ESSERE MVP

DIEGO VALERI
Diego Valeri – Photo by http://www.sport.yahoo.com

L’MVP della scorsa MLS, Diego Valeri, è un personaggio assurdo per la sua normalità oltre che un giocatore pazzesco e uno dei motivi per seguire il campionato USA al via il prossimo 3 marzo.

Dairon Asprilla ha appena controllato il pallone sulla trequarti. Il colombiano dà una veloce occhiata in mezzo e crossa una palla precisa e forte al punto giusto, che taglia fuori la linea difensiva del Real Salt Lake. Il tragitto della sfera si interrompe sulla fronte del capitano dei Portland Timbers, dimenticato da Silva, Moreira e dalla leggenda Beckermann e libero di arrivare puntuale all’appuntamento con la storia, indirizzando il suo colpo di testa all’angolino e pareggiando momentaneamente la partita. Il tragitto della sfera si interrompe sulla fronte di Diego Valeri, che realizza così il record di reti segnate consecutivamente in MLS grazie il suo ottavo centro di fila.

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Il gol grazie al quale Diego Valeri è entrato nella storia, nel match tra Portland e Real Salt Lake

Nel microcosmo della MLS, un campionato in costante evoluzione, ci sono molti giovani di belle speranze (l’esempio più lampante è quello di Ezequiel Barco, uno dei migliori prospetti a livello mondiale che ha scelto Atlanta e il Tata Martino per continuare la sua crescita, diventando l’acquisto più costoso della storia MLS grazie ai 15 milioni di dollari sborsati dalla società della Georgia per portarlo in America) e molti giocatori che non hanno brillato come ci si sarebbe aspettati in Europa e che scelgono la lega a stelle e strisce per il proseguo della loro carriera. Sono proprio gli elementi di quest’ultima categoria ad aver alzato il livello del campionato a stelle e strisce, essendo giocatori ancora nel prime della loro carriera e che possiedono mezzi tecnici straordinari per la lega (l’esempio più lampante è Giovinco, sbarcato in MLS a 28 anni)

Dobbiamo ormai abbandonare la lettura, dozzinale e semplicistica, della MLS vista come una pensione dorata per campioni arrivati stanchi al termine della loro carriera, bensì come una lega in ascesa in cui sono presenti giocatori che in quel contesto rendono al massimo, con prestazioni che valgono tutto il tempo speso per seguire le vicissitudini della Major League Soccer.

La regola del salary cap, inoltre, favorisce ulteriormente la competitività del campionato, con le squadre che possono mettere sotto contratto al massimo solo tre elementi – chiamati designated players – che possono ricevere uno stipendio più alto di quanto consentito dal tetto salariale. Ecco dunque che possiamo osservare squadre che basano la loro forza sul collettivo ed in cui i giocatori più forti devono necessariamente mettersi al servizio dei compagni per vincere il campionato (anche se questa situazione, soprattutto negli ultimi anni in cui le migliori infrastrutture e l’interesse maggiore verso il calcio in America hanno migliorato il prestigio della lega USA, viene considerata anche il limite principale per la definitiva consacrazione della MLS a livello mondiale – come descritto in questo articolo di Rivista Undici – con le squadre che seguono il mantra “follow the money” come nel resto del globo)

In questo contesto va inserito Diego Valeri, pietra angolare dei Portland Timbers portati al titolo nel 2015 e considerabile tranquillamente una leggenda della lega dopo la sua ultima stagione. Diego Valeri, nell’ultimo campionato, ha realizzato il già citato record di reti segnate consecutivamente, oltre ad aver vinto il titolo di MVP dopo una stagione monstre condita da 21 gol e 9 assist, partecipando attivamente ad un gol dei suoi ogni 100 minuti di gioco.

La narrativa che si è creata attorno all’argentino è quella di un normal-man (tranne un fugace episodio in Argentina, ai tempi del Lanús) che non ha avuto fortuna in Europa dopo una trentina di presenze tra Porto e Almeria ed ha scelto di andare ai Timbers anche grazie a quel Guillermo Barrios Scheletto attualmente sulla panchina del Boca e MVP della MLS nel 2008, che ai tempi allenava l’argentino al Lanus, squadra dove Valeri era cresciuto e tornato dopo la delusione europea. Lo sbarco di Valeri negli USA arriva dunque nel 2013, quando coach Caleb Porter individua in lui l’elemento in grado di far migliorare i suoi Portland Timbers, facendo spiccare definitivamente il volo alla squadra dell’Oregon.

Guardando Valeri, si ha subito l’impressione di avere a che fare con il classico ragazzo della porta accanto. Anti-personaggio per eccellenza, Valeri è molto legato a sua moglie Florencia, amica d’infanzia con cui è uscito per la prima volta quando erano dodicenni per poi continuare la loro relazione fino al matrimonio e alla nascita di Connie, la loro figlia di otto anni.

Proprio la figlia è stata fondamentale nella scelta del giocatore di lasciare l’Argentina e spostarsi a Portland, una città molto più tranquilla e sicura di Lanus, che specialmente in alcuni quartieri non è proprio il posto ideale per metter su famiglia. Valeri, ad esempio, racconta che una volta è stato minacciato da alcuni ladri con una pistola e insieme a Florencia e Connie fu costretto a dar tutto ciò che avesse con sé, macchina inclusa. La vettura, però, era uno degli ultimi modelli del tempo ed era molto tecnologica, tanto da rendere difficile ai ladri l’accensione. Valeri si mise così a spiegare ai ladri come accendere l’auto, a patto che non facessero del male a nessuno.

L’argentino ricorda ogni volta questa vicenda con il sorriso, vista la stranezza della situazione,  per poi tornare subito serio: “In alcune zone di Lanus devi stare attento, se finisci in un’area illuminata in cui sei visibile devi avere otto occhi e mantenere alta l’attenzione. Non volevamo che nostra figlia crescesse così e questo è stato fondamentale nella scelta della mia destinazione americana”

Valeri parla sempre al plurale nelle sue interviste quando si riferisce alla sua famiglia, lasciando intendere quanto sia importante per lui l’unità del suo nucleo familiare, anche se si potrebbe allargare la riflessione. La considerazione di Valeri per il valore della famiglia è solo una sfumatura della considerazione che l’idolo della Timbers Army, una delle tifoserie più calorose del campionato americano, ha di un concetto a lui tanto caro e più ampio come quello del rapporto con la propria comunità e con un collettivo. Valeri ha capito quanto potesse essere importante per la città di Portland e si è calato in un ruolo importante non solo all’interno del campo ma anche al di fuori dello stesso. Ecco dunque che otteniamo la figura di uno sportivo che cerca di dedicare agli altri il suo tempo, ovvero la cosa più preziosa di ogni essere umano, per sostenere associazioni benefiche o aiutare insieme a sua figlia la tifoseria organizzata del suo club a dipingere una fantastica coreografia a tema Freddie Kruger.

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Diego e Connie che passano a dipingere una parte della coreografia di cui avete appena letto durante uno dei più classici pomeriggi padre-figlia.

Anche in campo, nonostante sia un accentratore di gioco, Valeri dimostra quanto per lui siano importanti il gruppo e la collettività, alternando i rischi che solo un riferimento dal punto di vista tecnico e mentale sa prendersi a delle giocate più conservative in grado di mettere in moto tutti gli elementi dell’undici titolare. Ormai calato nel ruolo di leader in campo, è il collante perfetto per i verdi di Portland, andando a giocare in diverse zone di campo.

La sua posizione da trequartista è solo una definizione di partenza di quello che rappresenta Valeri all’interno di un prato verde. In un periodo di cambiamento per il gioco del calcio, in cui ci si sta spostando sempre di più ad una lettura meno legata alle posizioni ed in cui sarebbe sempre più giusto definire i giocatori come interpreti di diversi ruoli, Valeri rappresenta in tutto e per tutto il motore dei suoi Timbers, il regista che detta i tempi e gestisce il gioco nonostante alla sua posizione di partenza da trequartista (che spesso gioca addirittura sulla stessa linea di Adi).

La peculiarità di questo giocatore è proprio questa: l’argentino sa svariare su tutto il fronte offensivo e più in generale su tutto il terreno di gioco, nonostante non abbia caratteristiche fisiche dominanti. I movimenti di Valeri nel corso di una gara sembrano quasi pianificati a tavolino, quasi decisi prima del fischio di inizio della partita, con il numero 8 che non si sottopone a sforzi inutili o a strappi con o senza il pallone tra i piedi ma che centellina ogni singolo movimento per poter rendere sempre al massimo.

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La heatmap di Valeri contro Orlando nella gara dello 25 settembre scorso, una delle gare migliori dell’argentino nella scorsa stagione ed in cui realizzò una doppietta. Onnipresente.

Dal punto di vista tecnico, Valeri è un elemento forse ancora più valido che a livello mentale e di qi calcistico e l’argentino lo dimostra ogni volta che scende in campo, giocando con una classe che solo i grandi campioni hanno. La pulizia tecnica e la sua visione di gioco lo rendono un passatore eccezionale, caratteristica che lo ha subito fatto salire sotto le luci della ribalta nella sua prima stagione in MLS, quando realizzò 13 assist finendo primo in questa classifica con 2 passaggi decisivi in più della stella dei Galaxy Robbie Keane.

Al di la delle statistiche degli assist, a cui vanno aggiunti i 75 passaggi chiave (!!!!!) della scorsa stagione, Valeri si trova spesso a dover eseguire passaggi più rischiosi e meno conservativi di altri compagni (il 40% circa dei passaggi di Valeri sono passaggi lunghi) e che dunque sporcano la sua percentuale di passaggi riusciti, che si è attestata sul 79% nello scorso anno.

A livello di finalizzazione, Valeri sembra una punta prestata a giocare a centrocampo, con una gamma di movimenti e finalizzazioni da attaccante vero.

Il suo stile di gioco riflessivo sembra trasparire ogni volta che va al gol, situazioni in cui il Maestro sembra in grado di scegliere sempre l’opzione migliore per trovare la porta con le maggiori percentuali di successo possibili. Il suo bagaglio offensivo è infatti molto vario ed unisce le capacità di inserimento di un centrocampista all’abilità di finalizzare e di attaccare la porta che solo le vere punte hanno. Non deleterio per la manovra di squadra, l’argentino non esagera nel numero di conclusioni durante una partita, che ha convertito in gol al 20% nella scorsa stagione e con cui trova la porta nel 41% dei casi, uno dei migliori nei Timbers insieme al suo partner d’attacco Fanendo Adi tra i giocatori che presentano un campione rilevante.

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Buona parte del repertorio di Valeri: parte in una posizione in cui pesta i piedi alle punte ma poi si corregge e si abbassa per ricevere, fa passare con il tacco per Blanco e prosegue l’inserimento venendo premiato dalla dea bendata e segnando dopo aver raccolto il rimbalzo.

Valeri è, dunque, un giocatore interessante sia dal punto di vista calcistico che umano, emblema di una lega in ascesa e di come ci si possa riciclare a 360° gradi migliorando il proprio gioco e sopperendo alle proprie caratteristiche negative (in questo caso la scarsa fisicità e l’essere injury-prone, per dirla all’americana).

Detto ciò, Valeri rappresenta soprattutto un modo di intendere lo sport diverso da quello che si è soliti osservare. Lontano dai riflettori e dal prestigio che avrebbero potuto offrirgli il campionato Argentino, Valeri non è emigrato per strappare un contratto lauto economicamente ma per motivi più profondi, come abbiamo visto prima. Nonostante questo, l’argentino non ha considerato il suo approdo in MLS come un downgrade rispetto al Sudamerica o come un fallimento definitivo rispetto alla brutta esperienza europea. Ha così rivalutato cosa pensano spesso della MLS molti appassionati di paesi dalla storia calcistica più brillante, abbandonando una considerazione dello sport legata solo ed unicamente al risultato. Posizione che può risultare deleteria a livello culturale sia per i diretti interessati che per gli appassionati, anche perché la vittoria o la sconfitta rappresentano solo una parte della carriera di uno sportivo.

“Professionalmente, qui ho rafforzato quello che pensavo significasse essere un giocatore di calcio e sentirsi importanti all’interno di qualcosa”, ha detto Valeri in un intervista a ESPN dello scorso anno. “A volte, quando cresci in Sudamerica, l’unico modo in cui le persone pensano tu possa avere davvero successo è giocando per il Manchester United, il Real Madrid o il Barcellona. Portland ha rafforzato il mio modo di pensare che tu abbia successo se hai un impatto a tutto tondo nella storia di un club, non perché giochi per uno delle migliori squadre al mondo.”

Articolo a cura di Matteo Coral

(Sito web: https://patcheschannel.wordpress.com/2018/02/27/mvp/)

(https://it-it.facebook.com/Matteo.Coral/)

 

 

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