino ad oggi ha giocato 730 minuti e del tedesco Johanness Geis. Lo United come al solito cercherà di prendere il controllo sulla partita in mediana, sfruttando la forza di Marouane Fellaini (oppure Nemanja Matić) e la freschezza tecnica e atletica del solito Paul Pogba. In quella specifica zona di campo Guido Pizarro rischia di soffrire maggiormente se non affiancato da un giocatore in grado di fornire un grosso contributo nelle due fasi. El Conde ha un’ottima media di contrasti a partita (3.7) e di intercettazioni (1.7), ma di certo non fa mancare il suo apporto tecnico e tattico con 2.1 dribbling a partita e 1.8 falli, molto spesso tattici al fine di evitare ripartenze, vero punto debole degli andalusi. Nei passaggi Pizarro ha una media monstre: un 88.2% di fraseggio completato positivamente. Se messo in paragone con il 91,5% di Sergio Busquets si tratta davvero di numeri eccezionali. Ad ogni modo per affiancare l’argentino ex Tigres e Lanús servirà inevitabilmente la dinamicità di uno tra Geis e N’zonzi, con il centrocampista teutonico leggermente migliore del francese nei contrasti (1.7 a 1.5) seppur meno caparbio nella fase d’intercettazione (11 a 5, con media di 1.5 a partita contro lo 0.8 dell’ex Schalke 04) e nella creazione di occasioni da gol, anche considerando la maggiore trazione offensiva. Il francese inoltre ha il vantaggio di saper entrare perfettamente nei meccanismi della squadra, tramutando in un autentico catalizzatore di palloni: 645 passaggi riusciti su 713 effettuati, contro i 136 di Geis, seppur il tedesco garantisca un fraseggio maggiormente verticale con il 46% dei passaggi verso gli attaccanti, mentre N’zonzi sembra prediligere l’ampiezza cercando in modo costante il dialogo con la catena laterale di sinistra, verso la quale indirizza mediamente il 33.5% del suo fraseggio. Non a caso vi è una maggior densità di possesso sulla fascia sinistra (41%).

In attacco spazio alla fantasia, con un insieme di interpreti bravi nell’interscambiarsi di posizione. I riferimenti centrali restano quasi sempre Wissam Ben Yedder e l’ex Sampdoria Luis Muriel, anche se spesso abbiamo potuto notare l’utilizzo di Joaquín Correa come terminale offensivo (posizione in cui è stato spesso utilizzato da Jorge Sampaoli nell’Argentina). A destra invece c’è Jesús Navas, il giocatore probabilmente con maggiore esperienza nelle notti europee tra i Sevillistas. La sinistra invece è occupata da Nolito e Pablo Sarabia, con quest’ultimo che contrariamente ai pronostici ha trovato maggior spazio rispetto all’ex Celta Vigo e Barcellona.

Il 4-3-3 del Toto Berizzo ha arretrato automaticamente la posizione in campo di Ganso e del MudoVázquez, garantendo una maggiore possibilità di manovra agli esterni, liberi di accentrarsi sui passaggi filtranti o di lanciarsi sulla corsa per arrivare sul fondo e servire il riferimento centrale. Il Siviglia effettua 11.8 tiri a partita, dei quali più del 59% in area di rigore (il 34% da fuori): il 56% delle conclusioni verso la porta arrivano per vie centrali, il 26% dal lato sinistro e il 17% dalla destra, vista la presenza di un autentico assistman come Navas e la maggior predisposizione difensiva di Gabriel Mercado.

Dei gol totali segnati dalla squadra nella stagione in corso 13 sono di Ben Yedder, mentre i restanti sono distribuiti in maniera omogenea tra i restanti membri della squadra: tra Muriel (4), Ganso (4), Correa (3) e Banega (3) e il difensore centrale Lenglet (3) per citarne alcuni: un indizio importante che sottolinea la forza del collettivo spagnolo nel finalizzare la manovra, con una maggiore “presenza” dagli out del capitano Sergio Escudero nella metà campo avversaria.

Un’altra qualità fondamentale risiede nella mentalità del collettivo andaluso, che molto spesso è in grado di rimontare oppure conservare il risultato grazie all’alto tasso di concentrazione richiesto da Berizzo. La difesa è molto fisica, con il francese classe ‘95 Clément Lenglet che attualmente è il giocatore più utilizzato per minutaggio (1700+ minuti) con la media di 2.2 contrasti a partita e 2.8 spazzate e una buona percentuale di precisione nei passaggi (86,3%) a testimoniare anche la bontà tecnica del giovane centrale difensivo transalpino. Al suo fianco l’ex Palermo e RomaSimon Kjaer, praticamente rinato tra Lille, Wolfsburg e Fenerbahçe. Il danese ha una media di 1.5 contrasti e di 2.5 intercettazioni a partite, oltre a dei buoni dati anche sulle respinte (71). Nei duelli aerei e nel gioco di sponda i due centrali dovranno vedersela con Romelu Lukaku, che di duelli aerei in questa stagione ne ha vinti 67 su 130, con 47 conclusioni verso la porta di cui 28 verso lo specchio (quindi più del 50% verso il target). Kjaer e Lenglet dovranno essere caparbi nell’evitare il gioco di sponda dell’attaccante belga, cercando di arginare le sue devastanti incursioni in profondità, situazioni di gioco nelle quali diventa praticamente inarrestabile.

Considerando la tipologia di difensori presenti nella squadra di Eduardo Berizzo viene spontaneo concludere affermando che i quattro elementi della retroguardia fanno molta fatica contro interpreti estrosi e rapidi nell’esecuzione, motivo per cui giocatori come Anthony Martial, Marcus Rashford e Jesse Lingard potrebbero risultare decisivi ai fini del risultato (e della qualificazione) in questo doppio confronto.

Perché vincerà il Manchester United di Mourinho?

Anche in questo caso bisogna partire da una doverosa premessa: che si tratti dell’impostazione del gioco o di semplice mentalità, lo United ha cambiato totalmente faccia rispetto all’anno scorso. La confusione tattica nel reparto arretrato e lo sterile possesso palla della scorsa stagione, che a tratti appariva totalmente privo di idee, sembrano essere solo un lontano ricordo. I Red Devils puntano spesso le proprie fiches sulla disarmante capacità di Romelu Lukaku nell’attaccare la profondità per ritrovarsi a “tu per tu” con l’estremo difensore avversario, cercando di sfruttare al massimo l’arsenale tecnico-qualitativo dei propri esterni offensivi: 27 gol stagionali sono arrivati da Rashford, Lingard, Mata, Mkhitaryan e Martial, che insieme hanno messo insieme anche 29 assist complessivi. La maggior parte dei gol (circa 64%) sono arrivati da un’azione manovrata e costruita su attendismo e contropiedi, caratteristica che per molti aspetti rende il Manchester United una squadra incredibilmente ostica, un motore che si accende all’improvviso. José Mourinho è in grado di rivitalizzare giocatori apparentemente finiti: per maggiori informazioni riguardare le ultime prestazioni di Daley Blind ed il meraviglioso processo di crescita di Marouane Fellaini. Ovviamente guardando il centrocampo si denota il fine primario di Mou: impadronirsi della linea mediana del campo attraverso lo strapotere fisico e atletico del belga e di Matić, permettendo a Paul Pogba di restare maggiormente libero da compiti difensivi e dunque partecipare più attivamente alla transizione offensiva. La costruzione del gioco abitualmente parte dai due terzini, che ricevono l’opzione di scarico più semplice dai due mediani, mentre il trequartista si posiziona tra le linee galleggiando tra difesa e mediana avversarie. In tal senso la mediana del Siviglia rischia di patire in maniera esagerata lo strapotere sia muscolare che atletico dei Red Devils, con Guido Pizarro che probabilmente dovrà sfoggiare tutte le sue migliori qualità difensive seguendo Pogba come se fosse la sua ombra. Nella fase di transizione offensiva il principale diktat è quello di dare ampiezza alla manovra attraverso la centralizzazione degli esterni offensivi, l’innalzamento del baricentro dei terzini alle loro spalle e quello di uno dei due mediani in linea con la punta: si tratta di avere 7 giocatori nella trequarti avversaria. Lo United verosimilmente non cercherà solo l’azione costruita e manovrata, ma anche ripartenze rapide – a mille allora – in pieno stile Mourinho: caratteristica che il Siviglia soffre tantissimo dal punto di vista difensivo, vista la difficoltà dei difensori del club andaluso nel contrastare giocatori qualitativamente eccellenti, come quelli degli inglesi del resto. Starà a Berizzo saper contrastare una squadra che ha dimostrato di poter arrivare in porta con una facilità disarmante grazie al talento dei propri interpreti offensivi. Il Siviglia non è una squadra che si arrende e, anzi, ha dimostrato più volte di avere la giusta mentalità per giocare contro le big, ma la legge del più forte aspetta sempre uno scontato esito dietro l’angolo.

Articolo a cura di Daniele Pagani

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Mattia Bertoli ha detto:

    Bell’articolo!

    Mi piace

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