PUST’ LUČŠIJ IZ KOMANDACH POBEDIT – GUIDA AL GIRONE C | GdDF

PERÙ

36 anni. 36 lunghi anni. Immaginate un attimo cosa possano significare. Nel mezzo del cammin di nostra vita, no? Stando a quanto diceva Dante: “i giorni dei nostri anni arrivano a settant’anni”. Quindi 36 anni, in media, rappresentano più della metà di quelli che ci sono concessi. Mi direte: ai tempi del Sommo Poeta. Certo, ora con la medicina moderna riusciamo ad invecchiare anche più a lungo. Tra mille sofferenze e con una ridotta mobilità, ma vabè. Comunque converremmo che 36 restano tantissimi anni. E il Perù, e la sua gente, da 36 anni, non si qualificavano ad un’edizione del mondiale. Tanto per capirci, José Paolo Guerrero Gonzales, el Barbaro, che di questa nazionale è il capitano, il capocannoniere e l’uomo con più presenze (nella rosa attuale, nella storia della Seleccìon è ancora al 7° posto a 44 presenze dal primatista Roberto Palacios) 36 anni fa, non era ancora nato. Sarebbe arrivato due anni dopo, nel 1984.

EL DEPREDADOR – Immaginate. Una vita intera. Un desiderio, quello di giocare a fútbol. Che si realizza. La gioia di arrivare in Nazionale, di diventarne il capocannoniere. L’asticella che si alza, le partecipazioni in Copa America, due terzi posti nelle ultime 3 edizioni. E quel sogno, di partecipare ai mondiali. Di regalare ad un popolo intero una festa che manca da 36 anni. Un’emozione che non conosci neanche tu, che di anni ne hai 34. E poi, un giorno, quando non te lo aspetti, quando va tutto a meraviglia, vedersi tutto quello per cui si è lottato e sudato portato via.

Come un istante può spogliarti di tutto.

Immaginate solo un attimo, al netto delle polemiche e dei moralismi, come si sarà sentito quella notte. Un incubo. Quando ha saputo. Magari da una semplice telefonata. Il cuore che si ferma, la paura di uscire da quella stanza d’albergo. Il Tas di Losanna lo aveva condannato dopo essere risultato positivo alla cocaina in un controllo successivo alla sfida di qualificazione mondiale contro l’Argentina.

Depredador, predatore, lo chiamano anche così. Guerrero non poteva arrendersi in questo modo. Non doveva essere la fine della sua storia. E allora il coraggio di rialzarsi, di metterci la faccia, la voglia di partecipare al Mondiale che hai conquistato insieme ad i tuoi compagni. Di vivere l’apice della carriera per cui hai lavorato tutta una vita. 34 anni. E allora il sostegno del presidente federale della tua nazione, oltre che dai capitani delle avversarie del girone – Francia, Australia e Danimarca – con la richiesta alla Fifa di congelare la squalifica sino alla fine dei mondiali. Poi quella chiamata, 15 giorni prima della gara inaugurale con la Danimarca. La richiesta accolta, Guerrero andrà ai mondiali in Russia con la Seleccìon. Per la sua gente. Come un depredador. Che, sono sicuro, sarà più affamato che mai. E la doppietta all’Arabia nel match amichevole disputato a San Gallo è solo un pequeño entremés.

GUERRERO
Immagine realizzata da Alfredo De Grandis, tutti i diritti sono riservati a “La Gazzetta di Don Flaco”

EL TIGRE Y LOS CACHORROS – Comincia 3 anni fa l’esperienza sulla panchina blanquiroja di Ricardo el tigre Gareca. Ex compagno di reparto di Maradona al Boca, comincia la sua carriera da allenatore nel ’96 nell’Atlético Talleres di Còrdoba. Raggiungerà la piena maturazione tattica alla guida del Velez dal 2009 al 2013, dove vinse il clausura nel 2011 dominando il campionato. L’impronta di gioco sarà la stessa data in questi anni al suo Perù: 4-2-3-1 fatto di grande libertà ai singoli nella fase offensiva e solidità fisica dalla metà campo in giù. Oltre alla rodata coppia ultratrentenne di centrali, risalta la presenza a metà campo di Renato Tapia e Yoshimar Yotu, pochi gol e tanti cartellini nelle rispettive carriere da mediani al Feyenoord e all’Orlando City, che sopperiscono i limiti tecnici con umiltà, ordine e tattica. Va da sé che l’arma del Perù non si può ritenere nascosta nel giro palla e nella creazione di occasioni. E allora dove va ricercata?

LA FOQUITA – Qualche colpo da biliardo, ma mai nulla di fine a sé stesso come la Foquinha Kerlon. 14 gol e 5 assist nell’ultima – strabiliante – stagione che ha portato il Lokomotiv Mosca sul tetto di Russia e in prima fascia nella prossima edizione della Champions League. Jefferson Farfán è l’uomo in più di questa nazionale, e la chiave per comprenderne il modus operandi fatto di entusiastiche ripartenze veloci. Il mix tra tecnica e velocità di Carrillo e Cueva completerà il terzetto offensivo dietro all’unica punta Guerrero.

Foga, passione, entusiasmo, la parvenza di potercela fare. I ragazzi di Gareca arrivano forse nelle migliori condizioni a questo mondiale. Con un filotto di 14 risultati utili tra amichevoli e gare ufficiali e gli illustri scalpi di Croazia, Islanda e Uruguay. Con nulla da perdere e tutta la voglia del mondo di impressionare. Dopo 36 anni. Dopo la tragedia del 1987, quando l’aereo dove viaggiava l’Alianza Lima – forse la miglior fucina di talenti di quegli anni in Perù – si schiantò al largo di Callao impedendo vigliaccamente quel ricambio generazionale che forse avrebbe reso meno lunga quest’attesa.

Por el pueblo, che tanto ha aspettato, che tanto ha sofferto.

Clicca sulla pagina 3 per leggere l’Australia

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