AMADOU HAIDARA IS ‘DA MAN

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Grafica realizzata da Giacomo Maurizi per “La Gazzetta di don Flaco”

Il RB Salisburgo ha imposto – o almeno ci ha provato – il dominio che esercita ormai da diversi anni anche in Europa League quest’anno, nonostante si sia arreso all’OM di Rudi Garcia solo in semifinale pur vincendo la gara di ritorno 2-1 dopo il supplementare segnato dal gol di Rolando Jorge Pires da Fonseca, ex di Inter e Porto che ha deciso il destino del match in favore dei francesi. Nonostante la qualificazione alla finale fallita, il Salisburgo ha espresso per tutta la competizione un calcio molto gradevole, soprattutto nelle partite giocate in casa, come dimostra il fatto che quest’anno gli austriaci non hanno mai perso alla RedBull Arena.

La squadra allenata da Marco Rose ha saputo dimostrare di produrre calcio in un certo modo: tanta corsa, reparti compatti e giocatori giovani, duttili e di qualità tecniche importanti. Queste caratteristiche, che si estendono a tutto l’organico degli austriaci, sono particolarmente riscontrabili in un centrocampista che ha vissuto la sua miglior stagione fin ora e che è riuscito ad incarnare alla perfezione i principi tecnico-tattici dell’allenatore tedesco.

Il giocatore in questione è Amadou Haidara, centrocampista classe ’98 proveniente dal Mali. Alla sua seconda stagione in Austria, la prima col Salisburgo dopo il classico passaggio dal Liefering (la squadra B degli austriaci), si è imposto come titolare nel centrocampo che combina quasi alla perfezione quantità e qualità. Tutto ciò sembra incredibile se pensiamo che, fino al luglio 2016, Haidara calcava ancora soltanto i campi calcistici in Mali, la sua terra natale, per l’Academy Bamako. Un’istituzione di alto livello per i giovani maliani che sognano un futuro all’estero.

Da qui alla finale di Europa League sfiorata in poco meno di 2 anni il salto è enorme, sicuramente impraticabile per la maggior parte dei ragazzi che sognano di fare del pallone il loro mestiere. Il lavoro svolto dagli osservatori per portarlo in Austria e le strutture a disposizione del Salisburgo hanno avuto un ruolo molto importante, ma Amadou non si può di certo definire un ragazzo dal talento misterioso, di quelli che sembrano non sbocciare mai tanto per intenderci. Nossignori. Haidara è all’opposto di quella categoria di giocatori che qualcuno al mio posto definirebbe borderline, piuttosto tanto per rimanere in tema potremmo apostrofare il tuttocampista maliano un talento between the lines o box to box, per usare una terminologia conosciuta, per la sua capacità di interpretare in diverse fasi della partita più ruoli in maniera incredibilmente accurata.

Dunque Haidara è il classico centrocampista africano tutto muscoli e polmoni buono per un gioco d’interdizione? Assolutamente no, come già detto sopra il suo talento non si limita alla fase difensiva e di recupero dei palloni, ma si manifesta anche notevolmente quando Amadou ha la palla tra i piedi. Il gol segnato in semifinale contro il Marsiglia è una chiarissima manifestazione di questo talento: il centrocampista parte quasi dalla sua metacampo e dopo aver superato un paio di avversari in velocità, elude il tackle di Luiz Gustavo entrando in area, dove la sua cavalcata gloriosa termina con un interno destro che buca Pelé e si infila nell’angolino. Ma il suo contributo nel match di ieri non si ferma di certo al gol: oltre ad iniziare l’azione che porterà al 2-0 con un cross dalla fascia destra che crea il panico nella difesa del Marsiglia, porta il solito contributo in termini di quantità e qualità con 4 dribbling completati su 5 tentativi, 26 passaggi completati (65% precisione), 7 contrasti vinti e 2 conclusioni avversarie intercettate, il tutto completato da una sola palla persa (dati SofaScore). Analizzando invece la heat map di Haidara possiamo notare come nel centrocampo a rombo di Marco Rose il centro-destra del campo è il suo territorio di caccia, dalla sua area di rigore a quella degli avversari. Con il connazionale Diadie Samassekou, Haidara forma una coppia di inarrestabili corridori e recuperatori di palloni, definizione dalla quale però Amadou sfugge appena può dimostrare cosa sa fare con la palla tra i piedi.

Facendo un parallelo con la semifinale di andata, persa 2-0 al Velodrome di Marsiglia si può notare ancora di più quanto la prestazione del Salisburgo non fosse particolarmente sotto tono, nonostante il risultato a detta di molti immeritato. In particolare in quell’occasione Haidara ha completato un passaggio in più che al ritorno, ottenendo il 70% di precisione in questa caratteristica, ha fatto registrare inoltre il 100% nei dribbling completati con 2/2 che si incastra perfettamente con il 100% di successo dei tackle (5/5) e nessun duello perso con un diretto avversario. L’altra faccia della medaglia sono le 3 palle perse e il fatto che il 2-0 dei francesi arrivi da un’azione sviluppata completamente sul suo lato di campo, lasciato scoperto dal maliano in quest’occasione. Un’eccezione veramente rara se consideriamo che, quando Haidara è partito titolare, nelle 14 partite di Europa League gli austriaci hanno subito gol solo in 7 partite, perdendone appena 2, mentre il conto dei gol fatti mostra 10 partite su 14 con almeno un gol all’attivo, con 2 reti siglate dallo stesso Haidara.

Per principi tecnico-tattici e attitudine in campo, personalmente sono stato stregato da Amadou Haidara, nel quale vedo davvero una pedina perfetta in un centrocampo dalla vocazione offensiva, ma che non trascuri mai l’apporto da fornire nei momenti in cui ci si ritrova a difendere. La sua grande facilità di corsa, l’ottima capacità nell’andare al tiro da fuori area e il suo incredibile dinamismo ne farebbero un ottimo giocatore per il TottenhamHotspur di Mauricio Pochettino, che non a caso ha già puntato la sua lente d’ingrandimento su di lui. Gli Spurs ovviamente non saranno gli unici – quest’estate – a bussare alla porta del Salisburgo per Haidara, che assieme ai suoi compagni di reparto Schlager, Samassekou e Valon Berisha potrebbero essere l’oggetto dei desideri di molte squadre europee. Ancor più che con il club della Londra-nord però, a mio avviso Haidara sarebbe il giocatore ideale nel 4-3-3 di Jürgen Klopp, anche se andrebbe a “pestare i piedi” a Jordan Henderson e il Liverpool probabilmente non avrà bisogno di lui essendosi aggiudicato un giocatore, anche lui targato RB, che gli assomiglia molto: Naby Keita del Lipsia, che raggiungerà il Merseyside quest’estate per una cifra vicina ai 60 milioni di euro.

Parlando di calcio nostrano, penso di poter affermare con discreta sicurezza che Haidara servirebbe a tutte le 20 squadre del nostro campionato, anche semplicemente perché un giocatore come lui in Serie A non c’è. Certo Nainggolan è un esempio di centrocampista simile, ma copre molto meno campo del maliano; Matuidi ci si avvicina molto, ma non è determinante allo stesso modo in cui lo è Haidara per il Salisburgo. La Juventus ha diversi campioni di fama mondiale – il Salisburgo no – ma bisogna ammettere che in quanto a senso di responsabilità, intelligenza e consapevolezza nello scegliere i momenti in cui accelerare (vedi gol contro il Marsiglia) Haidara è più che a buon punto, anche se questo vuol dire mettersi in proprio e rischiare di esporre la squadra a un contropiede. Non fraintendete, il gol segnato in percussione è stato – almeno per ora – una tantum, seppur negli ultimi mesi il contributo in zona gol di Amadou sia progressivamente aumentato: 3 gol e 4 assist nelle ultime 8 partite tra campionato ed Europa League, dove ha segnato sia ai quarti di finale contro la Lazio che in semifinale.

Al di là dei dati e delle statistiche, Amadou Haidara è un giocatore che esce dai ruoli e dalle etichettature che tanto piacciono agli “addetti ai lavori” del mondo del pallone, così come lo è in campo, anche al di fuori risulta imprendibile… è semplicemente al di fuori della norma e di ogni categoria esistente. Catch him, if you can.

Articolo a cura di Luca Pesenti

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