PETTERSSON IN THE MIDDLE

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E’ il minuto 91 di Östersunds FK-Arsenal, quando Héctor Bellerín Moruno decide di commettere la prima sbavatura della sua partita andando ad affossare nell’area di rigore difesa da Ospina il velocissimo Tesfaldet Tekie, 20enne centrocampista centrale nato a Göteborg che Graham Potter ha acquistato in prestito dal Genk salvo farlo esordire al 46’ in Europa League vista la brutta prova di capitan Nouri. Tekie è rapidissimo, sguscia via e l’opposizione dello spagnolo vale il fischio del connazionale David Fernández Borbalán, nato ad Almería e dunque oltre 700 chilometri di distanza da Badalona, che ha invece fornito i natali al talento dell’Arsenal. Non ha avuto dubbi, il 44enne fischietto iberico, nel punire con la massima concessione un fallo da calcio di rigore.

L’Östersunds FK, che aveva già ampiamente perduto ogni minima razionale possibilità di passaggio del turno nel momento in cui aveva deciso di denaturare il suo gioco intimorito dall’Arsenal (la truppa di Wenger vale 39 volte il povero OFK, in fondo), non aveva altro obiettivo che render meno amala la sconfitta. Sfortuna, in fondo i londinesi erano i secondi più forti, sulla carta, di un elenco che oltre al primatista Atlético Madrid comprendeva anche oneste squadrette quali Sporting Braga, Viktoria Plzen e Red Bull Salisburgo. Sarebbe potuta andar meglio in molti altri casi, considerando che l’intero parco giocatori di Graham Potter valeva meno del solo Nacho Monreal, l’uomo che aveva aperto le reti con un comodo tap-in su incerta parata del portiere Aly Keita, ottimo in tante occasioni ma impresentabile giovedì sera. L’autogol del greco Sotiris Papagiannopoulos, nato da un maldestro rinvio del compagno di reparto Tom Pettersson, aveva fatto il resto. E così, da underdog a vittima dei Gunners, il passo era stato brevissimo. Un uno-due d’impressionante forza avrebbe spalancato le porte al contropiede con un fulmineo guizzo dello sconfinato talento di cui è dotato il tedesco Mesut Özil: zero a tre, Jämtkraft Arena ammutolita e seduta per assistere a uno spettacolo teatrale triste e ben lontano da quello ammirato nelle varie prove a questa serata di gala.

Il divario c’era, imbarazzante, Graham Potter ha potuto soltanto cercare di nasconderlo il più possibile puntando sul fattore casa, ma è stato tradito da una prova non all’altezza da parte dei suoi: Keita non perfetto, Papagiannopoulos e Pettersson ben lontani dalle sensazioni di strapotenza mostrate più volte in quest’Europa League, Nouri impreciso e, più in generale, la lampante paura che l’Arsenal sia stato un nemico psicologicamente più difficile che altro. In ogni caso, nei minuti di recupero del secondo tempo, restava più poco. A meno di straordinarie rimonte, non preventivabili per portata del fenomeno e per eccezionalità del caso, la splendida storia dell’Östersunds FK finisce qui. Finisce con la prima sconfitta casalinga, con uno 0-3 amaro e acuito da quel calcio di rigore. Già, perché a quell’ora non era più in campo lo specialista Brwa Hekmat Nouri, uscito come detto al 46’ per far spazio a Tekie. In Europa League, il rapporto di Nouri col dischetto non è sempre stato positivo: certo, reti contro Muslera alla Türk Telekom Arena e al Toumba di Salonicco nel 3-1 per il PAOK, poi per finire l’1-0 con cui ha trafitto Kraft nell’ospitata in Svezia dell’Hertha Berlino. A far da contraltare a tutto questo, però, la conflittualità di quella rincorsa dagli undici metri culminati con la parata del portiere Klinsmann dell’Hertha Berlino, la notte del 7 dicembre.

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In ogni caso, Tom Pettersson dal dischetto. Un difensore non certo dai piedi buoni Saman Ghoddos o la precisione del cecchino inglese Jamie Hopcutt. Scelta curiosa, che a primo acchito suscita più di un punto interrogativo, visto anche che la battuta del difensore svedese è stata tutt’altro che perfetta. Tiro potente ma non troppo angolato, Ospina si distende sulle sua destra e blocca sicuro una conclusione migliorabile. E’ sconforto: la Jämtkraft Arena, che sperava almeno in una rete consolatoria, si siede prepotentemente sui seggiolini con lacrime agli occhi ma sciarpe rossonere ancora in mano. L’ultima chance è crollata così, al triplice fischio di Borbalán c’è solo stato spazio per la commozione, per gli applausi di Graham Potter al pubblico di casa che ha risposto con un’intensa sciarpata di “Viger oss aldrig”, “mai vacillare”, motto del club nato nel 1996 nonché prerogativa tradotta in campo da una grinta sovrumana sebbene qualità tecniche non eccelse. Non c’è stata giovedì sera, perché come detto l’OFK ha denaturato il suo gioco uscendo sconfitto in malo modo. E galeotto fu quel rigore, che Pettersson ha calciato non perfettamente suscitando più di una curiosità.

In realtà, Tom Pettersson aveva un ottimo motivo per presentarsi dal dischetto. C’è un tweet, pubblicato dal suo account @TomPettersson il 14 agosto 2016, che lo raffigura con il bimbo in braccio e la maglia dell’Arsenal. La descrizione è particolarmente chiara: “I eftermiddag smäller de och vi är redo ️  #COYG #pappaspöjk”. Una sorta di elogio ai Gunners, che all’Emirates stavano giocando contro il Liverpool una partita che alla fine Jurgen Klopp si sarebbe portato a casa con un pirotecnico 3-4. Tuttavia, ai più attenti non è sfuggito questo dettaglio che oggi campeggia su più fronti della stampa inglese: Tom Pettersson è tifoso dell’Arsenal. Comprensibile, visto che lo stesso difensore aveva dichiarato apertamente le sue simpatie allo Sportbladet.

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Il cugino di Tom si era recato in Inghilterra in viaggio ed era tornato in Svezia con un regalo: Una sciarpa per me. Avevo sentito parlare di loro prima, la sciarpa era carina e quindi la scelta di simpatizzare per l’Arsenal era semplice. Abbiamo iniziato a scherzare sul fatto che avremmo incontrato l’Arsenal già quando abbiamo vinto la Coppa di Svezia, la scorsa primavera. In ogni caso queste due partite saranno un ricordo per tutta la vita. L’emozione prende il sopravvento, visto che Tom all’epoca non poteva permettersi di guardare tutte le partite dei londinesi in tv. Tom ricorda gli affanni nel leggere sui giornali i risultati del giorno dopo, con un momento particolarmente speciale: “Ero nella mia stanza, guardavo la semifinale di Champions League, Jens Lehmann aveva parato il rigore di Riquelme. Era il 2006, altri tempi, l’argentino giocava in Europa nel Villarreal.

Tom, nel 2011, è stato all’Emirates. Ci tornerà giovedì 22, ma da giocatore, in visita di piacere visto il risultato ormai compromesso: “Era un 1-1 contro il Fulham, è stato bellissimo esser lì anche se l’Arsenal non ha vinto”. E anche oggi, con la moglie Johanna e il figlio Lennox, i Pettersson trasmettono la passione per i Gunners: “E’ piccolo, ma ha già una maglietta dell’Arsenal. Quando crescerà non avrà scelta… – sorride Tom, che poi aveva concluso – sarà speciale incontrarli”. Anche se ha sbagliato un calcio di rigore.

E comunque, secondo quanto riportato dall’Östersunds-Posten, pure Ronald Mukiibi e Dennis Widgren sarebbero simpatizzanti dell’Arsenal. Alla fine in Svezia ha vinto Arsene Wenger, ipotecando il passaggio del turno con un notevole passivo, ma possiamo scommettere che non tutti saranno completamente delusi, a Östersund.

Articolo a cura di Matteo Albanese

 

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