A CHE PUNTO È L’ITALIA?

italia
http://www.calcioefinanza.it

Male con l’Argentina, benino con l’Inghilterra. L’Italia si congeda con sensazioni contrastanti dalle due amichevoli di marzo, che in realtà servivano più alle sue avversarie in preparazione del Mondiale. Se, infatti, la sconfitta rimediata a Manchester con le seconde linee dell’Albiceleste ha confermato il momento nero del calcio italiano, a Wembley, contro l’Inghilterra di Gareth Southgate, si è visto qualcosa in più. Contro la nazionale dei tre leoni, gli azzurri hanno fornito una prestazione più convincente, raccogliendo nella ripresa ciò che avevano seminato nel primo tempo con le tante occasioni sciupate da Immobile e meritando il pareggio finale.

Ora, archiviate le due sfide di prestigio in terra inglese, il toto-CT sarà il tormentone che ci accompagnerà  fino al 20 maggio. Data entro cui, come confermato dal vice-commissario della Lega di A Costacurta,  dovrà essere scelto il commissario tecnico che guiderà gli azzurri alle qualificazioni per Euro 2020, il primo Europeo itinerante. La scelta del ct, fondamentale per la rifondazione della Nazionale, verrà effettuata in base alle disponibilità, perciò la riflessione si prolungherà  fino alla fine del campionato. L’obiettivo è portare a Coverciano un allenatore di livello top. Salvo sorprese clamorose e ad oggi francamente imprevedibili, il nome uscirà da una lista ristretta: Conte, Ancelotti, Mancini, Capello. Più staccato Ranieri. Quasi impossibile la conferma di Di Biagio. L’esperienza del tecnico romano sulla panchina della Nazionale maggiore, alla quale sarebbe impossibile e ingeneroso dare un giudizio, si è conclusa al 99% nella serata di Londra. Nomi importanti quelli che circolano nelle stanze di via Allegri, ma al contempo difficili da raggiungere, dal momento che i migliori preferiscono allenare le squadre di club, dove si gioca il calcio migliore e gli stipendi raggiungono cifre impensabili per le federazioni nazionali. Molto, dunque, dipenderà dal valzer delle panchine estivo.

Se qualcuno dovesse rimanere fuori dal giro delle sedie che contano, allora si ripresenterebbe l’opportunità che ha consentito di vedere in azzurro Antonio Conte. Ma, oltre che difficile, la scelta porta con sé il rischio intrinseco che, come accaduto con lo stesso Conte, l’esperienza si concluda dopo un solo biennio, mentre ora più che mai il calcio italiano necessita di un progetto pluriennale. Si parla a tal proposito della figura del commissario tecnico “federale”, al quale consegnare le chiavi di Coverciano  per trasformare la Nazionale e renderla più simile ad un club – il club Italia – con delle finestre di stage durante il campionato e lo sviluppo dei centri federali. Il prossimo ct, quindi, lavorerebbe con uno staff messo a disposizione dalla Federcalcioal massimo con un solo collaboratore personale, per dare una prospettiva di lungo respiro al progetto ed evitare di ricominciare daccapo in caso di un avvicendamento sulla panchina. Dal punto di vista contrattuale, il rapporto dovrebbe avere una valenza biennale con uno stipendio attorno ai 2 milioni di euro a stagione, o qualcosa in più, e un diritto di prelazione per il rinnovo in favore della Figc.

Di certo sarà importante capire il profilo del ct a cui affidare la panchina azzurra, su cui Costacurta ha dichiarato di non avere pregiudizi. Un allenatore con un approccio più “di campo” e più attento alla tattica sembrerebbe preferibile rispetto ad un selezionatore e gestore di personalità. Il calcio italiano non esprime da tempo i fuoriclasse cristallini degli anni passati, e il livello della serie A si è abbassato vertiginosamente: non è un caso che i giocatori che apprezziamo nel nostro campionato vengano ripetutamente ridimensionati nel contesto internazionale. Occorre perciò ripartire da un progetto tecnico e da un modulo ben definiti, nei quali inserire i talenti della nuova generazione, valorizzandoli attraverso il gioco. Caratteristiche che, pescando nella lista ristretta, da un parte portano essenzialmente al nome di Antonio Conte, mentre dall’altra tengono in vita una flebile speranza per Gigi Di Biagio. Roberto Mancini e Fabio Capello, infatti, rientrerebbero nel target degli allenatori gestori. Carlo Ancelotti, invece, rimane quasi un miraggio: il tecnico emiliano non ha mai concretamente aperto alla Nazionale e sembra aspettare solo di accomodarsi su una panchina libera in Premier.

Dal canto suo l’Italia calcistica sta provando a superare la stagflazione tecnica in cui è rimasta incagliata dal 2010: proviamo a schierare la Nazionale del nuovo corso con un ipotetico  4-3-3. Donnarumma e Perin si contenderanno il dopo Buffon tra i pali. Dietro, con l’addio quasi certo di Barzagli e Chiellini, la difesa a 3 dovrebbe andare in archivio per tornare stabilmente ad una linea a 4. Tra i centrali, Rugani, Caldara e Romagnoli scalpitano per affiancare o scavalcare Bonucci. Sugli esterni opereranno due tra Florenzi, De Sciglio, Spinazzola e Darmian. A centrocampo, se Verratti venisse riportato nella sua posizione naturale di perno davanti alla difesa, con Jorginho alle sue spalle, nel ruolo di mezzali sono pronti a contendersi il posto Parolo, Pellegrini e Cristante, protagonista assoluto dell’euro-Atalanta di Gasperini. In attacco, sugli esterni Insigne verrebbe restituito al suo ruolo naturale, ma dal talento di Frattamaggiore si attende il definitivo salto di qualità che gli consenta di replicare in Nazionale il rendimento che lo rende pedina inamovibile nel Napoli, mentre Federico Chiesa è stato già decisivo alla sua seconda presenza a Wembley. Senza dimenticare Bernardeschi e con Verdi in rampa di lancio. Come terminale offensivo, fallito l’esperimento del 4-2-4, Immobile e Belotti dovranno di volta in volta contendersi una maglia, con Cutrone subito dietro. Capitolo Mario Balotelli: finora l’attaccante del Nizza, dal quale si libererà a parametro zero a fine stagione e per cui non si esclude un ritorno in Italia, è a quota 39 gol messi a segno in 60 presenze tra campionato e coppe con la squadra della costa azzurra. Balotelli è rinato in Francia e da tempo non compare agli onori della cronaca per le sue intemperanze comportamentali, ma i cartellini rimediati sono ancora tanti, troppi: 17 gialli e 4 espulsioni, di cui 3 dirette, in meno di due anni di Ligue 1. L’ultima presenza in Nazionale del “Bad Boy” azzurro risale addirittura a quattro anni fa, al Mondiale in Brasile del 2014 con Cesare Prandelli in panchina.

Di quella spedizione fallimentare si è discusso molto, eppure in questo momento rinunciare a prescindere ai colpi di “Supermario” comincia ad apparire una scelta approssimativa. Nell’anno zero del calcio italiano, chissà che il ct del nuovo corso non decida di concedere una nuova chance anche a lui.

Articolo a cura di Davide di Bello

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...