LA GUERRA SANTA DI CRACOVIA, TRA STORIA E COLPI DI MACHETE

Cracovia è una città della Polonia meridionale con circa 800mila abitanti. E’ una delle più antiche ed estese, è stata per molti anni la capitale e tutt’oggi è un centro culturale, artistico e universitario capace di valorizzare e ampliare le opportunità di lavoro e svago. Il calcio in questa città ha un ruolo di secondo piano, viene seguito soprattutto nelle zone più povere della città da gruppi di giovani che lo utilizzano per evidenziare il loro disagio sociale. A Cracovia ci sono tre squadre, l’Hutnik Nowa (la meno famosa) il K.S Cracovia e il Wisla. Le ultime due sono le più famose e le più supportate, proprio per questo danno vita a uno dei derby più sentiti dell’intero paese. La violenza è stata ed è spesso la protagonista di questo affascinante derby che viene anche chiamato The Hole War, la guerra sacra.

Entrambe le squadre subirono la travagliata storia politica della Polonia e proprio per il ruolo culturale di Cracovia il regime cercò di controllarla il più possibile. In questi anni sia il Wisla che il Cracovia subirono notevoli pressioni da parte del regime che essendo di stampo sovietico cercò di rifondare il calcio e le squadre secondo il suo modello cambiando i nomi e cercando di legare i club a certi ambiti sociali. La più sfortunata fu il Cracovia che fu praticamente distrutto dalle interferenze che portarono il club a disputare la terza seria. Il Wisla fu in questo senso più fortunato, divenne la squadra appoggiata dai militari, cambiò nome in Gwardia Kraków e lo stadio fu sequestrato dall’esercito. Sicuramente la situazione del Wisla fu migliore di quella dei rivali che fu controllata dal regimo il quale non cercò di distruggere la squadra.

Il Wisla Cracovia venne fondato nel 1906. Wisla significa Vistola e fu scelto per onorare il fiume che attraversa la città. Fino alla seconda guerra mondiale il Wisla era considerata una delle più grandi squadre dell’intera nazione. Solo dalla fine degli anni ’90 il club è riuscito a ritagliarsi un ruolo di rilievo nel calcio polacco, in linea con i suoi primi anni di vita, riuscendo a conquistare sette campionati su un totale di 13 ai quali si aggiungono 4 Coppe di Polonia, una Supercoppa e una Coppa di Lega. Il Wisla nel 1907 inglobò il club Czerwoni, prendendo da questa squadra i colori sociali cioè il rosso (che tutt’ora viene utilizzato) con una stella bianca posizionata. Colori e simboli che sono presenti nello stemma e ovviamente nella divisa di gioco, la stella è un riferimento all’anima fortemente patriottica del club e da origine al soprannome con cui è conosciuto il Wisla cioè “Biala Gwiazda”.

 

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Il Klub Sportowy Cracovia è il club più antico del calcio polacco, venne infatti fondato pochi mesi prima degli eterni rivali il 13 giugno 1906. La fama del Cracovia fu costruita negli anni precedenti alla guerra mondiale, in seguito alla quale il quale visse anni drammatici, dove riuscì a conquistare quasi tutti i suoi trofei. La bacheca è composta solamente da 5 campionati polacchi con l’ultimo conquistato nel 1948.  Nonostante l’assenza di trofei da quell’anno in poi in seguito allo scioglimento del regime comunista il club è stato comunque capace di rinascere scalando dalla serie C alla serie A e riacquistando un posto di tutto rispetto nelle gerarchie del calcio polacco. Il maltrattamento da parte del regime coinvolse tutti i simboli del club, dal nome alle divise. Fortunatamente nella rinascita del club c’è anche la rinascita dei simboli storici come le divise biancorosse che tutt’ora caratterizzano il Cracovia.

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La rivalità tra le due squadre nacque nel momento della fondazione delle squadre distante si soli pochi mesi. Inizialmente l’odio era puramente calcistico e culturale, visto che il Wisla era la squadra dei licei e dei ginnasi mentre il Cracovia quella delle università. Il tutto ovviamente coadiuvato dalla volontà di affermare o conquistare il dominio cittadino e di guadagnarsi il titolo di squadra più forte della città. La rivalità si poteva considerare sana tanto che in città si usava dire:

“Per un Wisla forte ci vuole un Cracovia forte”

Quando la situazione politica peggiorò in Polonia anche il calcio ne subì le conseguenze. Negli anni ’80 la violenza iniziò a diventare la protagonista e l’odio superò la pura rivalità calcistica fino a sfociare in un episodio che colpì tutto il paese. La guerra santa tra le due tifoserie ha preso come simbolo il machete arma utilizzata da parte delle gang di tifosi nei molti scontri tra le strade della città. Nel 1993 durante una partita della nazionale polacca ci furono scontri tra le due fazioni e quelle del Pogon Szczecin (a supporto degli hooligans del Cracovia) che causò la morte di un ragazzo. I gruppi organizzati sono i principali protagonisti dei numerosi tafferugli, quelli del Wisla si fanno chiamare White Stars e risiedono soprattutto nella zona nord della città, mentre quelli del Cracovia sono chiamati Paysi e provengono dalla zona sud. Gli sfottò sono ovviamente all’ordine del giorno, quelli del Wisla sono chiamati “cani” per la loro storia legata ai militari e alla polizia mentre quelli del Cracovia vengono chiamati dai rivali “ebrei” per la loro tolleranza religiosa. L’unico momento di tregua fu la morte di Papa Giovanni Paolo II, nativo di Cracovia e grande tifoso del Cracovia che portò alla decisione da parte di molti supporters di abbandonare le ostilità. Oggi la rivalità è sempre viva ed è una delle partite più attese nel campionato polacco e grazie al suo contesto e alla sua storia così particolare questa sfida è sicuramente tra le più affascinanti nel panorama dell’Europa orientale.

 

                                           Articolo a cura di Federico Bottara

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