PUST’ LUČŠIJ IZ KOMANDACH POBEDIT – GUIDA AL GIRONE C | GdDF

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Grafica realizzata da Alessio Giannone per “La Gazzetta di Don Flaco”

Girone C

Francia – Perù – Australia – Danimarca

A cura di Alfredo De Grandis

Erano appena scoccate le 17 quando il girone C prendeva vita nella Sala Concerti del Palazzo di Stato del Cremlino. Erano appena scoccate le 17 e un timido sorriso si apriva con imbarazzo sul volto sempre sostenuto di Laurent Blanc. Ospite illustre di quell’evento, lui che quella coppa l’aveva alzata nel 1998.

Quando in effetti, l’urna fu parimente benevola. Allora i transalpini pescarono la Danimarca con il Sudafrica e l’Arabia Saudita, oggi si trovano di fronte agli stessi danesi, all’Australia e al Perù. Risuonano ancora in tutto il loro clamore le dichiarazioni del mese scorso di Platini, quando svelò a cuor leggero e senza troppi patemi d’animo come quel sorteggio fu pilotato per favorire l’incontro con il Brasile solo una volta arrivati in finale. Fa sorridere come anche in questa edizione, al netto di ogni malizia o pensiero scomodo, dando tutta la colpa alla briosa fatalità, Francia e Brasile possano effettivamente incontrarsi solo nella finale di Mosca del 15 Luglio. Ça s’est fait par hasard. C’est sûr.

FRANCIA

Non sarà l’estate della generazione d’oro di Jacquet, ma i 23 chiamati da Deschamps tanto devono all’intuizione del tecnico vittorioso nel ‘98, padre putativo della Francia multietnica che per primo accolse in Nazionale giocatori di origini lontane dai confini transalpini. Con tanta pace di Jean-Marie Le Pen, esponente dell’estrema destra francese, fondatore del Front National e padre della Marine che tutti conosciamo. La sua fu un’opposizione forte e decisa che si sgretolò alle prime giocate dello sgradito algerino Zinedine Zidane. Ora immaginatevi una Francia che si presenti in Russia priva di Pogba, Kante, Matuidi, Varane, Umtiti, Lemar, Tolisso, Mbappe, Dembelé.. ecco. Si fa prima a dire chi potrebbe giocare: Lloris, Pavard, Griezmann, Giroud e Thauvin. 5 su 23. Con tante grazie ad Aimé Jacquet. Per lo spettacolo. E l’insegnamento che con la tolleranza ed il rispetto ci puoi vincere anche un mondiale.

MES GARS – Deschamps la alzò da capitano quella coppa, ed oggi va in Russia con la speranza di regalare quella bella storia ai ragazzi che allena e prepara da 4 anni. Nonostante la pioggia di rimproveri per qualche assenza scomoda: su tutte quella di Rabiot, senza dimenticare Payet, Martial, Lacazette e la spinosa questione Benzema. Con particolare menzione a Lenglet, giovane che avrebbe meritato quantomeno una chance per partecipare alla spedizione. Le critiche sembrano già fagocitare l’ambiente bleus, da sempre sotto i riflettori come riesce solo a chi regala speranze e aspettative. Eppure la Francia ha le carte in regola per ben figurare nel proprio girone e nell’intera competizione.

L’ARRIÈRE – Davanti al veterano Lloris, giunto con ogni probabilità al suo ultimo mondiale da protagonista – avrà 36 anni a Qatar 2022 e si spera nella fioritura di Lafont – vediamo già un roseo futuro nella nuova coppia di centrali Varane e Umtiti (che ha ormai a tutti gli effetti rilevato Koscielny, neanche convocato). Qualche dubbio in più sulle fasce, dove i terzini titolari dovrebbero essere Sibidé a destra e Mendy a sinistra, con Lucas Hernandez e Pavard pronti a trarre gli eventuali vantaggi derivanti dalla scarsa tenuta fisica dei compagni che dovrebbero essere i titolari.

AU COEUR – Il modulo usato prevalentemente durante la fase di qualificazione è stato il 4-2-3-1, ma Dechamps sembra votato anche ad un più pratico 4-3-3, che gli consentirebbe di schierare contemporaneamente a centrocampo Pogba, Kanté e Matuidi nei ruoli in cui forse hanno reso meglio in carriera. Pogba rappresenta il più grosso punto interrogativo di questa nazionale: nel centrocampo a 3 con la Juventus era fenomeno e futuro crack del calcio mondiale. 31 i gol e 28 gli assist complessivi nelle 4 stagioni bianconere, con l’84% di passaggi riusciti – di cui 1,9 chiave a partita – e picchi di 3,5 tiri per partita. Ma nel 4-2-3-1 di Mourinho nella sua avventura 2.0 al Manchester United pare aver subito una preoccupante involuzione. Se la percentuale di passaggi – va detto però: in una zona più arretrata del campo e quindi meno soggetta a pericoli – si assesta sugli stessi livelli dell’esperienza bianconera, a scendere sono i tiri per match, e di conseguenza i numeri offensivi in mole di gol ed assist. Per il sottoscritto la chiave di lettura è semplice: virare sul centrocampo a 3 sacrificando un giocatore offensivo e consegnare a questo Mondiale il miglior Pogba. Non è un caso che nella scorsa edizione della competizione – Brasile 2014 – fu eletto miglior giovane della competizione proprio giocando in una mediana a 3 con Matuidi e Cabaye. C’est facile, tu ne crois pas?

POGBA
Immagine realizzata da Alfredo De Grandis, tutti i diritti sono riservati a “La Gazzetta di Don Flaco”

LES FLÈCHES DE DIDIER – In attacco, preferendo l’opzione di una mediana a 3, vedo due possibili soluzioni. L’unica variante ha un nome ed un cognome: Olivier Giroud. Il suo ultimo campionato non racconta certo di giocate strepitose (anche se quella rovesciata di fine Ottobre mi fece innamorar..) e di gol pesanti (solo la miseria di 7 reti in Premier League) eppure resta un punto fermo di Dechamps, forte anche delle sue 31 reti in nazionale che lo rendono il top scorer nella lista dei giocatori che va in Russia. E se per Benzema la convocazione è ormai una chimera per la nota storia del ricatto a luci rosse al compagno Valbuena, siamo sicuri che un giocatore come Lacazette, nonostante una stagione non brillante ma certamente non a livelli così bassi come quella di Giroud, non sarebbe stato più funzionale? Pochi dubbi su come completare la batteria di attaccanti: con Griezmann e Mbappé pronti a far impazzire le difese avversarie. Un’interessante soluzione potrebbe essere l’accentramento de le petit diable proprio a discapito di Giroud per favorire l’ingresso di Dembelé, scatenato al Barcellona dopo il rientro dal lungo infortunio.

Erano appena scoccate le 17. Sul volto del sempre sostenuto Laurent Blanc compariva con un po’ d’imbarazzo l’accenno di un timido sorriso.

Dopo l’anonima uscita di scena in Brasile, dove ci si arrendeva comunque al nemico più forte e col petto gonfio d’orgoglio. Dopo la beffa in patria dell’ultimo Europeo, con lo strazio che ancora continua nei cuori francesi pulsanti di dolore. Dopo lo zigzagare un po’ goffo tra gli ostacoli non proprio insormontabili del girone di qualificazione.

Corrono nelle piazze i francesi, dilaga il nazionalismo. Storici e appassionati sanno di cosa si tratta, del resto lo si legge negli occhi, quel sentimento. Degli sconfitti. Degli arrabbiati.

Mesdames et messieurs: la revanche.

Clicca sulla pagina 2 per leggere il Perù

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