DIRIGE L’ORCHESTRA, DUŠAN TADIĆ

Tadic(1).jpg

Dušan Tadić – Southampton/Disegno e grafica di Matteo Masciocchi (https://www.instagram.com/matteo_masciocchi/)

Tadic è uno dei fantasisti più interessanti della Premier ed è ad un bivio per la sua carriera: nonostante caratteristiche tecniche indiscutibili, riuscirà a fare un definitivo salto di qualità?

Matteo Coral

In una società 2.0, multiculturale e sempre più interconnessa, in cui le mansioni e i ritmi (lavorativi e non) sono scanditi con una sempre maggior frenesia, una delle qualità più importanti e necessarie per non farsi sovrastare dallo stress dettato dalla velocità con cui la mole di cose che un singolo deve fare, è il sapere trovare il tempo per fermarsi, riflettere, ricaricare le batterie.

Nel mondo del calcio – di pari passo con le rivoluzioni tecnologico-culturali della realtà di tutti i giorni – allo stesso tempo, i ritmi stanno diventando sempre più alti sia dentro che fuori dal campo: calciatori che, tra social media e contratti con gli sponsor, stanno diventando sempre di più delle industrie che camminano, alla stregua delle più grandi rockstars degli anni ’70/’80. Sui campi di tutt’Europa è l’intensità delle gare a non essere mai stata così elevata, avvicinandosi, continuando il parallelismo precedente, ad alcune tra le più dure canzoni hard rock o – per usare un paragone più vicino ai gusti musicali dei giovani d’oggi – agli extrabeat dei più veloci rapper del mondo.

Giovani ‘El Cholito’ Simeone ha da poco dichiarato che per rilassarsi e cecare quella pace interiore fondamentale per raggiungere la continuità di rendimento necessaria a raggiungere un ottimo livello in Serie A, spesso, oltre alla pesca e al jazz (le sue due grandi passioni), si estranea completamente dalla realtà che lo circonda, cercando il silenzio più profondo che si possa trovare.

L’attaccante della Fiorentina, però, non rappresenta affatto questa caratteristica della sua personalità durante le partite, in cui mette sempre tutto se stesso senza risparmiarsi nemmeno un po’. Le sue dichiarazioni, però, mi hanno fatto riflettere sull’atteggiamento dei giocatori all’interno delle loro gare, interrogandomi sulla presenza o meno di un giocatore che, ad alti livelli, suonasse ad un ritmo diverso dagli altri. Più dolce, melodico, delicato.

Ovviamente mi sono venuti in mente i nomi di grandi centrocampisti come Mesut Özil e Andrès Iniesta, capaci di esprimersi al top della condizione atletica nonché tecnica seppur sprovvisti di una fisicità straripante. Allo stesso tempo, però, ho pensato ad un ragazzo di 29 anni, attualmente nel pieno delle sue facoltà per quanto riguarda la sua carriera calcistica e che, nonostante un talento fuori dal comune, non è ancora riuscito ad esprimersi al massimo. Un ragazzo che, come un vero e proprio direttore d’orchestra, suona una musica che pochi altri suonano, soprattutto in un campionato come la Premier League.

Dušan Tadić sembra un cultore della musica classica nella platea di un concerto metal.

La melodia più delicata suonata da Tadić si chiama “Ambidestria” ed è una canzone che il maestro serbo ha dichiarato di aver scritto pensando alla facilità con cui compone brani armoniosi con entrambi i piedi.

Il trequartista serbo arrivato al Southampton nell’estate 2014 è un giocatore atipico per il calcio di oggi: brevilineo, molto esile, rapido ma non straripante, preferisce ricevere il pallone sui piedi tra le linee che andarselo a prendere più basso. Non molto dinamico, può ricoprire un ruolo diverso come quello di esterno destro, sempre con compiti di impostazione sempre grazie alla sua abilità nell’impostare la manovra e grazie al suo dribbling affidabile (1,7 riusciti a partita), senza però dare molto in fase di non possesso.

Una dei suoi marchi di fabbrica più famosi è certamente il calcio di punizione, fondamentale in cui il serbo è uno dei migliori in tutta la Premier League. La capacità eccezionale dell’ex-Groningen di trovare la porta con entrambi i piedi e anche da posizioni non semplicissime lo rende un’arma molto interessante per il Southampton e anche per la Serbia, dove riveste il ruolo di faro nella manovra offensiva dei ragazzi di Krstajic (anche a causa delle chiamate inspiegabilmente negate ad un altro giocatore che potrebbe dire la sua a livello offensivo come il laziale Milinkovic-Savic).

Uno dei punti di forza più importanti del serbo è, come detto prima, la sua abilità fantastica di utilizzare entrambi i piedi e la sua velocità di esecuzione per calciare verso lo specchio, come dimostrano molti suoi gol da fuori area, altra arma con cui Tadić fa male alle retroguardie avversarie.

Tadic è un fenomeno a tirare le punizioni. Qui con una facilità disarmante trova l’incrocio e (fortunatamente) la schiena di Cech, che spinge la palla in gol. Se anche la fortuna aiuta questo cecchino sulle palle inattive, bisogna chiamare Scotland Yard: abbiamo un killer a piede libero.

I numeri di Tadić sono numeri di tutto rispetto (28 occasioni create in stagione) anche se allo stesso tempo evidenziano tutti i suoi limiti per un ulteriore salto di qualità.

A differenze di altri grandi creatori di gioco, il serbo produce la metà delle occasioni che nascono dai suoi piedi partendo dalla sua zona di competenza, ovvero la trequarti, dimostrando la sua scarsa inclinazione a svariare su tutto il fronte offensivo, considerando che molte delle occasioni che provengono dalle fasce sono legate alle partite in cui Tadić è stato schierato da esterno.

Tadić non va inteso come un genio del passaggio in grado di mandare in porta i compagni con passaggi senza senso in mezzo a quattro cinque avversari, bensì come un giocatore dai colpi quasi apparentemente normali ma eseguiti con una pulizia tecnica che lo rendono un assistman molto pericoloso.

Il fantasista dei Saints si muove con discreta leggiadria sul campo da gioco, mettendo in mostra tutta l’eleganza tipica del più classico dei direttori d’orchestra sfoderando una pulizia nel gesto tecnico quasi sorprendente. Tadic gioca in modo molto lineare e apparentemente semplice proprio grazie ad una capacità tecnica fuori dal comune.

L’ex-Twente, inoltre, padroneggia una caratteristica tipica di tutti i grandi trequartisti: la capacità di prendersi delle pause. Utile soprattutto in un calcio sempre più frenetico come quello odierno, la pausa è quel concetto tattico secondo il quale un giocatore, una volta ricevuto il pallone, sa quando continuare l’azione velocemente oppure quando rallentare drasticamente la velocità nello sviluppo del gioco, cercando di tessere delle trame più efficaci oppure di aspettare un posizionamento migliore da parte dei compagni.

In una squadra come il Southampton, che non ha più il gioco spumeggiante e la qualità della gestione di Ronald Koeman, un giocatore con queste caratteristiche come Tadić risulta fondamentale per non trasformare i Saints’ in una squadra ossessionata dal cercare la verticalità e la velocità come molte squadre che abbiamo visto a metà classifica in Premier negli ultimi anni e che somigliano molto ad un pugile che cerca sempre di colpire l’avversario con una risposta più forte del colpo incassato, indipendentemente dalla situazione in cui si trova.

Nonostante tutte queste caratteristiche positive che rendono il numero 11 del Southampton un elemento decisamente difficile per la varietà di soluzioni che può offrire, il gioco del serbo dei limiti evidenti e che sono, in un certo senso, legati ai suoi punti di forza.

La sua scarsa fisicità lo porta ad essere un giocatore che fatica a vincere molti contrasti e che risulta spesso molto falloso (1,4 falli a partita, dato decisamente migliorabile), inoltre sembra quasi che la sua abilità nel rallentare il gioco di cui abbiamo parlato prima sia anche una ricerca nell’unire l’utile al dilettevole e potersi creare un suo spazio all’interno di un campionato super-frenetico come la Premier.

Al quarto anno in Inghilterra e a 29 anni, il folletto balcanico ha dimostrato tutte le sue qualità ma – allo stesso tempo – non ha mai dato l’impressione di poter compiere un ulteriore salto di qualità per poter ambire ad una big. Contro avversari chiusi per buona parte del match, l’abilità di Tadić nel gestire i ritmi non risulterebbe più così fantastica e questo potrebbe renderlo un giocatore molto meno rilevante dal punto di vista della produzione offensiva.

Il salto definitivo da buon giocatore a elemento affermato ad alto livello in Europa potrebbe essere proprio questo, la scelta di accasarsi in una grande squadra (non apro siparietti simpatici sull’asse Southampton-Liverpool per non risultare banale, ma ci tengo a ricordare ai lettori che il posto di Coutinho mentre sto scrivendo non è stato ancora colmato) potrebbe essere la svolta definitiva per la sua carriera. Con la Serbia, dove è il leader indiscusso della manovra offensiva, è risultato il migliore dei suoi durante le qualificazioni mondiali, con il gruppo di Kolarov & Co. che si è qualificato come primo nel gruppo D.

Il gol più bello di Tadić nelle qualificazioni mondiali nella gara vinta dalla Serbia sull’Austria per 3-2. Non posso essere sicuro che il sombrero fosse voluto o meno ma, al di là di questo, siamo di fronte ad una perla.

Nella partita contro il Tottenham dello scorso Boxing Day, Tadić è entrato in campo a mezz’ora dal fischio finale, in una situazione ormai compromessa. Ha trovato il gol del definitivo 5-2 ed ha mandato in porta due volte i compagni di squadra, che hanno finito per sciupatre miseramente le occasioni create dal loro estroso fantasista.

Nonostante ciò ha dimostrato ancora una volta che forse renderebbe al top a ritmi più bassi di quelli del campionato inglese e che la sua abilità nel fermarsi e dare una pausa alla costruzione del gioco sono un vantaggio per i suoi ma allo stesso tempo una necessità per poter far girare al meglio le sue qualità, che a ritmi più alti danno l’impressione di poter essere oscurate dalla sua scarsa mobilità e che contro avversari coperti in difesa potrebbe cancellare la sua abilità nel gestire i ritmi della gara.

La stile di gioco di Tadic è, dunque, definibile come quello del classico trequartista old school.

La soluzione per il serbo affinché possa elevare al top il suo stile di gioco potrebbe essere quello di osare un po’ di più a livello di creazione delle occasioni, cercando strade che non siano sempre apparentemente consuete ed evolvendosi in un giocatore che si prende più rischi rispetto ad adesso, avvicinandosi a calciatori come Mesut Özil, che non ha la fisicità di altri trequartista moderni ma fa passare i suoi assists in spiragli invisibili all’occhio umano e gode di una mobilità molto più ampia di quella di Tadić anche se non abbinata ad un ottimo atletismo.

In caso il serbo optasse per questa trasformazione potremmo sentirgli suonare le sue melodie migliori nei teatri più belli d’Europa, anche se a lui sembra quasi non dispiacere deliziare i piccoli impianti di provincia.

In fin dei conti si sa, gli artisti sono un po’ particolari.

Articolo a cura di Matteo Coral

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...