QUESTIONE DI OPPORTUNITÀ

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Yann Karamoh esulta dopo il gol al Bologna – Photo edited with Prisma

L’incessante e melenso scorrere d’inchiostro utilizzato al fine del mero pompaggio mediatico altro non fa – ovunque sia possibile – che rendere estremamente labile il confine che separa il concetto di talento da quello di personalità. Non si parla tanto di parallelismi giolittiani filo apocalittici nel definire il rapporto tra Stato e Chiesa, ma più dell’esistenza di una struttura e di una sovrastruttura (sul modello marxista) in qualsiasi contesto della routine quotidiana e lavorativa. Mondo del calcio compreso. Se la sovrastruttura è il contesto in dinamica evoluzione attraverso il quale la struttura si esprime – in maniera direttamente proporzionale – la personalità è lo strumento attraverso il quale riusciamo a esprimere un talento specifico, ipotetica colonna portante di futuri successi. Nel mondo del calcio sussiste ugualmente una Variabile X in grado di abbattere la metafisica intrinseca del rapporto interrelazionale tra i due fattori e che si concreta irrimediabilmente nell’opportunità.

Ma se la personalità – o la capacità di esprimerla – fosse già di per sé un talento?

Prendiamo d’esempio il pomeriggio vissuto da Yann Karamohtalento dell’Inter di cui ho parlato ampiamente in questo articolo risalente al luglio dello scorso anno – in quel di San Siro, nel match contro il Bologna di Roberto Donadoni. Dopo una vittoria strappata con inaspettata (o forse no?) fatica ai calci di rigore negli ottavi di finale di TIM Cup, contro un Pordenone assai ostico e di certo poco intenzionato a concedere una semplice passerella serale agli uomini di Luciano Spalletti, per i nerazzurri è iniziata una lunga crisi di risultati con 3 sconfitte consecutive – contro Udinese, Milan (ai quarti di Coppa Italia) e Sassuolo – 2 pareggi strappati per il rotto della cuffia con Roma e Lazio e altri 3 draw – che potremmo definire evitabili – con Fiorentina, SPAL e Crotone. Solamente 5 gol fatti, al netto dei 9 subiti ed un calo mentale ed atletico evidente che ha messo in seria discussione il piazzamento in classifica della compagine meneghina. Simboli emblematici del crollo interista sul terreno di gioco sono i due esterni d’attacco: Ivan Perišić ed Antonio Candreva, con quest’ultimo che mediamente produce 1.8 tiri in porta ogni partita – rispetto ai 3.4 del croato ed i 3.1 di Mauro Icardi – ma anche 1.4 palle perse. Dei dati non incoraggianti per l’esterno della nazionale italiana – nonostante i 2.7 passaggi chiave per partita – che fino ad oggi ha raccolto 8 assist, ma ancora 0 gol nella stagione di Serie A attualmente in corso d’opera. Nel frattempo Karamoh, che in quell’inizio della “fine” contro il Pordenone in Coppa Italia giocò anche la prima partita da titolare con l’Inter, (peraltro sciupando anche un paio di buone occasioni) viveva la crisi di risultati dei compagni dalla panchina, eccetto i 15 minutes of fame – più recupero – warholiani contro il Genoa, il montblanc rifilato ad Adel Taarabt che infiammò prepotentemente la platea del Meazza e qualche sporadica apparizione. Un po’ come il bambino che alla solita ora accende il televisore per vivere altre avventure con i suoi eroi preferiti. Un po’ volando con la fantasia, un po’ immedesimandosi in essi. E ieri pomeriggio Yann li ha indossati quei panni: ha indossato il mantello di Superman, ha scambiato in velocità la sfera con Rafinha, ha lasciato sul posto Erick Pulgar e Riccardo Orsolini con un gioco di gambe da brividi ed ha scagliato il pallone sotto la traversa di Antonio Mirante nello stesso giorno di un retour illustre, e assai romantico, come quello di Rodrigo Palacio: tornato al Meazza da avversario e comunque in grado di strappare più applausi ai tifosi interisti di Marcelo Brozović dopo il più classico gol dell’ex.

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Karamoh esulta dopo il gol insieme alla new entry, Rafinha

LA PARTITA DI KARAMOH:

<< Prima della partita mi ha detto di riscaldarmi bene perché avrei giocato titolare. Mi ha chiesto di usare la mia velocità perché sarebbe tornata utile e di giocare con i compagni. Non mi aspettavo di partire dall’inizio, ma mi sto integrando sempre più e credo che questa sia la naturale conseguenza. Ringrazio il pubblico per l’ovazione alla mia sostituzione, vuol dire che ho fatto qualcosa di bello. Mi sono esercitato spesso per rendere il sinistro forte come il destro. Ringrazio Spalletti per le belle parole su di me, ma ora bisogna andare avanti su questa strada >>

Yann Karamoh ai microfoni di Sky Sport

Luciano Spalletti lo aveva annunciato in conferenza stampa, parlando di importanti novità nell’11 iniziale. Per molti aspetti potremmo definire la scelta di mettere in campo Karamoh al posto di un Candreva “opaco” e palesemente sulle gambe come giusta, ponderata. Sul primo gol, il secondo stagionale e consecutivo dopo quello contro il Crotone di Walter Zenga per Éder Citadin Martins, Yann è stato in grado di contribuire con un passaggio chiave al gol del vantaggio nerazzurro, dopo aver ricevuto la sfera sul lato destro da Marcelo Brozović. Su 15 tentativi a rete verso la porta, ben 4 sono stati suoi (di cui il 50% nello specchio): pari merito con Ivan Perišić e ben superiore rispetto a Riccardo Orsolini (4-1), se vogliamo mettere a paragone i due talentuosi esterni offensivi oggi in campo. Karamoh è riuscito a fornire un apporto fondamentale non solo in zona gol, ma anche in fase di transizione e di sviluppo della manovra: con 57 tocchi il talento francese ha gestito il 3.5% del possesso palla nerazzurro con una precisione nel fraseggio del 93.7% e 29 passaggi completati su 31 (più di Borja Valero, fermo a 92). Nell’uno contro uno è stato un cliente parecchio ostico per Adam Masina e la catena di destra felsinea, con 7 dribbling tentati e 4 riusciti (il 57%, 2 in meno di Rafinha, 2 in più di Perišić), senza dimenticare la devastante finta di corpo tentata sul terzino italo-marocchino nel primo tempo, sventata prontamente da una sagace lettura del gioco anticipata di Federico Di Francesco.

Un altro aspetto che emerge dalla prestazione odierna di Karamoh è la sua capacità di evitare il “corpo a corpo” con il diretto avversario, al fine di valorizzare appieno le sue principali caratteristiche in campo aperto: infatti sono 0 i contrasti effettuati quest’oggi, al netto dei 3 subiti (e 3 falli guadagnati, 1.6% a gara) e un’intercettazione a favore. La sua partita è finita al ’73esimo del secondo tempo, in favore di Roberto Gagliardini, tra gli applausi del suo pubblico. Un po’ presto per dire se la sua stella continuerà a brillare nel cielo nerazzurro, ma visto l’approccio di certo non si tratta di una Supernova alla Gabigol (peraltro in gol alla “seconda prima” con il Santos, contro il Ferroviaria), tanto per fare un paragone ludico sul tema “giovani che segnano il primo gol decisivo al malcapitato Bologna”. Tutta questione di opportunità. Perché forse – a volte – talento e carattere sono sufficienti per indossare il mantello del supereroe.

Articolo a cura di Daniele Pagani

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