PUST’ LUČŠIJ IZ KOMANDACH POBEDIT – GUIDA AL GIRONE D | GdDF

ISLANDA

di Matteo Albanese

La Cenerentola del Nord ora è chiamata alla conferma. Non c’è più l’effetto sorpresa di due anni fa in Francia, quando lo svedese Lars Lagerbäck riuscì a plasmare una squadra simpatia in grado di complicare la vita a Cristiano Ronaldo, all’Austria e all’Ungheria. La BrExit del pallone, quella inglese, firmata dalle rimesse schema Stoke e colpi di testa assestati da difensori centrali poderosamente somiglianti a indomiti boscaioli delle foreste più infime di Reykjavík, sarebbe venuta dopo, e con lei lo stupore dell’Europa che ha conosciuto questi islandesi solo per caso. Finito l’effetto sorpresa, dicevo, perché i Geyser Sound che allo Stade de France erano stupore oggi sono consuetudine trita e ritrita, perché il 4-4-2 scolastico ma ordinato voluto da Heimir Hallgrímsson oggi è conosciuto da tutti e la stampa in questi due anni ha mitizzato ulteriormente l’icelandic fairytale. E Heimir, 57enne da  Vestmannaeyjar, l’unica isoletta islandese abitabile, non ha fatto mancare filosofeggiamenti: “I have one of the best jobs in the world”. Da quando ha smesso di trapanare denti nel suo studio, la gente è più felice.

A far da contraltare alla gioia per l’approdo in Russia, due problemi non da poco affliggono la nazionale degli Strákarnir okkar, “i nostri ragazzi”. Il primo è quello sopracitato dell’impatto “da prima volta”, quell’emozione che ti carica a pallettoni ma che allo stesso tempo può farti commettere errori che in tre partite secche possono pagarsi a caro prezzo. L’altro, più pragmaticamente, è legato allo stato di forma del talento più luminescente della generazione atterrata a Sochi, sede del ritiro: da tre mesi e mezzo l’ex Swansea oggi all’Everton non gioca una partita ufficiale per via di un infortunio al ginocchio. Sì, la Premier per lui è finita a metà marzo, ma quantomeno ha fatto in tempo a salire sull’aereo. Resta da vedere il suo stato di forma, non le sue qualità: con 19 reti in 57 presenze, a 28 anni, è nel pieno della sua carriera e tutta l’Islanda è pronta per battergli le mani. Tra l’altro Gylfi raccontò la sua vita ai tabloid inglesi che lo guardarono stupefatti: niente alcool, il massimo era qualche scappatella in gelateria e basta.

Hannes Halldórsson è un ex regista convertito a portiere. A 34 anni, col secondo nome eloquente (Thór) s’era appeso in camera da letto una foto della Coppa del mondo per motivarlo a portarci la sua nazione. Ce l’ha fatta, da veterano così come quattro quarti della difesa: il 33enne Birkir Már Sævarsson, unico islandese a vivere in patria, il 35enne Kari Arnason, che s’è laureato in business studies con una tesi sulla corruzione del calcio inglese, e i due 31enni Ragnar Sigurdsson, alias “The Sugar”, e Ari Freyr Skúlason. La Skulasonmania è stata un’effervescente componente dell’anteprima Mondiale, perché ad Ari hanno concesso la cittadinanza onoraria presso il comune italiano di Pieve di Cento.

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A centrocampo si passa per Arnór Ingvi Traustason e Aron Einar Gunnarsson. Il primo è reduce da mesi opachi in Grecia, all’AEK Atene, e ha scelto di rimettersi in gioco in Svezia, al Malmö più vicino alle latitudini da cui proviene. Di lui si festeggia ancora il gol a Euro 2016 contro l’Austria, quello che ha portato agli ottavi l’Islanda. Di Gunnarsson, invece, si ricorda la moglie bodybuilder e una certa propensione a farsi crescere la barba. Aron, oggi 29enne in forza al Cardiff, è però capitano della squadra da quando aveva 23 anni ed è abituato, oltre a dirigere la manovra sul campo coi suoi passaggi, anche ad animare la folla dando inizio al Geyser Sound.

Così, mentre a centrocampo è presente pure una buona dose di Serie A presente e passata (Emil Hallfredsson, che importa vino rosso direttamente dalla Valpolicella, e il vichingo Birkir Bjarnason), le sorprese provengono dall’attacco. Heimir Hallgrímsson non s’è fatto infatti problemi a tagliare Kolbeinn Sigþórsson, 28enne che al Nantes con Ranieri non ha giocato perdendo il posto (sebbene il gol del 1-2 contro l’Inghilterra il 27 giugno 2016), a favore del 20enne enfant prodige Albert Gudmundsson. Bisnipote del primo calciatore islandese professionista, già 3 centri in 5 presenze per la stellina del PSV e suo padre si chiama Gummi Ben e in patria è molto famoso. Il motivo? Lo trovate in rete, sono i commenti molto caldi ed entusiasti alle eroiche gesta dei connazionali in Francia a Euro 2016. Accando a Gudmundsson per il resto restano confermati il 29enne Alfred Finnbogason dell’Augsburg e Jón Dadi Bödvarsson, 26enne del Reading che in patria si prodiga per fornire materiale da calcio ai bambini che non possono permetterselo. C’è anche spazio per la beneficienza nella favola islandese. E pensate che il quarto attaccante, il 27enne Björn Bergmann Sigurdarson del Rostov, manco avrebbe voluto esser convocato in nazionale.

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