IL DERBY DEL SOLE OSCURATO DA UN OMBRELLO

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Il Sole è la stella madre del sistema solare e illumina la nostra terra. Accomuna tutti, ma in particolare Roma e Napoli, due città che vivono il calcio con una passione e un amore sfrenato per le proprie squadre. La sfida tra Roma e Napoli è stata per tanti anni chiamata il Derby del Sole, una sfida che per molti anni si è contraddistinta per la dicotomia tra amore e odio.

La storia dei rapporti tra le due tifoserie iniziò con l’amore, esse si rispettavano a tal punto da dar vita a un bellissimo gemellaggio. Un rapporto quasi storico, legato anche all’alleanza storica tra il Regno delle due Sicilie Stato sovrano dell’Europa meridionale esistito tra il dicembre 1816 e il febbraio 1861 con capitale Napoli e lo Stato Pontificio, entità statuale costituita dall’insieme dei territori su cui la Santa Sede esercitò il proprio potere temporale dal 756 al 1870 con ovviamente capitale Roma. Tornando al pallone, fino agli anni ’70 il dominio del campionato italiano era principalmente nelle mani delle squadre del Nord in particolare della Juventus. Proprio l’odio per i bianconeri fu uno dei principali motivi per cui nacque questo gemellaggio, non era infatti inusuale veder cantare insieme le due tifoserie cori contro i torinesi e addirittura non lo era nemmeno vedere “delegazioni” di napoletani e romani nelle curve quando la squadra amica disputava la gara contro la Juve. La Curva Sud e la Curva B vivevano un vero e proprio gemellaggio, con pochi eguali sul nostro territorio. In quegli anni Napoli contro Roma era una festa, un’occasione per ritrovarsi e vivere il bello del calcio assieme.

L’amore visse per molti anni, fino a quando non si arrivò alla stagione 87/88 in cui per colpa di un “ombrello” si ruppe lo storico gemellaggio. In quegli anni le due squadre riuscirono a farsi valere all’interno del campionato, il Napoli grazie a Maradona riuscì a conquistare due scudetti oltre che le simpatie di molte altre squadre per la presenza di uno dei dieci più forti di sempre. La Roma costruì una squadra competitiva, ma non riuscì a conquistare lo scudetto solo due Coppe Italia nelle stagioni 83/84 e 85/86. Nel rapporto tra le due tifoserie iniziò a comparire un po di gelosia, in particolare nella fazione romana.

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La partita che fece trasformare tutto in odio puro fu la gara di andata del campionato disputatasi a Roma il 25 ottobre 1987. La gara si concluse per 1 a 1. Il vantaggio iniziale di Pruzzo fu raggiunto da un gol di Francini con il Napoli costretto a giocare la partita in nove a causa delle espulsioni di Careca e Renica. La partita fu tesissima, per i giocatori del Napoli fu un punto importantissimo in relazione delle condizioni in cui giocò quella partita oltre che la forza dell’avversario. Salvatore Bagni si rese protagonista del gesto che sancì il definitivo declino dell’amore tra le due tifoserie, quando andò sotto la Curva Sud e fece il gesto dell’ombrello volto a sfidare i supporters giallorossi.

“Per colpa mia non c’è più il gemellaggio. Nel 1987, al termine del derby finito 1 a 1,  feci il gesto dell’ombrello sotto la Curva Sud. Da allora si è spezzata l’amicizia tra le due tifoserie. Mi pentii. Chiesi scusa. Ma non bastò”.

Salvatore Bagni

Da quel giorno tutto l’amore e la pace tra le due tifoserie si trasformò in odio. Gli scontri tra le due fazioni divennero una consuetudine, spesso le trasferte furono e tuttora sono vietate proprio per cercare di ridurre al minimo episodi criminali. L’episodio più triste e grave della storia di questo gemellaggio/rivalità fu l’assassinio del tifoso napoletano Ciro Esposito per mano di Daniele De Santis, supporters giallorosso, nel giorno della finale di Coppa Italia tra Napoli e Lazio. Un episodio gravissimo, che fu il culmine di anni ed anni di odio e forse anche l’occasione per siglare una sorta di armistizio tra le due parti.  La speranza è sempre quella di non dover più raccontare episodi di cronaca nera legata al pallone e che questa rivalità diventi sana capace di regalarci agonismo, e tanto bel calcio, cosa che queste due squadre nel passato e ai giorni nostri ci hanno mostrato in più di una occasione.

 

 

Articolo a cura di Federico Bottara

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