E SE IL CAVALIERE…

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Silvio Berlusconi – Photo by http://www.ilsussidiario.net

Quando si parla di calcio il nome di Silvio Berlusconi fa venire in mente molti bei ricordi, ai tifosi del Milan ma anche a tutti coloro che amano questo sport indipendentemente dalla propria fede calcistica. Non andremo a parlare di politica – ci tengo a sottolienearlo, teniamo le cose su due piani opposti – ma di sentimenti e emozioni legati allo sport più amato al mondo, iniziando da un pochino di storia che tutti conosciamo.

Siamo nel 1986 e il Milan, dopo una serie di annate storte, è sull’orlo del fallimento: ci penserà l’allora cinquantenne Silvio Berlusoni a risollevare le sorti della società, salvandola dal baratro e riportandola nel giro di pochi anni sul tetto d’Europa e del mondo. Grazie a maestri della panchina come Arrigo Sacchi prima e Carlo Ancelotti qualche anno dopo, il Milan colleziona una quantità di trofei impressionanti e si guadagna per qualche anno la nomea di “Squadra più titolata al mondo”. Non dimentichiamo poi i grandi fuoriclasse che sono passati a Milanello negli anni di presidenza del buon Silvio: dal fantastico trio olandese a George Weah, fino a Kakà, Shevchenko, Ibrahimovic e molti, moltissimi altri nomi che non farebbero altro che strappare un sorriso agli amanti del bel calcio.

Tutto questo per arrivare a oggi, o meglio, al 13 aprile 2017: dopo continue indiscrezioni e diverse trattative, l’AC Milan passa in mano alla società del magnate cinese Li Yonghong. Finisce così un’era, finiscono 31 anni che tra alti e bassi hanno ridefinito la storia del calcio italiano. Sì, tra alti e bassi: negli ultimi anni i risultati dei rossoneri non hanno infatti rispecchiato la grande tradizione che c’è dietro a uno dei più grandi club di sempre. Tre anni senza coppe europee – con il ritorno in Europa League appena quest’anno – caratterizzati da sconfitte sempre più pesanti, dall’assenza di veri leader e da un decimo posto nella stagione 2014-2015 non sono certo frutto del caso: dopo lo scudetto vinto nel 2011, Berlusconi ha infatti investito sempre meno nella squadra e nel calcio di oggi, si sa, senza investimenti seri non si possono avere obiettivi seri.

Passiamo ora a Li Yonghong, il nuovo presidente rossonero. In molti, soprattutto a seguito di continue campagne da parte della stampa nazionale e non solo, mettono in dubbio la provenienza del denaro con cui l’imprenditore cinese ha ottenuto il 99.3% delle quote societarie. La mia idea è che per parlare di affari del genere bisogna essere esperti in materia: io non lo sono, e molto probabilmente nemmeno la maggior parte di coloro che hanno sempre voluto dire la loro in proposito. Se un popolo di economisti si sente di condannare un uomo semplicemente perchè i giornali dicono così allora il discorso si estende all’infuori del calcio e, come ho detto, è un campo che qui non voglio trattare.

Un dato di fatto è la maestosa campagna acquisti condotta dal club rossonero nell’ultima estate: Andrè Silva, Calhanoglu, Biglia. Addirittura Bonucci dalla Juventus. Operazioni mostruose ma che, a conti fatti, sembrano non aver dato la spinta necessaria alla rinascita del Milan. Che sia questa una stagione di assestamento in vista di un grande futuro? Probabilmente sì, ma va detto che al momento il Milan non naviga in acque tranquille e, clamorosamente, potrebbe rischiare di non qualificarsi per la tanto desiderata Europa League. Un torneo di tutto rispetto sia chiaro, che ogni anno offre divertimento a milioni di tifosi da tutto il continente, ma che è ben lontano dai palcoscenici a cui i tifosi del Diavolo sono abituati.

Palcoscenici troppo lontani al momento: sembra passata un’eternità da quella sera del 2 maggio 2007 quando, davanti a un San Siro in festa, la squadra di Ancelotti distrusse lo United di Cristiano Ronaldo, Rooney e Vidic con un secco 3 a 0 che sarebbe stato soltanto un assaggio del trionfo nella finale di Atene.

Quello era il Milan di Berlusconi che, qualche giorno fa, si è lasciato scappare una battuta: «Guardando il futuro andrà a finire che ricomprerò il Milan». Dichiarazione a stampo politico? Sì. Succederà davvero? Probabilmente no, ma sono quei casi in cui si dice “non succede, ma se succede…”. Premesso che la frase in questione è saltata fuori durante un comizio di Forza Italia, dove Silvio ha affermato che i milanisti lo votavano quando le cose andavano bene, va detto che un’ipotesi del genere sarebbe suggestiva per molti.

Non sarebbe una minestra riscaldata in quanto l’assetto societario è completamente diverso da quello del Milan di dieci anni fa e, se gli impegni anche a livello economico venissero rispettati, potrebbe essere un ritorno al passato con molta gente tornerebbe ad amare la maglia che ha donato loro non poche gioie. Ma siamo realisti, è davvero possibile un ritorno al passato? La battuta dell’ex Cavaliere ha sì surriscaldato un po’ gli animi, ma era poco più di una gogliardata. Lo scarso interesse dimostrato nell’investire nella società negli ultimi anni di presidenza non era un caso: Silvio ha ben altro da fare al momento, tra politica e altri affari più o meno delicati. E soprattutto, sarebbe necessario? No, il Milan è un cantiere aperto e ha bisogno di stabilità per poter pensare un giorno di ritornare sul tetto del mondo. Un altro cambio ai vertici, con conseguente nuovo organico e riassetto societario non porterebbero a niente di buono.

Lavoro, lavoro e ancora lavoro. Questo è quello che serve a questo Milan: una nobile del calcio che noi tutti speriamo, un giorno, di poter nuovamente ammirare in contesti che più le si addicono. Per potervi raccontare di nuovo questa storia ma in maniera diversa, aggiungendo il tanto agognato lieto fine.

Articolo a cura di Michele Pintaudi

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