JOE STRUMMER E SHAKHTAR DONETSK, STORIE DI DESTINI INCROCIATI

Joe Strummer
Remembering the lead singer of Clash.

Il legame tra la musica britannica e il calcio è sempre stato molto forte. Non solo gli Oasis e il City, gli Smiths e lo United, ma anche Joe Strummer, lo storico leader dei Clash, una delle più importanti band punk tra gli anni ’70 e ’80. Da tifoso Chelsea, vi sareste immaginati l’inno dei blues o almeno una canzone dedicata. Niente di tutto questo, la scelta è caduta sullo Shakhtar Donetsk.

Due mondi lontani– «Avevo bisogno di una storia, e sapevo che nel mondo mitteleuropeo l’avrei trovata». E quale miglior occasione di una squadra di minatori ucraini. In Global a Go-Go, secondo album con i Mascaleros, Strummer racconta il percorso di un migrante che cerca di raggiungere il Regno Unito sul retro di un camion. «He had the wooly scarf of Shakhtar Donetsk, the banner of freedom wrung around his neck inherited from his father» «Aveva la sciarpa di lana dello Shaktar Donetsk, un vessillo di libertà ereditato dal padre» canta Joe, nel brano che si intitola proprio come il club, seppur storpiato in Shaktar.

Il sogno dell’emigrante è rappresentato dalla cartolina di una cabina telefonica rossa, con sullo sfondo lo stadio di Wembley, luogo da raggiungere anche a costo della vita. «Quando arriverai lì, entrerai, vivo o morto. A patto che i soldi siano buoni, entrerai» recita il ritornello. Il brano è stato scritto dopo la tragedia di Dover nel giugno del 2000, quando 58 immigrati cinesi furono trovati asfissiati in un container all’interno di un camion proveniente dal Belgio. «La canzone parla del movimento di popoli ed esuli economici. I rifugiati garantiscono alla nostra cultura talenti e capacità. È un brano che vuole porre l’accento su un cambio di mentalità nel mondo» si legge in Let fury have the hour, biografia del cantante uscita nel 2012.

Destini incrociati– Anche la storia recente dello Shakhtar è fatta di migrazioni e spostamenti. Dopo la guerra tra Russia e Ucraina, cominciata nel marzo del 2014, tutta la zona sud orientale del paese, dove si trova Donetsk, è diventata teatro di scontri tra le truppe ucraine e i ribelli appoggiati dall’esercito governative russo, che ha portato alla creazione di uno stato indipendente, la Repubblica Popolare di Doneck. In una situazione di questo tipo la società non poteva che abbandonare città e centro sportivo, spezzando quel legame magico che univa squadra e tifosi, per cui lo Shakhtar, sopratutto negli ultimi mesi, era diventato l’unica fonte di gioia rimasta. Questo spostamento era stato quasi intimato dai giocatori stranieri, che non si sentivano più sicuri a Donetsk, preferendo Leopoli prima e Kharkiv ora, dove i nero-arancio disputano le proprie partite casalinghe. Da quei giorni sono arrivati comunque un campionato, due coppe d’Ucraina e due supercoppe. Attualmente la squadra allenata da Paulo Fonseca è prima in classifica con sei punti di vantaggio sulla Dynamo Kiev.

Attualità– Non è noto per quale motivo Stummer abbia scelto proprio lo Shakhtar come club a cui affidare la fede di quel giovane esule. Forse per il suo interesse alle vicende dei Balcani e dell’Europa centrale, molto amata dal frontman nato ad Ankara. Tuttavia il brano, nonostante sia stato scritto diciassette anni fa, è tremendamente attuale. Come non legare infatti le sue parole alla drammaticità delle storie dei miranti che a Calais, al confine con la Manica, hanno costruito una gigantesca “jungle”, fatta di accampamenti di fortuna, dove dominano degrado e malattie. E come non pensare anche al passato di fame, guerra e miseria che accompagna i migranti arrivati negli ultimi anni in Italia.  Strummer se n’è andato nel 2002 per un infarto fulminante, ma prima ha fatto in tempo a diventare un grandissimo tifoso dello Shakhtar. State certi che se martedì Bernard e compagni dovessero eliminare la Roma e andare ai quarti di Champions League, il primo a esultare da lassù sarebbe proprio Joe.

Articolo a cura di Fabio Simonelli 

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