A CHE PUNTO È COLIDIO?

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Immagine realizzata da Alessio Giannone per “La Gazzetta di Don Flaco”

La classificazione scientifica raccoglie in maniera intrinseca il più profondo significato di distinzione tra specie. Il primo a vergare la teoria fu Aristotele, nel suo De Anima, opera risalente al IV secolo, nella quale lo scrittore greco si adoperò al fine di distinguere le diverse tipologie di animali tramite il loro sistema locomotivo e l’ambiente in cui essi si muovevano. Ma cosa accade nel momento in cui, all’interno di una determinata specie, risulta necessario classificare, e quindi distinguere, due elementi simili, ma non uguali?

Usciamo dalle solite nozioni accademiche. Applichiamo la teoria al tanto amato fútbol. Magari agli attaccanti. Non sono portieri. Non sono difensori. Non sono centrocampisti. Insomma: sono specie a parte. Nel pacchetto arretrato esiste il centrale. Ed esiste il terzino. A metà esiste il regista. Ed il mediano, oppure l’interno/incursore. Sul Diez sapete già benissimo come la penso. Davanti esiste l’ala, la seconda punta, oppure – per l’appunto – il numero nove, la prima punta. Prendendo come modello l’attuale stagione in corso: paragonereste mai un calciatore con le caratteristiche fisiche, tecniche e atletiche di Mohamed Salah, autore di 43 gol e 15 assist in 47 match con il Liverpool di Jurgen Klopp (giusto per ricordarvelo) ad uno come Luis Suárez? Impossibile, no? Così come non è possibile, negli ultimi 25 metri di campo, assimilare due giocatori come il Pistolero del Barça e un attaccante come Karim Benzema. Stessa età. Stesso ruolo. Caratteristiche diverse. Sia in zona-gol. Sia per l’apporto quantitativo e/o qualitativo fornito al gioco del collettivo. Questa differenziazione porta alla formazione di modelli, di archetipi che si reiterano di generazione in generazione ed in maniera ciclica.

Esistono microgruppi o casi rari?

La risposta è sì. Ed uno di essi vive particolarmente borderline. Libero da qualsivoglia briglia di tipo tattico, ma costantemente sottoposto alla gogna mediatica dagli addetti ai lavori. Evanescenti, ma diabolici. Magari scompaiono per una settantina di minuti tra le maglie dei difensori, per riapparire neanche un minuto dopo risolvendo la partita. Sono fatti così. Per l’odio dei pagellisti sportivi, che fino al novantesimo non possono permettersi di ricalcare quel 4, perché nel giro di qualche minuto potrebbe pur sempre diventare un 7. Io li chiamo comunemente Ghost Striker. L’atto di decodifica della dura “Legge del gol”. Ma solo perché “Los Caballeros de la Angustia” sarebbe stato un plagio nei confronti di quel River Plate, detto la Máquina, che a cavallo degli anni ’40 vinse quattro titoli nazionali, guidato dall’estro di un certo Adolfo Pedernera, che tanto per intenderci ha solamente inventato il concetto di trequartista e fu il primo, grande idolo di un certo Alfredo Di Stefano. Quel soprannome – dei Caballeros – deriva dal fatto che gli avversari vivevano nella costante angoscia di poter subire gol da un momento all’altro, ad ogni azione. Un concetto dunque, che se messo sul piano ontologico, non si scosta più di tanto dalle tipiche caratteristiche del Ghost Striker.

Volete un nome? David Trezeguet. Tanto per farne uno, a caso. Carlos Bacca. Giusto per farne un altro. Letali e rarefatti nell’area di rigore avversaria, quanto lo Zyklon B in una stanza chiusa. Essere un Ghost Striker è un enorme azzardo, soprattutto in un contesto come la Serie A, dove le melense parole di giornalisti e addetti ai lavori possono beatificarti per un paio di partite, per poi sbatterti senza alcuna pietà sul banco degli imputati dopo quattro. In fin dei conti il giornalismo clickbait è proprio un duro lavoro, ma qualche fallito deve pur farlo. O si sente in dovere di farlo.

In Serie A ci sono dei Ghost Striker?

La risposta è . Attualmente non ce ne sono. Ma, in futuro, potrebbe essercene almeno uno. Ha ricevuto tante critiche dopo la partita di campionato Primavera persa 1-3 contro la Lazio di Valter Bonacina, con Stefano Vecchi che ha deciso di schierarlo come terminale offensivo a fianco di Marco Rover e di Niccolò Zaniolo, ma potrebbe comunque essere uno dei prossimi Millenials ad esordire in Serie A. Facundo Colidio ha lasciato l’Argentina e il Boca Juniors l’estate scorsa, con appena diciassette anni sulle spalle, per firmare con l’Inter, che lo ha scippato alla concorrenza di Juventus e Manchester City grazie ad un’offerta monstre da 7 milioni di euro. Tanti, considerando l’età, ma neanche troppi se pensiamo al suo coetaneo (e magari futuro rivale) Vinícius Júnior, che nel giugno 2019 si trasferirà dal Flamengo al Real Madrid per una cifra vicina ai 50 milioni. Senza nulla togliere allo splendido lavoro di mediazione e di convincimento condotto dal vicepresidente interista Javier Zanetti e l’ormai ex direttore tecnico Walter Sabatini, che hanno iniziato a lavorare ai fianchi del patron xeneize Daniel Angelici fin dal Torneo Sudamericano sub-17 disputatosi lo scorso anno in Chile, dove il collettivo albiceleste guidato da Miguel Ángel Lemme, onesto mestierante del fútbol tra la seconda metà degli anni ’70 e gli anni ’80, non ha brillato, se non per il 3-0 rifilato ai pari età del Perù, proprio grazie alla doppietta del prediletto di Coqui Raffo, il coordinatore delle Inferiores del Boca che lo ha definito il miglior “Nueve” del paese a livello giovanile.

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Facundo Colidio posa per una foto durante il ritiro della selezione Under-20 argentina, di cui è tutt’oggi parte – Photo by http://www.eurosport.com

Di lui ho già parlato in passato, e ampiamente in anticipo rispetto ad altri siti, nel marzo del 2017. Facundo Colidio ha iniziato a tirare i primi calci al pallone ad appena 4 anni, nel settore giovanile dell’Atlético Rafaela, che dalle parti del dipartimento Castellanos – dov’è nato lui – non è un semplice club, ma il club. Una piccola e doverosissima premessa: all’inizio i palloni non li calciava, ma li parava. Per provare a emulare il fratello maggiore Gonzalo, anche lui tesserato per la Celeste all’epoca, e al quale Facundo voleva a tutti i costi somigliare. Così era sui campetti delle giovanili adiacenti al Nuevo Monumental di Santa Fe, e così era tra le mura di casa, dove i pali venivano fantasiosamente sostituiti da un paio di poltrone sistemate accuratamente ad un paio di metri di distanza l’una dall’altra. Poi l’illuminazione. Il ragazzo si toglie i guantoni e si sposta in attacco. E mai scelta fu più azzeccata di quella.

Nel 2014, forte delle incredibili statistiche realizzative e dell’eco mediatico sempre più congiunto al suo nome (secondo il più ovvio rapporto calcistico di causa-effetto) i dirigenti del Boca Juniors si accorgono delle prestazioni di Colidio. Coqui Raffo e Daniel Angelici contattano prima i genitori del ragazzo, Sergio e Monica, ed infine Eduardo Gays, presidente dell’Atlético Rafaela, chiudendo l’affare in un lampo. Non appena sbarcato alla Boca, Facundo s’impone praticamente subito come capocannoniere e leader dell’Under-15 Azul y Oro, indossando la fascia di capitano ed imprimendo il suo nome a fuoco sul taccuino del Flaco Rolando Schiavi, allenatore della squadra riserve degli xeneizes, che di lì a poco inizierà a convocarlo regolarmente per alcune sedute d’allenamento. E siccome gli eventi, tavolta, corrono più veloce della stessa vita, dopo un paio di gol segnati contro Estudiantes e Temperley in altrettante partite anche Guillermo Barros Schelotto, allenatore della prima squadra, ormai giunto alla terza stagione alla demiurgica ombra della Bombonera, inizierà a farsi preparare diversi reportage dai suoi assistenti di fiducia per studiarlo più approfonditamente, talvolta scomodandosi per osservarlo in prima persona. Il Boca Juniors ha provato a blindarlo con il rinnovo contrattuale fino a giugno 2019, ma l’offerta economica formulata dall’Inter è stata fin troppo ghiotta per Daniel Angelici, che non è riuscito a resistere alla possibilità di incassare ben 7 milioni di euro per un giocatore che non aveva ancora esordito in prima squadra.

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Facundo Colidio esulta dopo aver segnato l’1-0 contro la Roma di Alberto De Rossi in finale di Supercoppa Italiana Primavera – Photo by http://www.tuttomercatoweb.com

Come si è presentato Colidio in Italia?

Non appena sbarcato nel Belpaese, accompagnato dalla fidanzata Clara, alla quale dedica la gran parte dei suoi gol (alzando la mano e mimando la lettera C) Colidio è stato subito etichettato come un attaccante moderno, capace di svariare su tutto il fronte offensivo e di seminare il panico grazie alla sua incredibile rapidità di gamba, soprattutto in contropiede e nell’uno contro uno. Una punta non esageratamente statica, anzi, abbastanza esplosiva, e assimilata dagli addetti ai lavori a quel Mauro Icardi che, nella stagione attualmente in corso, sta letteralmente abbattendo ogni record personale, con 27 gol in 33 partite tra Serie A e Coppa Italia: uno in più rispetto all’ultima stagione, per un totale di 105 da quando veste la maglia nerazzurra.

Anche il fisico (185×69) ricorda parecchio quello di Maurito, a cui Facundo fa sempre riferimento ogni qual volta che si allena agli ordini di mister Luciano Spalletti. Così come non è mai mancata la componente della generosità nell’arco di tutti i 90 minuti, grazie ai costanti ripiegamenti sulla linea mediana al fine di corroborare la manovra dei compagni di squadra. Ottimo gioco di sponda, qualità nel proteggere la sfera spalle alla porta ed un gioco aereo discreto, ma nettamente da migliorare – a sua detta – per diventare uno dei migliori in circolazione. Tanta autocritica e la testa sulle spalle a completare il profilo di un calciatore che, fin dal principio della sua avventura italiana, si è dimostrato ben più maturo rispetto ai dati riportati sulla carta d’identità.

A testimonianza delle ottime qualità tecniche ed atletiche di Colidio, ecco gli highlights della sfida valida per la 13^ giornata di Campionato Primavera 1, contro il Napoli di Loris Beoni. Da 00:25 a 00.35 potrete notare un filtrante eccezionale dell’attaccante argentino che, pur ritrovandosi in un contesto posizionale da tipico numero dieci, riesce a duettare con Niccolò Corrado, ricevendo la palla al vertice dell’area, a circa 20 metri dalla porta, per poi restituirla sulla corsa al terzino nativo di Firenze. Sul traversone Andrea Adorante non riesce a trovare lo specchio, ma da applausi è la scelta di tempo di Facundo nel dettare il passaggio in profondità per il compagno, che grazie ad un rapido movimento di corpo viene messo in condizione di effettuare il cross senza dover stoppare la sfera, scongiurando così la possibilità di perdere un tempo di gioco. Da 00.35 a 00:45 ecco una testimonianza della velocità palla al piede di Coli, che riceve la sfera sul lato sinistro, all’altezza del centrocampo, dal solito Zaniolo, che a mio parere nell’attuale stagione ha dimostrato di avere una marcia in più rispetto a gran parte dei suoi coetanei (oltre ai motivi per cui ha già esordito in Serie B con la Virtus Entella), per poi puntare a tutta velocità verso l’area di rigore partenopea. Lo stop d’esterno sullo scarico del compagno non è perfetto, ma in otto tocchi Colidio riesce ad arrivare in area di rigore avversaria, concludendo con un bel diagonale di poco fuori, anche grazie alla furbata di Andrew Delly Marie-Sainte, che con una spallata riesce a sbilanciare l’11 interista, salvando la porta difesa da Maurizio Schaeper.

Ad aprile scorso ho saputo dell’interesse, all’inizio non ci credevo. Adesso mi trovo a mio agio nel miglior club d’Italia, che mi permette ogni giorno di migliorarmi. Per adesso penso a vincere tutto quello che posso con mister Vecchi. Lavoriamo per il campionato e per il sogno di vincere la Youth League

Colidio in un’intervista a Marzo

Come si è evoluto Colidio in questa stagione?

Tra le cinque competizioni affrontate dall’Inter Primavera di Stefano Vecchi – Campionato, Coppa Italia, Supercoppa Italiana, Torneo di Viareggio e Youth League – Colidio ha collezionato in totale 27 presenze, 7 gol e 2 assist in 1661 minuti. A volte da titolare, a volte subentrando dalla panchina, con una media di 0.26 gol a partita. Uno ogni 237 minuti giocati, il 9% dei 66 totali realizzati dalla squadra nerazzurra nella stagione attualmente in corso d’opera. Di questi 7, e forse è proprio questo il dato interessante, il 71% (5 reti) sono stati decisivi ai fini del risultato. Nel proprio girone di campionato Facundo è stato fondamentale nelle sfide con Hellas Verona e Juventus, portando in dote 6 punti complessivi al collettivo guidato da Stefano Vecchi, mentre al Viareggio porta sempre la sua firma il gol che ha permesso all’Inter di ipotecare la qualificazione alle fasi finali della competizione, contro il Parma, alla seconda giornata della fase a gironi. Proprio l’Inter ha successivamente vinto il torneo per l’ottava volta nella sua storia: dopo il girone infatti, che oltre ai ducali comprendeva Salernitana e gli australiani dell’APIA Leichhardt Tigers, le altre vittime sono state la Pro Vercelli, il Genoa, nuovamente il Parma, in semifinale, e la Fiorentina. Discorso a parte per la Supercoppa Italiana vinta contro la Roma per 2-1, che sarebbe da rinominare “Coli’s night” proprio per la doppietta realizzata dall’attaccante dell’Under-20 argentina, peraltro sotto gli onirici riflettori di San Siro, la Scala del Calcio.

Questo gol contro la Juventus di Alessandro del Canto testimonia appieno l’evoluzione che Colidio sta vivendo in questa prima stagione italiana. L’argentino segue la discesa palla al piede di Thomas Schirò galleggiando tra i due centrali bianconeri, Gianmaria Zanandrea e Riccardo Cappellini, per poi tagliare alle spalle del primo, che perde la marcatura sul nove interista nel tentativo di arginare la galoppata palla al piede dell’assistman. Il pallone giunge tra i piedi di Facundo a ridosso dell’area di rigore ed il ragazzo, sfruttando il suo innato senso del gol, incrocia il tiro così rapidamente da eludere la diagonale del secondo centrale e l’uscita – seppur leggermente indecisa – di Leonardo Loria. Un gol da attaccante vero, puro, che nella fase di esecuzione decodifica la grande rapidità di pensiero e una spiccata istintività, che in molte situazioni di gioco può risultare letale per le difese avversarie. Un po’ come questa rete realizzata da David Trezeguet contro il Livorno nella stagione 2007/2008, in cui emerge tutta la componente istintiva di cui un Nueve tradizionale dovrebbe, per forza di cose, disporre.

Trezegol, come Colidio nel gol contro i pari età della Juventus, elude la marcatura – a dire il vero abbastanza approssimativa – del centrale difensivo amaranto, prendendosi un enorme vantaggio a livello posizionale. Da notare come l’attaccante francese non rivolga mai lo sguardo verso la porta avversaria, prima di colpire con un destro potente e decisamente troppo angolato affinché Marco Amelia possa intervenire. Ma non è l’unico. Basterebbe rivedere la rete realizzata contro il Milan, nella sconfitta per 3-1 subita a San Siro, nella stagione 2005/2006. Oppure quelli contro Cagliari e Siena, rispettivamente nella stagione 2005/2006 e 2007/2008. Noterete, in ognuna di queste reti, la stessa componente istintiva reiterarsi negli ultimi 15 metri di campo.

Solo un “Ghost Striker” o molto di più?

Se da una parte la risposta è no, poiché – come già ampiamente spiegato in precedenza – Colidio si può definire tutto fuorché un attaccante statico, a differenza del “primo” Mauro Icardi, che è stato conformato al gioco del collettivo, in primis, sotto la guida tecnica di Roberto Mancini, per poi completare il suo processo di maturazione con Luciano Spalletti, d’altro canto la risposta potrebbe essere comunque positiva, proprio per l’evoluzione e la crescita che Stefano Vecchi e il suo 4-3-1-2, autentico trademark tattico dell’allenatore bergamasco, stanno indirettamente imprimendo in Facundo, che ormai si ritrova ad agire da vero e proprio terminale offensivo con Niccolò Zaniolo sulla trequarti e Matteo Rover nei panni della seconda punta. Proprio il generoso lavoro svolto da quest’ultimo permette a Colidio di evitare eccessivi dispendi di energie, quindi meno ripiegamenti che potrebbero garantirgli maggior freschezza nei momenti decisivi della partita, ma soprattutto una maggior lucidità nelle varie occasioni da gol.

Questo gol, oltre al gesto tecnico, già di per sé eccezionale, esprime concretamente il killer istinct di Colidio e la sua decisività in zona-gol. L’ovvia conseguenza di ciò che abbiamo appena spiegato, per quel che concerne la razionalizzazione dei compiti in campo fortemente richiesta da Stefano Vecchi ai suoi ragazzi. Al 65’, sul risultato di 0-0 contro i pari età dell’Hellas Verona, Facundo riesce a raccogliere il cross dal fondo di Niccolò Zaniolo, all’apparenza troppo lungo, e riesce a deviare il pallone con una splendida semirovesciata, spiazzando il portiere scaligero Nicola Borghetto, classe ’99 originario di Brescia e di cui si parla davvero un gran bene. Un gol estremamente difficile, ma realizzato con disarmante lucidità.

Questa rete realizzata contro il Parma di Cristian Iori alla seconda giornata della fase a gironi del Torneo di Viareggio (nel video degli highlights: da 00.49 a 00.58) ne ricorda molto un’altra, ben più famosa e sempre ad opera di David Trezeguet, contro la Fiorentina nella stagione 2001/2002. Non tanto per la difficoltà, perché Trezegol compie un gesto tecnico meraviglioso stoppando il pallone in mezzo a 3 calciatori avversari (https://www.youtube.com/watch?v=69DW4aycxT8), effettuando un rapido (e in parte fortunato) scambio con Pavel Nedvěd prima di calciare in porta (mentre il giovane argentino si ritrova molto più avvantaggiato a livello posizionale), quanto per la rapidità di pensiero e di esecuzione, dunque di codifica e decodifica del gesto tecnico nel concreto. A 00.25 è molto interessante anche il dialogo con il compagno di reparto Jens Odgaard, con l’ex Lyngby che intercetta il passaggio di scarico di Michele Binini servendo involontariamente Colidio: l’argentino arriva in appena sei tocchi al limite dell’area, cercando e trovando il triangolo con il danese. Palla che termine di poco fuori. Un’altra bella lettura del gioco in anticipo da parte di Facundo avviene su un tiro deviato di Lorenzo Gavioli, intorno alla mezz’ora (da 1:30 a 1:36), con l’argentino che in virtù del tocco di polpaccio dell’arbitro brucia sul tempo Moustapha Seck e Raffaele Martino, ma conclude a lato con il diagonale.

<< Debutto al “Meazza”? Sapevo che sarebbe stata una grande emozione, ma non così tanto. Solo alla fine me ne sono reso conto. Zanetti è venuto a congratularsi con me negli spogliatoi, troppo bello. Sarebbe un sogno ripercorrere la sua carriera qui all’Inter. Lavorerò duramente anche per questo motivo >>

Facundo Colidio alla Gazzetta dello Sport

Coli’s final, dicevamo. Così va ribattezzata. Poco più di 120 secondi e Colidio si presenta al Meazza mettendo in mostra tutte le sue doti migliori: abnegazione, tenacia, senso della posizione e tanta capacità di sfruttare l’occasione. Ha fatto tutto lui in questa azione (da 00:09 a 00:25): recupera la palla a centrocampo, s’invola verso l’area di rigore dei capitolini, manda in profondità il belga Xian Emmers e conclude a rete, segnando in tap-in dopo la prima ribattuta di Andrea Romagnoli, che – ironia della sorte – è cresciuto da tifoso interista e ha come modello David De Gea. Al 117’ il gol che mette la parola fine al match, scongiurando la possibilità di andare alla lotteria dei rigori. Una rete da attaccante puro: Facundo arriva sulla sfera, in maniera un po’ confusa a dire il vero, ma è abbastanza lucido nel prendere posizione rispetto al marcatore e anticipando in rovesciata l’altro avversario più vicino alla situazione di gioco, bruciandolo con un colpo di esterno che ha regalato la Supercoppa ai nerazzurri.

C’è chi lo critica ancora. C’è chi invece, come me, molto probabilmente, ci crede fermamente. Del resto, da un ragazzo nato nel nuovo millennio e pagato sette milioni ci si sarebbe potuto aspettare qualche gol in più, in particolar modo perché si parla di un attaccante. Ma la crescita e – più che l’evoluzione – il completamento del background che Colidio sta vivendo sotto la sapiente gestione di Stefano Vecchi potrebbe portare risultati assai importanti nel giro di un paio d’anni. La prossima stagione dovrà essere lui la colonna portante della Primavera nerazzurra, senza alcun dubbio. Ma viste le premesse, ci sarà da divertirsi.

Eddy Salcedo, Pietro Pellegri, Moise Kean, Fabrizio Caligara, Emanuel Vignato, Gennaro Ruggiero e Roberto Biancu. Attualmente sono loro i sette Millenials della Serie A. Chissà che Colidio non possa essere il prossimo. Ramón Díaz, Hernán Crespo, Gabriel Omar Batistuta, Julio Ricardo Cruz, Diego Milito, Rodrigo Palacio, Maurito Icardi e nel prossimo futuro anche Lautaro Martínez. Chissà che Colidio non possa imprimere il suo nome a fuoco nel tradizionalismo albiceleste del club interista. Magari col Toro di Avellaneda. Per scrivere la storia insieme.

Articolo a cura di Daniele Pagani

Ringrazio il mio collaboratore Simone Biancofiore per le statistiche fornite

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