IL MOVIMENTO GIAPPONESE

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25 Novembre 2017: l’Urawa Red Diamonds batte 1-0 l’Al Hilal in finale di AFC Champions League e sale sul tetto d’Asia. L’ultima volta che il Giappone arrivò così in alto era nel 2007 ed anche allora fu l’Urawa a portare lustro alla bandiera nipponica. Nel 2007, però, non ci fu quella continuità che tutti si aspettavano dal movimento calcistico giapponese, con un misero quarto posto conquistato dalla nazionale giapponese nella Coppa d’Asia dello stesso anno, mentre al Mondiale 2010 in Sudafrica arrivò l’eliminazione agli ottavi di finale contro il Paraguay ai calci di rigore e la delusione fu enorme in quanto l’avversario era nettamente alla portata di quel Giappone. Al di là di queste delusioni, è proprio dalla nazionale giapponese che possiamo meglio comprendere la crescita del calcio giapponese

LA NAZIONALE GIAPPONESE TRA RINNOVAMENTO E TRADIZIONE

Oggi, invece, le condizioni in cui versa il movimento calcistico giapponese sono molto positive ed il successo in Asia dell’Urawa ed il buon cammino delle altre due giapponesi, Kashima e Kawasaki, non sono affatto casuali. Dopo il disastroso Mondiale in Brasile del 2014, il Giappone ha saputo risollevarsi a livello calcistico e si è fortificato dopo l’eliminazione in Coppa d’Asia del 2015 ad opera degli Emirati Arabi Uniti, chiamando sulla propria panchina Vahid Halilhodzic. Il bosniaco ha accettato con piacere l’incarico dopo aver fatto soffrire la Germania con la sua Algeria ai quarti di finale del Mondiale in Brasile ed ha fatto ripartire la nazionale, portando un vento rinnovativo in tutto il Giappone calcistico, facendo innamorare ancor di più i tifosi della propria nazionale. Pochissime le gare sbagliate dal tecnico che ha permesso la qualificazione della nazionale ai Mondiali in Russia, nonostante il girone comprendesse nazionali come Australia ed Arabia Saudita, per non parlare dell’UAE e dell’Iraq, nazionali da sempre ostiche sul proprio campo.

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A sinistra il vecchio logo del Giappone, a destra quello nuovo (fonte: www.brucebairnsfather.org.uk)

Le novità non si sono viste solo sul campo, ma anche nella rosa scelta da Halilhodzic, con il bosniaco che ha chiamato spesso e volentieri giovani interessanti rivelatisi decisivi, come Yosuke Ideguchi, ex Gamba Osaka ed ora in Spagna al Leonesa. Il 21enne ha infatti segnato il 2-0 contro l’Australia, decidendo la qualificazione del Giappone ai mondiali, chiudendo la partita. La nazionale guidata da Halilhodzic è un mix di esperienza e gioventù che al Mondiale vuole sognare un clamoroso arrivo ai quarti di finale e per il Giappone sarebbe la prima volta in assoluto. La Federazione ha voluto confermare questo cambiamento in modo più concreto, cambiando il proprio logo, rendendo più vivaci i colori e rendendolo molto più moderno proprio come a voler dire al mondo intero: “Guardate, è nato un nuovo Giappone!”

Nonostante la nascita del nuovo logo, il popolo giapponese è da sempre legato alle tradizioni ed allora la JFA ha puntato per una maglia molto più tradizionale rispetto a quella del 2017 ed anche il modo in cui è fatta è molto più semplice, tant’è che nella locandina di presentazione era presente Shinji Kagawa con la nuova maglia ed un manichino vestito da samurai al suo fianco, a simboleggiare che il fatto che il nuovo Giappone non dimentica comunque le proprie tradizioni ed il proprio passato.

URAWA, KAWASAKI E KASHIMA: IL MEGLIO DEL CALCIO GIAPPONESE

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L’Urawa Red Diamonds festeggia la vittoria della AFC Champions League 2017 (fonte: www.themalaymailonline.com)

Non solo a livello di nazionale, ma anche a livello di club il Giappone ha saputo rinnovarsi e a muovere passi da gigante ed il distacco dalla milionaria Cina non è così distante. Il top del calcio giapponese è sicuramente rappresentato dalla tre squadre che hanno appassionato la propria nazione in AFC Champions League lo scorso anno: Urawa Red Diamonds, Kawasaki Frontale e Kashima Antlers. I primi, come detto, hanno vinto la competizione, i secondi hanno messo alle strette il Guangzhou nel girone di qualificazione, venendo eliminati solo dai connazionali vincitori della coppa, ed i terzi sono usciti immeritatamente contro il Guangzhou agli ottavi solo per i gol segnati in trasferta, sfoderando una grandissima prestazione al Kashima Stadium. Il Kawasaki, però, si è rifatto vincendo il campionato per la prima volta nella sua storia, mentre il Kashima si è dovuto accontentare solo della Fuji Xerox Super Cup 2017

Ad oggi, queste squadre rappresentano il meglio del calcio giapponese, con un occhio di riguardo anche a nuove realtà emergenti come Cerezo Osaka, vincitore della YBC Levain Cup 2017, della Emperor’s Cup 2017 e della Fuji Xerox Super Cup 2018, Kashiwa Reysol, squadra arrivata quarta lo scorso anno e con ampi margini di miglioramento (potrebbe essere una delle sorprese della AFC Champions League 2018) e Jubilo Iwata, squadra capitanata dal leggendario Shunsuke Nakamura ed arrivata quinta in classifica lo scorso anno con grande sorpresa degli addetti ai lavori, dato che due anni prima si era giocata la salvezza fino alle ultime giornate. Con il ritorno del Nagoya Grampus e con il debutto in J-League 1 del V-Varen Nagasaki, si preannuncia un altro campionato elettrico, dove anche Urawa e Gamba Osaka cercheranno di rendere al meglio per riscattare la deludente classifica dello scorso anno. Questo potrebbe essere l’anno dove, tramite il campionato, il Giappone potrà dimostrare il massimo della sua crescita e lo stesso dirà la AFC Champions League.

IL GIAPPONE E L’ASIA

Qualche anno fa avremmo detto che la Cina e la Chinese Super League erano inarrivabili per il Giappone e la Meiji Yasuda J1 League, mentre adesso la situazione è completamente cambiata. Vero, le squadre cinesi hanno tanti soldi da spendere per acquistare i campioni del nostro continente (anche se la nuova tassa del 100% sugli stranieri dovrebbe porre un freno a questo fenomeno), ma il Giappone, negli ultimi due anni, ha iniziato a sviluppare un proprio appeal ed un campionato così equilibrato sta avvicinando anche i campioni sudamericani ed europei, per conferma chiedere a Vissel Kobe e a Nagoya Grampus. I primi, infatti, hanno acquistato lo scorso anno un giocatore del calibro di Lukas Podolski, mentre i secondi sono riusciti a mettere le mani sull’ex Manchester City, Jo, arrivato per circa 11 milioni dal Corinthians, diventando il colpo più costoso messo a segno da una società giapponese. Ciò ha permesso e permetterà in futura un interesse sempre maggiore da parte degli spettatori verso il calcio giapponese.

Se con la Cina il divario si è quasi definitivamente assottigliato, questo non esiste più con il campionato arabo e con quello del Qatar, mentre il Giappone ha superato nettamente l’Arabian Gulf League (campionato emiratino) e la Thai League (campionato thailandese) a livello di audience ed importantissimi in questo senso possono essere anche i numeri social della J-League che continua ad aumentare i suoi seguaci su tutti i suoi profili, dove sta toccando quasi il milione di follower tra Facebook, Instagram e Twitter. Numeri importanti e che continueranno a crescere col passare dei mesi.

IL GIAPPONE E L’EUROPA

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Mitsuru Murai (pres.  J-League) e Javier Tebas (pres. Liga) firmano l’accordo di collaborazione (fonte: www.laliga.es)

Benché ci siano tanti giocatori giapponesi in giro per l’Europa, il Giappone sta approfondendo i rapporti con il nostro continente soltanto in questi ultimi anni. Il passo più significativo è stato fatto il 22 Giugno 2017 quando, a Tokyo, è stato siglato un accordo di collaborazione tra la Liga e la J-League, con il presidente di lega Javier Tebas che si è recato in Giappone per incontrare il suo corrispettivo giapponese, Mitsuru Murai. All’evento, era presente anche Takashi Inui, esterno dell’Eibar e simbolo di questa collaborazione.

Questo accordo è stato ritenuto molto importante dal presidente Tebas che ha definito la J-League un campionato molto importante, mentre Murai ha affermato che, a livello giovanile, la Liga va presa in esempio, avendo un sistema molto efficiente ed anche il Giappone ha molto da imparare. Ecco perché, tramite quest’accordo, sia la J-League che la Liga potranno costruire delle vere e proprie Academy, l’una sul suolo dell’altra, dove giovani spagnoli e giapponesi potranno allenarsi insieme.

Rispetto alla Cina, il Giappone gestisce un numero esiguo di società in Europa, ma se dobbiamo fare dei nomi facciamo quello dell’SV Horn, squadra austriaca di terza divisione, acquistata dall’ex Milan Keisuke Honda (il presidente è suo cugino), ed il St. Truiden, squadra di prima divisione belga, gestita dalla DMM.com, una compagnia di internet con sede a Tokyo che punta a far divenire la società una delle squadre più importanti del Belgio. In rosa è presente anche un giocatore nipponico, il giovane Takehiro Tomiyasu, difensore classe 1998.

In Europa, come detto, giocano tantissimi giocatori che sono nel giro della nazionale giapponese. Tra tutti spicca, ovviamente, Shinji Kagawa del Borussia Dortmund, il miglior centrocampista della nazionale giapponese negli ultimi anni ed uno dei migliori centrocampisti giapponesi della storia. Altri giocatori giapponesi di una certa importanza sono: Hiroki Sakai (Marsiglia), Yuto Nagatomo (Galatasaray, in prestito dall’Inter), Gotoku Sakai (Amburgo), Shinji Okazaki (Leicester), Eiji Kawashima (Metz FC), Maya Yoshida (Southampton), il già citato Takashi Inui, Yoshinori Muto (Magonza), Yuya Osako (Colonia), Makoto Hasebe (Eintracht Francoforte) e Shoya Nakajima (Portimonense). Insomma, un Europa davvero molto piena

LE TIFOSERIE

A livello di affluenza allo stadio, l’Italia avrebbe molto da imparare dal Giappone. Gli stadi nipponici sono sempre pienissimi e non si sono mai sentite notizie relative a scontri tra due tifoserie. Inoltre, ciò che più stupisce, è che il settore dedicato alla squadra che gioca in trasferta è molto grande e non ci sono steward a delimitare lo spazio dai tifosi avversari.

In Giappone è vietato portare qualsiasi tipo di materiale pirotecnico (come in gran parte del mondo) ed i tifosi mettono sempre in mostra un tifo caloroso e corretto, incitando la loro squadra dal primo all’ultimo minuto con tamburi e cori.

NADESHIKO JAPAN – LA NAZIONALE GIAPPONESE FEMMINILE

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Wall della nazionale femminile giapponese (fonte: www.footyheadlines.com)

Come quasi tutte le nazionali del mondo, anche il Giappone ha la sua nazionale femminile, la Nadeshiko Japan ma, a differenza della nazionale maschile, la maggior parte della rosa gioca in patria. Il capitano della squadra, la centrocampista 27enne Saki Kumagai, però, gioca all’estero, precisamente nel nostro continente, nella squadra femminile del Lione ed è la calciatrice con più qualità della nazionale. Il capocannoniere della rosa è la centrocampista Mizuho Sakaguchi, numero 10 della squadra, che vanta 110 presenze e 28 gol. In patria, gioca per l’NTV Beleza, squadra che lo scorso anno si è laureata campione sia in Nadeshiko League 1 che in Coppa dell’Imperatrice.

In campo internazionale, la Nadeshiko Japan vanta anche un Mondiale, quello tenutosi nel 2011 in Germania, mentre in patria ha vinto la AFC Asian Cup del 2014. Anche sotto questo profilo, il Giappone sta crescendo in modo esponenziale.

Articolo a cura di Danilo Servadei

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(Danilo Servadei – Twitter: https://twitter.com/daniloservadei)

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