RIVOLUZIONE ITALO-TEDESCO: LO SCHALKE 04 TORNA GRANDE

Schalke 04

Col pugno alzato e il vestito completamente fradicio. Ha festeggiato così Domenico Tedesco lo 0-1 del suo Schalke 04 sotto il nubifragio di Mainz nell’anticipo di venerdì. Il modo migliore per celebrare il primo anno da allenatore professionista, che lo ha portato dalla lotta salvezza in swite liga al secondo posto solitario in Bundesliga.

Mondo stravolto– «Cerco di essere sempre me stesso» dice Tedesco, eppure la sua vita in un anno è cambiata radicalmente. «Benvenuti in miniera» c’era scritto sul ponte della statale 169 che lo ha accolto nel febbraio dell’anno scorso ad Aue, nel distretto di Chemmitz, sud ovest della Sassonia. In lettere bianche e viola, i colori dell’Erzgebirge, sua nuova squadra. Era arrivato in sostituzione di Pavel Dotchev sostanzialmente per non permettere ai giocatori di non lasciarsi andare completamente,  e pianificare la stagione successiva. La retrocessione in terza serie, infatti, sembrava inevitabile. Ma Tedesco ha compiuto un autentico miracolo. Ha compattato il gruppo, conquistando venti punti in undici partite e portando la squadra dall’ultimo al quattordicesimo posto in classifica. «Andare ad Aue è stata una decisione istintiva, mi sono innamorato del posto. La tradizione è ancora viva lì». Fin dai tempi in cui la società si chiamava Wismut Aue e disputava la GDR Oberliga, il campionato della DDR.

Italia– Eppure con la Germania Est Tedesco c’entra poco. Laureto in ingegneria gestionale e in gestione dell’innovazione, è un tipico VfBler (cittadino di Stoccarda, ndr). Abita con la moglie e la figlia, nata a dicembre del 2016, in un condominio a Cannstatt 500 metri dalla sede della Mercedes-Benz, dove lavorava prima di fare l’allenatore. Il cognome però non mente. Tedesco infatti è nato a Rossano, in Calabria, il 12 settembre 1985.  Quando aveva due anni, i genitori  hanno deciso di trasferirsi nel Land del Buden-Wuttemberg, dove il padre aveva trovato lavoro come tipografo nel giornale locale Esslinger Zeitung.

Da giocatore, una carriera anonima: una vita allo Stuttgarter Kickers, tra terza e quarta serie. Da allenatore molto meglio, fin dai primi esordi con la seconda squadra dell’ASV Aichwald, Kreisliga A, tra la settima e l’ottava divisione. In pochi mesi è stato promosso alla guida della prima, e le sue capacità non sono sfuggite agli osservatori dello Stoccarda che lo ha voluto con sé. Con i Die Schwaben Tedesco ha guidato tutte le giovanili, fino all’under-17. «All’inizio della mia carriera era un sollievo sapere di avere una via d’uscita dal calcio» ha dichiarato alla Bild. In verità, nel 2015 si aspettava un rinnovo di contratto che non è arrivato. Si è spostato quindi a 90 km di distanza a Sinsheim, per allenare un’altra under-17, ma dell’Hoffenheim. Nel frattempo ha frequentato i corsi della DFB-Trainer Akademie, la Coverciano tedesca che garantisce il patentino Fußball-Lehrer, necessario per allenare tra i professionisti. Un successo, considerata la laurea col massimo dei voti. Naturale quindi, che quando Hubb, allenatore della prima squadra, ha deciso di ritirarsi per un’aritmia al cuore e Julian Nagellsman è stato chiamato a sostituirlo, il club abbia deciso di affidare l’under-19 a Tedesco. Ottimi risultati, e la chiamata da Aue.

DFB-Trainergala 2016 in Frankfurt
Julian Nagellsman e Domenico Tedesco al DFB-Trainer Gala 2016– photo by Taz.de

Giovani rampanti– Con Nagellsman, Tedesco non ha condiviso solo le giovanili dell’Hoffenheim, ma anche il corso di Colonia. Insieme a Nouri, allenatore del Werder, sono considerati i nuovi “architetti” del calcio tedesco. In Bundesliga convivono due correnti di pensiero: da una parte quella dei grandi santoni, come Heynckes, comandanti per cui la gestione del gruppo, soprattutto fuori dal campo, è la base del successo dentro. Dall’altra quella dei trentenni, usciti dai centri tecnici e dai settori giovanili, che hanno un’idea di calcio nuova, che risente anche del melting pot socio-culturale sviluppatosi nel paese dopo l’unificazione. Tecnici che fanno dell’applicazione tattica quasi un’ossessione, relegando in secondo piano fisicità e intensità, le caratteristiche storiche del calcio tedesco. Tedesco, Nagellsman, Nouri e Tuchel ne sono gli esempi perfetti.

La grande opportunità– La scorsa stagione per lo Schalke è stata la peggiore negli ultimi otto anni. Per la prima volta dal 2009 il club di Gelsenkirchen ha chiuso al decimo posto, rimanendo fuori dall’Europa. A farne le spese è stato l’allenatore Markus Weinzierl. Per il nuovo corso il presidente Clemmens Toennis ha deciso di puntare su Tedesco. Una panchina difficile quella dello Schalke, visti i venti allenatori negli ultimi quindici anni. L’allenatore italiano però non si è per niente spaventato. La prima decisione difficile che ha dovuto prendere è stata quella sul futuro di capitan Howedes. «Erano passate soltanto due partite, ne avevamo vinta una e persa una- ha raccontato in settimana a Waz– e sono stato in parte frainteso, non ho voluto mandare via nessuno». Di certo Howedes non è mai stato nei piani tattici di Tedesco, tanto che la fascia era passata al portiere Fährmann. Il difensore si è poi trasferito alla Juventus a fine mercato, causando malumori tra i tifosi, affezionati all’ex capitano. Il giovane tecnico non ha guardato in faccia nessuno, tirando dritto per la sua strada, forte delle sue idee.

Eclettismo tattico– Se nella precedente avventura con l’Erzebige “Domenigoh”, come lo chiamavano ad Aue, non aveva esitato a schierare un 5-4-1 tutto difesa e ripartenza, nelle 26 giornate di Bundes giocate fin ad ora sono stati già sei i moduli utilizzati. «Possiamo disporci in campo con diversi sistemi, a seconda di quello che si adatta meglio agli avversari» ha affermato Tedesco, segno di grande versatilità tattica.

L’unico punto fermo è la difesa a tre con Naldo, l’ex Fiorentina Nastasic e Kehrer titolari, con il francese Stambouli primo cambio. La linea a quattro è stata sperimentata infatti solo una volta nell’ 1-1 con il ‘Glabach. Davanti alla difesa la certezza è Max Meyer, che garantisce copertura e impostazione di gioco. Piedi buoni (89.5% di precisione passaggi) e senso della posizione, come dimostrano i 2.6 palloni intercettati a partita. Il talento c’è sempre stato, ma con Tedesco è arrivata anche la continuità di prestazione, che ne fanno uno dei pezzi pregiati del prossimo mercato a livello europeo. A centrocampo insieme a lui un carillon di fantasia, gioventù e velocità: Bentaleb, Goretzka, Caligiuri e Harit. Età media, 23 anni e mezzo. Qualità elevatissima, praticamente quattro trequartisti che Tedesco ha disposto magnificamente in campo.

Nabil Bentaleb è un giocatore recuperato. Prima dell’arrivo dell’allenatore italiano, la trattativa per il riscatto del cartellino dal Tottenham era quasi saltata. Troppi i diciotto milioni di euro chiesti dagli inglesi per l’algerino, che aveva alternato buone prestazioni a ricadute preoccupanti. Con Tedesco Bentaleb è rinato. Quattro gol e due assist in Bundesliga per lui nonostante la pubalgia lo abbia tenuto fuori da novembre a febbraio. Ma è cambiata soprattutto la sua applicazione difensiva, la volontà di essere protagonista anche in fase di non possesso. I quasi due falli di media a partita (1.9) che lo rendono il giocatore più falloso dello Schalke mostrano sì irruenza, ma anche grinta e carattere.

Amine Harit invece è la scoperta di Tedesco. Arrivato quest’estate dal Nantes per otto milioni di euro, sembrava un doppione di Goretzka. Tedesco lo ha trasformato in un ottimo centrale di centrocampo, non togliendoli però le sue caratteristiche offensive. La carta d’identità è impressionante: il prossimo 18 giugno compirà ventuno anni. Nel giro di un anno il suo valore di mercato è raddoppiato, e per strapparlo allo Schalke ora ci vogliono almeno quindici milioni. Chi lo farà, si assicura un regista da tre gol e tre assist in 23 partite di campionato, in grado di creare spesso la superiorità numerica (2 dribbling a partita) e con grande visione di gioco (1.3 passaggi chiave a gara).

Chi sale– Nella borsa di Gelsenkirchen sarebbe rischioso puntare contro la volatilità del mercato. Gli asset costruiti da Tedesco infatti sono molto stabili. «Ha un dono dato da Dio per spiegare e motivare» ha detto di lui Fährmann, che ha apprezzato moltissimo la volontà dell’allenatore italiano nel coinvolgere i calciatori nella preparazione della gara. Tedesco ha fondato la squadra su quattro pilastri, uno per ogni zona del campo. In porta Fährmann, che ha già nove cleen sheet in ventisei partite. In difesa Naldo, l’ex Werder che ha 35 anni sembrava avviato verso la pensione. Tedesco lo ha rigenerato, investendo sulle sue qualità offensive e liberandolo da stretti compiti di marcatura. Fino a quest’anno il brasiliano aveva giocato sempre con la linea a quattro, in cui soffriva l’uno contro uno degli attaccanti. Affiancandogli due centrali forti fisicamente come Nastasic e Kehrer Naldo gioca quasi da libero e comincia l’azione da dietro. Il gioco aereo poi è il suo forte: cinque gol quest’anno di cui quattro di testa e uno in mischia, e tre nella “zona Naldo”, nell’ultimo minuto di recupero. Con lui la difesa biancoblu è la quarta meno battuta con trenta gol subiti e la quarta che subisce meno tiri (10.8) dietro a Bayern, Borussia Dortmund e Bayer Leverkusen.

A metà la certezza si chiama Daniel Caligiuri. Tedesco forse gli avrà parlato in calabrese per convincerlo a fare l’esterno, ma l’attaccante italiano lo sta ripagando nel migliore dei modi. Per rating (la somma delle statistiche individuali) è il quarto miglior giocatore della Bundesliga solo dopo ad James Rodríguez, Salif Sané dell’Hannover e Arturo Vidal. Quattro gol e sei assist finora, che dimostrano grande lucidità negli ultimi trenta metri offensivi, nonostante si debba fare tutta la fascia. Una facilità di corsa quasi imbarazzante, abbinata a una grande intelligenza tattica lo fanno giungere sul pallone prima degli altri, come mostrano i 3.2 contrasti vinti a giornata. Un uomo di cui non si può fare a meno tanto che con 2198 minuti giocati è il centrocampista più utilizzato in campionato.

In avanti l’uomo-chiave è Guido Burgstaller. L’austriaco è la classica punta da calcio tedesco: 187 cm di armadio che quando la mette giù di petto non la fa vedere a nessuno. I duelli aerei sono quasi tutti suoi, e aprendo gli spazi per i compagni influisce per il 20% sui gol della squadra. Gol pochini (dieci in stagione) ma non importa, ci pensano a turno i quattro dietro.

Chi scende-Tra i “titoli” in negativo dei Die Knappen ci sono Goretzka, Konoplyanka e Pjaca. Sembra strano inserire tra i flop il tedesco, che fin qui ha giocato venti partite con quattro gol e tre assist, nonostante un infortunio da stress al piede. Eppure dopo l’esplosione di questa estate in Confederation Cup ci si aspettava di più. Leon non è riuscito a fare il definitivo salto di qualità, anche per la trattativa sul rinnovo di contratto, che scade il 30 giugno. Lo Schalke ci ha provato fino all’ultimo a trattenerlo alla Veltins-Arena, ma il ragazzo di Bochum dall’anno prossimo sarà un giocatore del Bayern.

Il caso di Konoplyanka è diverso. L’ucraino ha perso fiducia dopo un grande avvio nelle prime sei. Da lì 18 presenze, ma solo otto da titolare. Tedesco gli ha preferito Oczipka, un terzino adattato come ala che gli permette maggior equilibro tattico ed applicazione difensiva. Proprio il poco sacrificio nel rincorrere l’avversario viene rimproverato al trequartista, che per contrasti e palle recuperate ha i dati più bassi di tutta la squadra (0.5 e 0.2 a gara). Da quando è arrivato dalla Juventus a gennaio, Pjaca ha giocato solo 243′ minuti in Bundesliga, chiuso dalla grande stagione di Caligiuri. Il croato non sta trovando quella continuità che gli servirebbe dopo l’infortunio al crociato dell’anno scorso, come sperava la Juve che lo aveva mandato in Germania in prestito secco, pronta ad accogliere a giugno un giocatore pienamente recuperato. In sei partite però è riuscito a segnare due gol, segno che le qualità non possono essere messe in discussione.

Obiettivi stagionali– «Non mi aspettavo a questo punto della stagione di essere al secondo posto e alle semifinali di Coppa di Germania» ha dichiarato Tedesco. L’atmosfera intorno alla squadra è straordinaria. Poche settimane fa, erano in centinaia ad aspettare i giocatori fuori dal centro sportivo Gesamtschule Berger Feld, pur con otto gradi sotto zero. Il derby con il Dortmund, pareggiato rimontando uno 0-4 al Westfallen Stadion, ha definitivamente fatto entrare Tedesco nel cuore dei tifosi biancoblu, che non vedono l’ora di festeggiare una qualificazione in Champions che manca da tre anni. E sempre da tre anni poi, lo Schalke non finisce un campionato davanti al Borussia. «Ora vogliamo finire bene la prima stagione, e poi la prossima stagione cercheremo di migliorare ancora» ha confessato l’allenatore italiano. Se lo Schalke dovesse arrivare secondo, far meglio significa una cosa cosa sola, meisterschale.

Articolo a cura di Fabio Simonelli

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