PUST’ LUČŠIJ IZ KOMANDACH POBEDIT – GUIDA AL GIRONE C | GdDF

AUSTRALIA

Quarta fascia nel girone, sicuramente la meno considerata tra le quattro pescate nel gruppo C. Immaginate come possa essere.

Gli ultimi scelti per le partite da ragazzini. Quelli che andavano sempre in porta per guardar giocare gli altri. I non considerati. Per la maggior parte sottovalutati. Ed è quel sentimento che mi piace, quel sentirsi dentro che ogni cosa di buono venga fuori da te venga apprezzato due volte di più. In fondo in ogni cosa c’è del positivo, dipende da come vuoi vederla. E gli australiani hanno già dimostrato di valere qualcosa. Una sola partecipazione – Germania Ovest ’74 – dal 1930 al 2006, poi quattro qualifiche consecutive, confermandosi in pianta stabile tra le 32 partecipanti che ambiscono al globo dorato e luccicante. E quegli ottavi contro di noi – quando ancora la sognavamo, quella fantastica notte del 9 Luglio – nel 2006, terribilmente sofferti e risolti solo dalla freddezza dal dischetto di Totti nel finale.

I Kangaroos ci sono, continuate pure a sottovalutarli. Fate il loro gioco, good on ya.

THE REVENANT – Aveva appena compiuto 18 anni, quando pregò i genitori di portarlo in Inghilterra a giocare a football. Voleva diventare un professionista, e in effetti vi riuscì. Furono anni bellissimi al Millwall. Miglior giocatore in FA Cup, quella finale che valse una storica qualificazione in Coppa Uefa, il titolo di miglior giocatore oceanico dell’anno. Poi il salto di qualità all’Everton, dove in men che non si dica si impose come miglior marcatore e miglior assistman dei Toffees. La qualificazione in Champions League, il suo nome inserito nella prestigiosa lista di calciatori che a fine anno si sarebbero contesi il pallone d’oro. Tim Cahill viveva un sogno. Lui, che aveva puntato tutto su sé stesso. All-in baby.

Poi dal 2012, a 32 anni, la scelta di chiudere la sua storia nella Liverpool blue. Il lungo pellegrinaggio tra MLS e Super League Cinese, fino al ritorno in patria al Melbourne City. Prima eroe, poi ramingo. Con la voglia, a 38 anni – dopo tanto camminare – di riposarsi. Poi qualcosa che scatta, un Mondiale che si avvicina, la voglia di dire ancora la propria. Di dimostrare che hai ancora qualcosa da dire. E un cammino che riprende. A Millwall, dove tutto cominciò, nel più classico dei cicli della vita. Come Hugh Glass, il personaggio che regalò un oscar inseguito per anni a Leonardo Di Caprio. Lasciato moribondo in capo al mondo, aspettando solo una degna sepoltura. Poi qualcosa che scatta, e un cammino che riprende. A 39 anni, per dire ancora la sua. Forever young.

CAHILL
Immagine realizzata da Alfredo De Grandis, tutti i diritti sono riservati a “La Gazzetta di Don Flaco”

UNMOVABLE – Ma i socceroos di Bert van Marwijk non sono solo Tim Cahill. Anzi. Ci sono dei pilastri, delle vere e proprie colonne portanti che danno un’anima alla squadra. Trent Sainsbury lo ricorderete per la goliardica avventura all’Inter di due stagioni fa. In patria è vero e proprio totem della difesa, rigorosamente a tre, che guida come fosse un ufficiale in comando. In mediana il cuore della squadra batte al ritmo del capitano Mile Jedinak, autore di un’emozionante tripletta contro l’Honduras nell’ultimo turno di qualificazione valso il pass per la Russia. In forza all’Aston Villa, con cui ha sfiorato la promozione in Premier nell’ultima stagione, sfumata solo nella finale playoff contro il Fulham. 2 gol, il 75% di passaggi in cassaforte e addirittura 5 duelli aerei vincenti per match. Sfido io, con i suoi 1,88 m. Un gigante al servizio della squadra, della sua nazione. Con il cuore. Fixed.

Altro irrinunciabile, vero e proprio playmaker della squadra, è Aron Mooy. In forza al sorprendente Huddersfield di Wagner in Premier League, è forse l’australiano che gode di maggior prestigio in questo momento, specie dopo l’ottima annata appena trascorsa condita da 3 gol e 4 assist. Se di Jedinak si può dire che sia il cuore della squadra, non possiamo che convenire che il centrocampista scuola Manchester City ne sia il cervello. Giocate lucide e pulite, impressionante capacità di movimento senza palla e di inserimento. Feeling con il gol. Non prendetemi per pazzo, perché quello che sto per fare non vuole essere e non sarà mai un paragone. Odio i paragoni. Premesso ciò, con le dovute proporzioni, il suo modo ordinato di giocare football mi ricorda quello di un mostro sacro come il Cuchu Cambiasso. Boom. L’ho sparata. Non MarioSconcertizzatemi adesso.

Un 3-5-2 di apparente sostanza dietro il quale si cela una vena di estro e fantasia. Vietato sottovalutare l’Australia. Perché ogni cosa di buono che verrà fuori sarà apprezzato due volte di più.

Clicca sulla pagina 4 per leggere la Danimarca

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...