LA CHIAVE DI PORTALUPPI, L’ORGANIZZAZIONE TATTICA PER FAR GRANDE IL GREMIO

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Grafica by Alessio Giannone

Non fatevi ingannare dall’aria da duro. Renato Portaluppi, allenatore del Grêmio, si presenta in conferenza stampa con gli occhiali da sole e quella personalità che lo porta a dire che no, lui in  Europa non va a studiare, perché «quando uno conosce il calcio, poi gli viene naturale». Di casuale però, nel gioco dell’ Imortal Tricolor c’è proprio poco. Portaluppi prepara tutto, fino ai minimi dettagli, tanto da che ha fatto spiare con dei droni tutti gli avversari affrontati in Libertadores 

Fase offensiva- La sintesi migliore della finale di andata di Libertadores, vinta 1-0 contro il Lanús, l’ha data Muricy Ramalho, vincitore della Copa nel 2011 con il Santos. «Questi ragazzi sanno come giocare. Non importa cosa succeda, non abbandonano mai il piano partita. Questa è la sicurezza dell’allenamento». L’idea di gioco è molto semplice, almeno offensivamente: controllo del ritmo e uso delle corsie laterali. Dei cinquantuno gol fatti nel Brasilerão, trentaquattro arrivano da un’azione manovrata, e uno solo in contropiede. Bene anche i calci piazzati. Sono già dodici le reti da situazione di palla inattiva. Il 73% dei tocchi di palla avviene a destra e a sinistra, ma la maggior parte dei tiri, il 60%, proviene dal centro.

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Il Gremio nell’andata della finale di Libertadores contro il Lanús- photo by goal.com

Il pensiero calcistico di Portaluppi quindi non è di sfruttare le fasce per allargare l’ampiezza della manovra, ma di usarle come uno strumento per arrivare in porta più velocemente. La parola chiave, inserimenti. Nel 4-2-3-1 Fernandinho e Ramiro, le due ali, sono fondamentali. In due mettono dentro circa diciassette cross a partita, ma sono anche quelli che calciano di più insieme a Luan, che gioca dietro all’unica punta Lucas Barrios. Quasi due tiri per gara ciascuno (1.8 e 1.9) e tredici gol in due. Fernandinho è stato anche il capocannoniere della squadra in campionato con nove gol. Barrios invece fa quello per cui spesso in Germania veniva criticato, ovvero uscire dall’area di rigore, mettersi in visione, fare da sponda e lanciare in profondità i due esterni. Segna poco, ma per i gol citofonare ai tre dietro di lui. La manovra comincia dai difensori centrali, tecnicamente molto validi. Bressan e Bruno Geromel hanno infatti rispettivamente l’83.9% e l‘81.9% di passaggi riusciti. Ricevono da Marcelo Grohe e si appoggiano su Arthur, il cuore del gioco Tricolor. Uno che non sbaglia praticamente mai (93% di precisione passaggi) e che garantisce ordine ed equilibrio per sopportare il peso dei quattro davanti. L’asse centrale che compone con Luan è assolutamente devastante. Il trequartista, cresciuto in una favela di Sao Paulo, a ventiquattro anni sembra pronto per l’Europa. È lui la vera stella: sei gol, sei assist e una visione di gioco unica. Manda costantemente in porta Ramiro e Fernandinho, e calcia anche molto bene da fuori. Non è un caso se il 50% dei tiri del Gremio arriva da lontano, perché sono quasi tutti suoi.

Fase difensiva– La gestione delle palle inattive è il principale problema dei brasiliani.Lo si è visto anche nella finale del Mondiale per Club contro il Real Madrid. Varane e Sergio Ramos sono brutti clienti, ma troppo spesso i difensori di Portaluppi si distraggono facilmente e perdono l’uomo. È un difetto che riguarda tutti, dai due terzini Edenilson e Bruno Cortês a chi gioca in mezzo, che sia Bressan, Geromel o Kanneman. Dei 36 gol presi dal Grêmio nel Brasilerão otto sono calcio da fermo, il 22%. La zona centrale è quella da cui arrivano più tiri degli avversari, il 65%, da destra il 20% e da sinistra solo il 16%. La protezione dell’area di rigore è uno dei dettami di Portaluppi, tanto che il Tricolor subisce la maggior parte delle conclusioni da fuori, il 52%.

La distanza tra difesa e centrocampo invece funziona benissimo. Michel è nei primissimi posti in classifica sia per contrasti che per intercetti (2.5 e 2.8 a partita). Lo stesso discorso vale per Kanneman (2.3 e 2.6) e Geromel, addirittura in testa negli intercetti con 3.2 a gara. Lì di fronte alla lunetta dell’area di rigore difficilmente si passa, e anche Izco è andato in difficoltà nel trovare le giuste spaziature. Peccato che il trend non sia particolarmente seguito dal resto della squadra. La media dei palloni recuperati è piuttosto bassa, 14.4, che può bastare in Sud America dove i ritmi sono meno intensi, ma quando ci si va confrontare con le squadre europee, che hanno un altro passo, il confronto non regge. Soprattutto se il baricentro della squadra è basso e non si pressa alto l’avversario. Il Grêmio infatti lascia in fuori gioco i rivali sono due volte a partita. Inevitabilmente il numero dei tiri presi si alza, e 12.2 è un dato che prima o poi si paga, specie quando si gioca contro Ronaldo, Benzema e Bale.

Articolo a cura di Fabio Simonelli

 

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