PUST’ LUČŠIJ IZ KOMANDACH POBEDIT – GUIDA AL GIRONE F | GdDF

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Grafica realizzata da Alessio Giannone per “La Gazzetta di Don Flaco”

Girone F

Germania – Svezia – Messico – Corea del Sud

A cura di Matteo Albanese

Mentre la metà della nazionale tedesca riposava, l’altra metà vinceva la Confederations Cup di Russia l’estate scorsa. Sembra una barzelletta, ma lo strapotere germanico in fatto di calcio si misura anche dai risultati (pazzeschi) ottenuti dalla scuola teutonica negli ultimi anni. Sono i weltmeister, campioni del mondo in carica, quelli che un anno fa non festeggiavano solo la ConfCup ma anche l’Europeo Under21 strappato alla golden generation della Rojita iberica. Innegabile, sono i favoriti per la vittoria finale al Luzniki. A far loro compagnia, in uno dei raggruppamenti certamente più intriganti della manifestazione russa, due potenziali nazionali sorpresa come Svezia e Messico e, dulcis in fundo, la mina Corea del Sud, in perenne attesa di detonazione.

GERMANIA

L’esclusione di Leroy Sané ha certamente influenzato le scelte di Loew: i detrattori del cittì tedesco non hanno perso tempo per rinfacciargli la decisione (a loro dire, avventata) di non portare il miglior calciatore per difetto dell’ultima Premier League a Mosca. E non è solo perché l’ex Schalke 04 ha vinto il titolo in Inghilterra sotto la sapiente guida di Pep Guardiola, e con un margine di 19 punti sui cugini dello United, toccando complessivamente 100 punti, quanto invece per chi è entrato nella definitiva lista dei ventitré. Spostando la questione su un altro piano, siamo davvero certi che Sané sia meglio di Julian Brandt, ad esempio?

Le 10 reti e 15 assist di Leroy gridano vendetta, al netto di un gruppo che potrebbe patire la mancanza di leader. Rispetto al Brasile mancano tre assi portanti della Die Mannschaft quali Philipp Lahm, Per Mertesacker, Bastian Schweinsteiger e Miroslav Klose. La nuova guardia sforna anche talenti cristallini, ma la loro effettiva maturazione sarà da valutare in una competizione per molti versi esaustiva come il Mondiale: Marvin Plattenhardt, Leon Goretzka e Timo Werner saranno all’altezza delle aspettative che convergono sulle loro (esili) spalle? E ancora, Sebastian Rudy riuscirà a stabilire la sua forza a centrocampo? Mario Gomez potrà mostrare di aver recepito la lezione dell’omonimo Götze catalizzando energie che non servano solo a un gol per la storia ma che possano dilatarsi per tutto lo spettro della kermesse russa? Tutte domande dall’apparente insoluta posizione. Dilemmi che verranno smaltiti dal 4-2-3-1 solido e compatto, manco fosse acciaio uscito dalla Ruhr.

In porta c’è Neuer, mezza novità, ma comunque Loew avrebbe dormito sonni tranquilli sapendo di ter Stegen e Trapp, due che in molte nazionali del globo sarebbero certamente indiscussi titolari. Neuer, al terz Mondiale, arriva da capitano e con un piccolo punto interrogativo circa le sue condizioni fisiche. Ha raccontato di brutti periodi per via della frattura della caviglia che ne ha messo a repentaglio la presenza a Mosca, poi però, per la felicità di tutti (escluso ter Stegen, parso amareggiato dall’effimera illusione dei guanti da titolare) eccolo qui: “La Germania ha fame”.

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C’è da credergli, e non solo per la mole di talento che lo circonda. In difesa la coppia formata da Jerome Boateng e Mats Hummels è rodata da due stagioni trascorse insieme, e più genericamente parlando non ha nulla da invidiare ai reparti delle altre favorite. Saranno decisive in questo contesto le scorribande di Joshua Kimmich sulla destra (“Non ho mai voluto essere un clone di Lahm” ha detto a proposito) e Jonas Hector a sinistra, magra consolazione di un Colonia retrocesso dalla Bundesliga. Tuttavia, se in difesa non mancano le individualità, resta da sottolineare l’incredibile quantità a centrocampo: Mesut Özil e Toni Kroos dettano i tempi (170 presenze e 35 reti in due, quasi equamente divise) e intorno a loro c’è la possanza. I muscoli di Khedira saranno fondamentali, così come la grinta di Ilkay Gundogan: proprio lui, in una partita del suo City col Chelsea a marzo, mise a segno un record assurdamente folle. Su 174 passaggi effettuati, il 96% andò a destinazione.

Un paragrafo a parte lo merita l’attacco, dove come detto ci sarà da convivere con l’assenza di Leroy Sané: Timo Werner, Thomas Muller e Mario Gomez. Il primo resta la stellina da coccolare, da mettere a proprio agio evitando rumori forti (contro il Beşiktaş abbandonò il campo anzitempo perché infastidito dall’eccessivo calore del pubblico della Vodafone Arena). In Germania però ci si ricorda di lui anche per via di un’eclatante simulazione nel 2016 in cui il suo Red Bull Lipsia affrontava lo Schalke 04. Da allora, per tutti, Timo è anche Der Falsch-Flieger, “il falso aviatore”, proprio a indicare la sua spiccata propensione alla farsa e alla finzione. Ciononostante, resta il più giovane calciatore ad aver toccato le 100 e 150 presenze in Bundesliga, potendo vantare nel contempo un mirabolante score di 8 reti in 14 partite con la nazionale tedesca.

L’altro profilo del reparto che intriga è quello di Thomas Muller, nato ala destra e convertito falso nueve in più di un’occasione. Il suo stile di gioco un po’ sporco e imperfetto, non da centravanti classico, in Baviera ha scomodato una definizione data ad hoc: “Ich bin ein Raumdeuter“, dunque “io sono uno che interpreta lo spazio”. A impreziosire queste dichiarazioni, la cattiveria agonistica nelle Coppe del Mondo: in Sudafrica nel 2010 segnò cinque reti, in Brasile quattro anni dopo si laureò campione e ne mise a referto altrettante. Se continua così, inutile dirlo, può battere presto il record del connazionale Miroslav Klose…

Clicca sulla pagina 2 per leggere la Svezia

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