GIOVANNI MALAGÒ, IL PRESIDENTE DEL CONI PRENDE LE “REDINI” DEL CALCIO ITALIANO

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Gli esiti delle votazioni

Riavvolgere il nastro del tempo fino alla partita del 13 novembre a Milano contro la Svezia, riassaporare l’amarezza per l’eliminazione, riascoltare oggi i proclami di rivoluzione per la più cocente delusione che il calcio italico abbia saputo produrre, sarebbe stato utile per orientare le scelte e funzionare da stella polare per avviare la stagione delle riforme. Ma nel suo anno zero il calcio italiano ha deciso di non decidere, non riuscendo a darsi una governance da cui ripartire.

I litigi e gli interessi personali di presidenti e candidati hanno prevalso sulle necessità comuni e così il commissariamento della Figc e della Lega di Serie A è divenuto inevitabile. Le quattro votazioni, andate in scena a Milano, non sono riuscite a esprimere un candidato tra Gabriele Gravina, numero 1 della Lega Pro, il presidente della Lega nazionale dilettanti Cosimo Sibilia, e Damiano Tommasi, presidente dell’Assocalciatori. Probabilmente la Figc oggi avrebbe un presidente se fosse giunta in porto l’intesa di un’unica candidatura tra Gravina e Tommasi, ma alla fine i due hanno preferito tentare la strada personale, convinti entrambi di poter vincere con i voti dell’Assoallenatori di Ulivieri. Un esito che non deve esser dispiaciuto al presidente del Coni Giovanni Malagò che, dopo aver auspicato le doverose dimissioni di Carlo Tavecchio, ora ha potuto allungare la sua egida alla poltrona più alta di via Allegri, prendendo in mano le redini del calcio. Il mondo del pallone ha perso così la sua gelosa indipendenza dalla politica: il capo dello sport italiano ha nominato Roberto Fabbricini commissario straordinario della federazione e, in una sorta di equilibrismo istituzionale, è stato a sua volta chiamato da lui a dirigere la Lega di A. Come suo vice, Malagò ha nominato l’avvocato Paolo Nicoletti, che in Lega si sa muovere ed è gradito anche dal ministro dello Sport Lotti, oltre che dai club per la sua conoscenza delle problematiche inerenti. Il commissariamento della Federcalcio è destinato a almeno 6 mesi, sempre che siano sufficienti.

Nuovo statuto, riforma dei campionati, seconde squadre e centri federali: sono tanti gli affari correnti che i due commissari dovranno iniziare a disbrigare per risollevare il calcio italiano dallo sprofondo in cui è piombato da tempo, culminato a novembre con la storica eliminazione dai Mondiali per mano degli svedesi. E poi c’è da sciogliere il nodo del commissario tecnico. In attesa di sapere il nome del nuovo ct, sarà il tecnico dell’Under 21 Gigi Di Biagio a sedersi sulla panchina azzurra come traghettatore per le due amichevoli in programma a marzo contro Argentina e Inghilterra. Un risultato però la Lega di A l’ha già ottenuto: la massimizzazione dei proventi dei diritti televisivi. I club di Serie A, infatti, sono riusciti a incassare la cifra a cui puntavano: un miliardo e 50 milioni di euro all’anno per tre anni, offerti dalla società catalana Mediapro, che già gestisce i diritti televisivi della Liga. Ora, chi vorrà trasmettere la Serie A dovrà trattare con loro. Dal lato prettamente sportivo, il progetto per la formazione delle seconde squadre che dovrebbero giocare nelle serie inferiori sul modello spagnolo, significa valorizzare i giovani talenti, permettendo di misurarsi in campionati professionistici, invece di lasciarli nel limbo di chi è troppo bravo o ha esaurito i limiti di età per giocare nelle formazioni Primavera, ma non è ancora pronto per i massimi livelli. Molto della crescita nella carriera di un giocatore passa nel salto tra i settori giovanili ed il calcio vero, dove il rischio di perdersi nella trafila dei prestiti è concreto. La realizzazione del progetto delle seconde squadre, però, si lega a doppio filo alla ristrutturazione dei campionati, dove altrimenti non troverebbero spazio: l’Italia conta 99 squadre professionistiche, contro le 56 della Spagna, ed un inserimento delle squadre “B” risulterebbe problematico se non accompagnato da una riforma delle leghe. Un percorso complicatissimo.

I due volti nuovi del commissariamento sono quelli di due ex calciatori: Billy Costacurta, che la giunta esecutiva del Coni ha nominato subcommissario della Figc insieme ad Angelo Clarizia, e Bernardo Corradi, che affiancherà Paolo Nicoletti come vice di Malagò in Lega. Un segnale di discontinuità e forse un pegno al presidente dell’Assocalciatori, Tommasi, che in fondo il commissariamento ha contribuito a produrlo, prima non appoggiando la candidatura di Gravina e poi scegliendo di votare scheda bianca alla quarta votazione. Sarà proprio l’ex milanista a dover scegliere il nome del nuovo commissario tecnico chiamato a portare l’Italia a Euro 2020. Costacurta non si è sbilanciato, ma ha confermato che si tratterà di uno tra quelli già in lizza: Mancini, Ancelotti, Conte e Ranieri. “Dobbiamo cominciare con i colloqui, i tempi non sono frettolosi ma bisogna iniziare a muoversi e il prima possibile andare a parlare con loro”, ha assicurato nella conferenza stampa di presentazione nel suo nuovo ruolo. L’identikit non è stato ancora tracciato: “Sino a qualche anno fa pensavo che sulla panchina dell’Italia dovesse sedere un selezionatore, poi ho visto il lavoro strepitoso di Conte in Francia e ho capito che si può allenare anche in Nazionale”. Che due ex calciatori siano coinvolti nel processo di rifondazione è sicuramente positivo. L’organizzazione per il rilancio della maglia azzurra contempla anche la ristrutturazione del Club Italia, che potrebbe divenire autonomo dalla Figc e venire gestito come un club professionistico: sganciare l’apparato tecnico della Nazionale dalle dinamiche politiche assai poco virtuose dei palazzi del calcio italiano potrebbe rivelarsi davvero la strada più giusta per ripartire.

Articolo a cura di Davide Di Bello

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