CARPE DIEM

CARPE DIEM 2
Immagine realizzata da Alfredo De Grandis per “La Gazzetta di Don Flaco”

Stiamo parlando forse della frase più banalizzata della storia della letteratura latina. Sottratta dal suo contesto originale, è presto diventata réclame del mondo occidentale, su un modello quasi consumistico che stupra e non rende giusta memoria alla lirica oraziana.

La traduzione letterale sarebbe “cogli il giorno”, ma per noi che amiamo interpretare e reinterpretare ancora, appropriandoci di significati e storie altrui, è diventata la più raffinata: “cogli l’attimo”. È facile cadere in una mal interpretazione della massima, che non è da intendere come un invito, giustificati dall’imminenza della morte,  a cadere nella ragnatela delle basse e pacchiane passioni. In queste parole si nasconde invece un’ottica che strizza l’occhio all’assente e sfumato domani.  Vivere il presente, quam minimum credula postero. Cioè liberi dal tormento dell’imprevedibilità del futuro.

Non ricordo sinceramente un derby dove Milan e Inter arrivavano nello stesso stato di forma.

Sarò pur giovane, ma comunque il primo di cui ho memoria cominciava con l’autogol di Bruno N’Gotty, e finiva con la rete di Javier Zanetti a ristabilire la parità dopo la bella doppietta di Leonardo. Non male direi come primissimo ricordo di una rivalità eterna e preziosa.

E da quel momento, che la memoria non mi tradisca, non ne ricordo uno – UNO – dove le squadre siano arrivate alla sfida con morali molto simili. L’una partiva puntualmente con i favori del pronostico, salvo poi subire il più classico dei ribaltamenti che tanto son cari a tutti quei predicatori che vanno cantando che i derby sono partite diverse dalle altre.

E anche questo derby, arrivato alla sua 221°edizione, non è da meno. Per la precisione: il Milan sta tornando dall’inferno, più ringhioso che mai. L’Inter ha perso sé stessa con il solito letargo invernale. Che poi mi sono informato ed è effettivamente vero che le bisce vanno in letargo, quindi il ragionamento sembra quadrare.

Sembrerebbe tutto apparecchiato.

Il Milan di Gattuso nelle ultime 5 ha fatto peggio solo di Napoli e Juventus, totalizzando solo due punti in meno delle squadre al limite della perfezione che si stanno contendendo lo scudetto. In più si porta dietro gli scalpi eccellenti della Sampdoria di Giampaolo e delle due romane – la Lazio eliminata proprio ieri sera anche Coppa Italia – a dimostrazione del magic moment dei rossoneri a cui riesce tutto in questo periodo. Il 4-3-3 cucitogli addosso da Gattuso calza alla perfezione: giocatori come Bonucci e Romagnoli stanno finalmente cominciando a fare la differenza, ma è il giovane Calabria a stupire tutti con il maggior numero di contrasti ed intercetti per gara. Suso e Calhanoglu tentano il tiro 3 volte a partita, con lo spagnolo che totalizza anche 3 passaggi chiave e 2 dribbling riusciti per gara. Con Cutrone terminale offensivo che trasforma in oro tutto ciò che arriva. Insomma: disciplina difensiva, unita ad estro e cattiveria offensiva, un miracolo a vedere l’eredità lasciata a Gattuso da Montella.

L’Inter è entrata in letargo agli albori di Dicembre, con lo 0-0 casalingo con il modesto Pordenone che tanto sembrava un presagio. Poi solo pareggi (5) e sconfitte (4) fino ai due soffertissimi squilli casalinghi contro Bologna e Benevento che se non vogliono ancora dire risveglio, indicheranno almeno un leggero stropiccìo degli occhi. L’Inter è rintronata, l’ambiente incandescente e come sempre pronto a fagocitarla spezzando definitivamente orgogli e speranze. “Uomini forti destini forti, uomini deboli destini deboli” recitava sapiente Spalletti. Oggi l’Inter è un motore inceppato a cui stanno lavorando uomini deboli. A poco serve insistere, senza un cambio di tendenza. Un cambio di tendenza che non si è visto nemmeno nelle due vittorie citate pocanzi, dove a salvarsi è stato solo il risultato. E se confrontiamo le statistiche con quelle dei milanisti, vedremo che oltre ai tentativi verso lo specchio di Icardi e Perisic, che sono 3 a partita esattamente come quelli di Suso e Calhanoglu, il resto è un’accozzaglia di dati preoccupanti. Suso e Calabria fanno rispettivamente meglio di Candreva e D’Ambrosio, avendo un numero maggiore di passaggi chiave e di intercetti per gara. Anche nei duelli aerei Romagnoli e Bonucci (2.9 e 1.7 duelli vinti a partita) sovrastano Skriniar e Miranda, fermi a 2 e 1.5.

A fidarsi di una logica razionale si propenderebbe per i rossoneri. Ma il derby si sa, segue una logica privata che è magica e misteriosa. E non ci resta che aspettare Domenica sera, per la 221° volta, godendoci ogni attimo che trascorre. Immaginando come potrebbe andare, ricostruendo i movimenti dei giocatori nelle nostre teste. Esultando di nascosto, da soli sul letto o sulla tazza del cesso, in un gesto intimo e folle che solo noi possiamo capire. Cogliendo dal mondo le cose più belle. Riconquistando il contatto con il presente. Dimenticando il futuro.

E così sarà, Domenica, per 90 minuti. Così sono le stracittadine.

Fuori dal tempo. Autentiche.

Hic et nunc. Qui e ora.

Spalletti e Gattuso lo sanno. Lo hanno dimenticato loro, il futuro. E hanno in testa solo i 90’ di Domenica sera, da vivere candidamente, in modo saggio, senza bramosia ma con intensità.

E alla fine dei conti, se ciascuno saprà cogliere il frutto di quei 90’, gustandolo nel quotidiano senza rimandare ad un domani perennemente incerto, potrà dire anche lui: non omnis morirar (non tutto di me morirà). Lasciando a me e a tutti gli innamorati di questa rivalità, il ricordo che si tramanderà nel tempo di una vita davvero compiuta.

Articolo a cura di Alfredo De Grandis

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